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Posts Tagged ‘Dio’

Renato Guttuso, “La Crocifissione”, dettaglio – 1942

Elì, Elì, lamà sabactàni?” –  “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Matteo 27,46)

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Quando persino il segno umano di Dio in terra mostra la sua fragilità…

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ToSp15

Mi è piaciuto alquanto il titolo scelto quest’anno per “Torino Spiritualità”: “L’impasto umano – Fatti di terra guardiamo le stelle”. L’Adam, l’uomo, il terrestre è tratto appunto dalla terra ma plasmato a somiglianza di Dio.

Ben ha colto e sciolto ciò Enzo Bianchi, Priore della Comunità di Bose, commentando il salmo 8: “Eppure l’hai fatto poco meno di un Dio“, in cui il salmista rivolgendosi a Dio si riferisce sì all’uomo nato dall’adama, la terra limosa del Medio Oriente, ma considerato da Dio suo luogotenente nella creazione.

Bianchi stimola la riflessione su tre cardini: la Terra quale matrice e madre dell’uomo, per cui lo stesso deve esserne responsabile; la donna creata dopo l’uomo quale “aiuto contro di lui“, da cui il patimento della ferita della differenza ma anche il suo arricchimento; lo sguardo da rivolgere all’altro da sé, facendo a lui posto.

E il pensiero corre subito alle violenze perpetrate nei confronti dell’ambiente, della donna e dello straniero.

Con la necessità di ricordarsi e farsi “responsabili“.

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La protagonista è stata la Poesia.

Roberto Benigni ne è stato l’interprete. Incantato e incantatore. Nel trasmetterci la passione per la Parola di tanto Autore.

Tra i diversi vocaboli sottolineati nel racconto i miei preferiti sono stati “libertà” e “silenzio”. Autentici archetipi di “umanità”.

Forse perché intimamente intrecciati col “cammino” e la “riflessione”.

Ma la Poesia nasce così.  …”e tu puoi contribuire con un tuo verso” (Walt Whitman).

Ps: nel frattempo, mentre ripassavamo le Tavole della Legge, in una scuola pakistana un manipolo di talebani ignobilmente le violava.

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Auguri a Brigitte Bardot, icona di sensualità e bellezza descritta con abile maestria ed incondizionato amore dal regista Roger Vadim, suo mentore e primo marito, in quel film Et Dieu… créa la femme che scomodò la divinità per giustificare un simile dono per la Terra.

Se ci soffermiamo sull’operato di un tale Dio non si può che pensarlo un Dio Estetico, quindi ingiusto. Ovvero non etico.

Poi però, colpo di mano e di scena, improvvisamente B.B. lascia il mondo di celluloide per entrare, restandoci, in quello animale, divenendo fattivamente paladina di quel regno.

E’ allora, in quel gesto della donna Brigitte Bardot, che consegna i panni dell’icona sexy ai posteri, che possiamo scorgere il Segno di un Dio che è anche e sempre, coi tempi Suoi si intende, Etico.

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Mi rammarico, molto, per la “partenza” di questo uomo di Dio, uomo del dialogo, a cui alla fine la parola è venuta a mancare.

Carlo Maria Martini, biblista di fama mondiale, ha indagato a lungo il Mistero, intorno a cui le esistenze di tutti noi in qualche modo si interrogano. Tanto da essere restìo alla nomina a vescovo di Milano, rendendo poi il suo servizio in senso pieno, dal colloquio coi giovani alla presenza nelle periferie, fino a ricevere le armi delle Brigate Rosse in arcivescovado per tentare una mediazione negli anni della lotta armata.

Forse l’esperimento più di “confine” fu la “Cattedra dei non credenti”, una serie di incontri a tema ai quali il cardinale invitò esponenti sia credenti che non credenti, per dare voce, su varie tematiche, ad entrambe le posizioni. “Un grande guardiano di confine“, come ebbe a definirlo Paolo Mieli.

Il suo desiderio era però vivere in Terrasanta, in quella Gerusalemme culla di dialoghi possibili, oltre che di scontri quotidiani. E in parte ci riuscì, negli anni del ritiro e della meditazione, fino a quando la malattia lo costrinse al ritorno.

Nel suo ultimo libro, “Sto alla porta”, ha indagato il rapporto tra noi e il tempo: “La parola “Non ho tempo” la diciamo e l’ascoltiamo così spesso che ci pare come un condensato dell’esperienza comune. Noi abbiamo un’acuta percezione della sproposizione tra il tempo che abbiamo e le sempre più numerose opportunità a nostra disposizione, e insieme le molteplici scadenze, urgenze, attese che ci incalzano. Ma se potessimo dilatare a dismisura il nostro tempo, se potessimo avere, come talora ci capita di desiderare, una giornata di quarantotto ore invece di ventiquattro, la nostra inquietudine si placherebbe? Certo, riusciremo a fare molte più cose (almeno lo pensiamo). È però questo ciò di cui abbiamo bisogno? Non credo. L’ansia che ci prende al pensiero dello scorrere del tempo non dipende dal numero delle ore che abbiamo a disposizione.

Questo il valore che ci lascia, l’apertura all’ascolto. Dell’altro. E dell’Altro.

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