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Posts Tagged ‘elezione Presidente della Repubblica’

“Avevo altri piani, ma se serve ci sono”. 

In questa dichiarazione c’è tutto il profondo senso dello Stato e delle istituzioni, nonché di responsabilità, di Sergio Mattarella. Rieletto infine Presidente della Repubblica Italiana con ben 759 voti dopo una tormentata settimana di tentativi parlamentari di vario tipo. Spallate, salti nel buio, giri a vuoto, bruciando nomi, anche istituzionali, quasi si trattasse di un gioco da tavolo. Col rischio di minare sempre più l’edificio democratico del Paese. Quindi l’unica carta spendibile è stata infine il Mattarella bis, nonostante il “prescelto”, già scelto, avesse detto in ogni modo della sua indisponibilità, per questioni personali e per rispetto del dettato costituzionale.

Ma al momento della chiamata da parte della quasi totalità del Parlamento non si è tirato indietro, assumendo su di sé il gravoso compito. Di questo non si può che ringraziarlo.

Le sue prime parole, dopo l’ufficialità della rielezione, sono state proprio intorno alla “responsabilità” e al “rispetto”: “I giorni difficili trascorsi per l’elezione alla Presidenza della Repubblica nel corso della grave emergenza che stiamo tuttora attraversando – sul versante sanitario, su quello economico, su quello sociale – richiamano al senso di responsabilità e al rispetto delle decisioni del Parlamento. Queste condizioni impongono di non sottrarsi ai doveri cui si è chiamati – e, naturalmente, devono prevalere su altre considerazioni e su prospettive personali differenti – con l’impegno di interpretare le attese e le speranze dei nostri concittadini“.

E ora? Tutto riprende come prima? Non proprio, perché in tale circostanza l’attuale sistema partitico italiano ha disvelato fragilità e divisioni, con cui sarà necessario fare i conti al più presto.

Nel frattempo però auguri di buon lavoro al Presidente Mattarella.

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mattarella

Con un numero di voti più ampio del previsto, 665 sui 505 del quorum, il giurista palermitano Sergio Mattarella è il 12° Presidente della Repubblica Italiana.

Unanime il giudizio sulla persona, di altissimo profilo e rigore, uomo delle istituzioni e garante della Costituzione, ma anche sul suo cursus honorum, già ministro negli anni ’90 e dal 2011 giudice costituzionale. Il suo imprimatur è stato posto sulla legge elettorale che porta il suo nome, Mattarellum, e su quella di riforma delle Forze Armate che abolì il servizio obbligatorio di leva. Restano famose le sue dimissioni da ministro per protesta contro la legge Mammì pro-Berlusconi e la sua definizione “un incubo irrazionale” l’ipotesi che Forza Italia potesse essere accolta nel Partito Popolare Europeo. Era stato però un evento privato, l’uccisione di mafia nel 1980 di suo fratello Piersanti, allora Presidente della Sicilia, a farlo entrare sulla scena politica pubblica, costringendolo a mettere da parte il suo ruolo da studioso. Ora un nuovo ruolo, quello istituzionalmente più alto.

Ma in questi giorni di elezione è stato paradigmatico, a livello di strategia politica, il “machiavellismo” sotteso ai “giochi”, “scarti” e “accordi” che i “mossieri” hanno compiuto per le proprie “contrade”. Come per il Palio, è il cavallo che entra per primo a segnare il passo degli altri. La prima, e unica, mossa a sorpresa, la fa il premier fiorentino, un nome secco e irrinunciabile, per ricompattare i suoi. La sinistra così si ritrova unita, col “tradito” Nazareno a fare solo più da sfondo. E gli altri, spiazzati, non possono che scegliere l’astensione o la salita sul “grande carro”. Il Ministro degli Interni, poi, a non votare il Presidente rischia un unicum istituzionale, aprendo un possibile vulnus, alias l’apertura di una crisi di governo. Così tutto rientra e Sergio Mattarella diventa il Presidente in pectore. E forse a breve, la Storia insegna, “risorge” anche il Nazareno. Tutto che sembra cambiare, affinché nulla in realtà cambi.

Ma oggi è il giorno di Sergio Mattarella: giurista, politico. E da oggi 12° Presidente della Repubblica Italiana.

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Per la prima volta nella storia repubblicana del nostro Paese un Presidente della Repubblica succede a se stesso.

Giorgio Napolitano infatti, dopo essere stato l’11° Presidente, diventa il 12°. Peraltro con una maggioranza davvero ampia, quasi un plebiscito, 738 voti su 997 votanti dei 1007 aventi diritto, divenendo così il primo Presidente della Repubblica ad essere eletto per un secondo mandato.

Oltre i numeri, che in democrazia sono fondamentali, gli scenari prossimi sono alquanto univoci: governo di larghe intese.

Risultato dell’operazione: Partito Democratico in macerie, Grillo intransigente e ormai isolato, Berlusconi autentico caimano che sopravvive e vince su tutti gli altri. Preparando la propria prossima salita, questa volta non più futuribile, al Colle.

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Non ho più parole. Che ci sia una frantumazione non solo partitica ma anche istituzionale è lapalissiano.

Sembra che persino la più alta carica dello Stato sia ormai sfregiata.

Il malessere è palese nel Partito Democratico, ormai diviso tra la vecchia struttura e i giovani turchi e rottamatori.

La mia domanda a tal punto di rottura è: perché la sinistra non vota Stefano Rodotà?

La cessione a Grillo sarebbe solo apparente. Si farebbe in realtà un regalo all’Italia. E a tutti noi.

 

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