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Posts Tagged ‘Downton Abbey’

Un regalo atteso e assai gradito per i cultori della materia.

Perché ritrovi le atmosfere, i personaggi, le stanze, i pensieri che hai amato nella serie televisiva britannica ambientata nello Yorkshire durante il regno di Giorgio V. Anche se.

Anche se è assente del tutto l’intreccio, ora giallo ora rosa, che ha reso “Downton Abbey” un vero oggetto di culto. E le relazioni, prezioso tessuto di trama della famiglia Crawley e dei loro domestici, sono nel film appena accennate. Quindi incomprensibili ai non “addetti ai lavori”, che possono al più godere di un bell’affresco d’epoca.

A noi orfani della serie vincitrice di tre Golden Globe e quindici Emmy, il film rischia di farci rimpiangere i colpi di fioretto che venivano continuamente tramati nell’ombra. Sia nei piani alti che in quelli bassi. Ricordandoci che l’Uomo è, ben oltre il suo stato sociale.

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Copertina e titolo mi sono apparsi immediatamente un abito su misura per me.

Il passo successivo è stato razionale. Seppur con una traccia subliminale che riguardava la biografia dell’autrice, Elisabeth Jane Howard, che per figlio acquisito ebbe lo scrittore Martin Amis.

La saga dei Cazalet, la famiglia protagonista di ben cinque romanzi a partire dagli anni Trenta, mi attirava soprattutto per le atmosfere anglosassoni alla “Downton Abbey”.

L’incanto però è stata la scrittura, ovvero la capacità di far respirare al lettore i protagonisti, e non solo quelli adulti. Una penna felice descrive con raffinata maestria la generazione dei piccoli di casa, facendoti ricordare in modo lucido e chiaro i pensieri e i tormenti di quando ci si affaccia alla vita: un gatto perduto, una varicella inopportuna, un’amicizia tradita.

E la guerra che incombe. Per tutti. Soprattutto per i grandi. Che cercano, tra l’acquisto di un vestito sospirato, i sotterfugi di una relazione clandestina, la potatura distensiva delle rose, di dimenticare la fragilità della vita.

Tale non solo in quegli anni lontani.

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Non so voi, ma io adoro, I love, la serie televisiva “Downton Abbey“.

Mi sono interrogata sul perché. Sicuramente la mia anglofilia gioca la sua parte. E l’ottima recitazione insieme all’ambientazione d’effetto fanno il resto. Però ho capito che io amo actually quei modi di rivolgersi gli uni agli altri. Con i quali, anche ai cosiddetti “piani bassi”, si era soliti comunicare, ovvero senza la truce volgarità di questi tempi barbari. In cui ad ogni parola si intercala una scurrilità, ormai sdoganata ovunque.

Ecco perché mi piace “aggirarmi” per quella dimora, origliando i loro discorsi. In punta di piedi, per non disturbare neppure la cucina in cui si serve, anche lì in maniera impeccabile, una tazza di tè. English, of course.

Ps: la colonna sonora è la ciliegina su questa sontuosa cake

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