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Posts Tagged ‘democrazia’

Elegante sempre Sidney Poitier, nei modi e nelle parole, sul set ma anche nelle sue battaglie per i diritti degli afroamericani. Quella classe innata che non gli fece mai alzare i toni, perché non sarebbe stato affatto utile, come raccontò nella sua autobiografia “La misura di un uomo”: «Ho imparato a trasformare la mia rabbia in qualcosa di positivo, altrimenti mi avrebbe distrutto».

Il successo arrivò proprio affrontando quelle spinose tematiche di segregazione razziale che il mondo aveva iniziato a conoscere con il “sogno” di Martin Luther King. Così Sidney Poitier divenne il primo attore protagonista afroamericano ad ottenere il premio Oscar nel 1964 per l’interpretazione nel film “I gigli del campo”. Ma i ruoli più famosi saranno quelli di Virgil Tibbs ne “La calda notte dell’ispettore Tibbs” e di Warren Stantin in “Sulle tracce dell’assassino”.

Anche se sarà il personaggio di John Prentice in “Indovina chi viene a cena”, forse la cena più famosa della storia del cinema, a rimanere impresso. Poitier in questo film appare, non solo scenicamente, come un corpo estraneo, seppur dirompente nella sua chiarezza d’intenti. Infatti la famiglia borghese che deve accoglierlo era gruppo coeso anche nella realtà: Spencer Tracy e Katharine Hepburn erano sentimentalmente legati, e Katharine Houghton, la figlia cinematografica della coppia, era la nipote della Hepburn. Ciò nonostante, e a fronte di due mostri sacri del cinema, Sidney Poitier risulta essere, nella sua elegante e caparbia capacità attorale, il nuovo che avanza. Democratico e giusto.

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Alla luce di quanto avvenuto in questa tornata elettorale amministrative, con il dato significativo e purtroppo storico della scarsa affluenza, c’è da chiedersi perché le continue lamentazioni sulla mancanza di libertà non siano seguite da concrete azioni volte al cambiamento. E in democrazia l’espressione di ciò avviene col voto.

Torna così in mente il testo illuminato di Giorgio Gaber, “Libertà è partecipazione”:

Vorrei essere libero come un uomo
Come l’uomo più evoluto
Che si innalza con la propria intelligenza
E che sfida la natura
Con la forza incontrastata della scienza
Con addosso l’entusiasmo
Di spaziare senza limiti nel cosmo
E convinto che la forza del pensiero
Sia la sola libertà
La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche un gesto o un’invenzione
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione“.

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I talebani, senza incontrare resistenza alcuna, sono nuovamente a Kabul. Al potere, col loro oscurantismo. E l’orologio per l’Afghanistan torna indietro di vent’anni, e anche più. Perché l’Occidente, cioè tutti noi del blocco Nato, ha illuso quel Paese e i suoi abitanti che un altro modo di vivere fosse possibile. Soprattutto per le donne afghane.

Laleh Osmany e Tahmina Arian, attiviste per i diritti delle donne in Afghanistan e capofila del movimento #whereismyname, hanno lavorato per consegnare un nome e un’identità a quelle donne: “In Afghanistan c’è una tradizione che proibisce di chiamare in pubblico le donne con il loro nome, è considerato peccato. […] Il nome delle donne afghane non compare nemmeno nei loro documenti, nel certificato di nascita, nelle prescrizioni del medico, negli inviti di matrimonio, nei certificati di nascita dei bambini o anche nel certificato di morte e nella pietra del cimitero. […] D’ora in poi, i nomi delle madri verranno stampati accanto al nome dei padri”, raccontava qualche anno fa Tahmina Arian.

Finalmente per le ragazze afghane era possibile essere identificate col proprio nome (senza essere la figlia o la moglie di qualcuno), col proprio volto (senza la buia e umiliante prigione del burqa), e con un percorso di studi che aprisse alla conoscenza e al mondo, cioè alla vita.

Ora tutto si fa oscuro in Afghanistan. Ma per le donne afghane la notte scende di più. Completamente nera.

Shamsia Hassani, prima street artist donna di Kabul

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Nuotano in banchi molto fitti ma disciplinati le sardine. Quel rapido muoversi in aggregazione compatta mi ha sempre affascinato. E quando sott’acqua le incontro, un’argentea nuvola policroma, per me è sempre meraviglia.

L’umano “movimento delle sardine” mostra la stessa caratteristica affiliativa del loro corrispettivo ittico. In forma di flash mob si riuniscono in piazza, è già successo a Bologna e Modena e altre città si preparano, manifestando senza bandiere politiche la loro lontananza da popularismi, razzismi, volgarismi. Insomma dalle forme barbare che sembra prediligere il nostro tempo.

Cosa possono diventare? Chissà. Per ora nuotano in mare aperto a frotte, nel nome di valori civili condivisi. Affinché quei valori fondanti della nostra civiltà non siano travolti dalle urla smodate di alcune sirene.

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Cosa ti è successo, cara Inghilterra?

Eri la Terra della Democrazia per antonomasia. Apertura e accoglienza. Incontro e possibilità.

Si approdava sulle tue coste, non così perfida Albione, per imparare la lingua lavando qualche piatto e servendo ai tavoli.

E ora tu, tanto democratica, chiudi le frontiere agli europei, facendo i distinguo su quali lavoratori saranno da te bene accolti. Ovviamente solo quelli altamente specializzati.

Congratulations! Io non ti riconosco. Per questo mi piaci molto meno. Un autentico peccato.

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Ancora. Un nuovo attacco. Un’altra ferita.

Questa volta al cuore di Londra. A quel Parlamento che pulsa democrazia per tutti. Un simbolo potente. Di istituzioni, leggi, uguaglianza, confronto.

Lo sfregio umano e immaginifico a Westminster colpisce tutti noi. Ma non solo da europei. Ancor più ci ferisce da cittadini del mondo.

Memori di quanto diceva sir Winston Churchill, vicino alla cui statua é avvenuto l’attacco: “Fanatico é colui che non può cambiare idea e non intende cambiare argomento.

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Risultati immagini per tina anselmi

Non si governa nell’interesse di pochi ma di molti“, sosteneva Pericle.

Pensiero che può essere associato anche a Tina Anselmi, recentemente scomparsa. Staffetta partigiana, prima donna ministro in Italia, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia massonica P2 di Licio Gelli. Ma soprattutto politica nel senso antico del termine, “amministratore della comunità per il bene di tutti“.

Che lontananza siderale dai nuovi politici. O meglio, politicanti.

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Il dato politico che emerge e su cui riflettere dopo il primo turno delle amministrative è che un numero sempre più esiguo di cittadini esercita il diritto di voto, cioè di esprimersi.

Al di là del palese comportamento non-sense di chi non va a votare, vuoi per protesta, vuoi per disinteresse, vuoi per ignoranza, vuoi per vacanza, vero è che tale tendenza nel nostro Paese è in incremento, allineandoci peraltro alle altre democrazie europee.

Curioso però che, soprattutto nell’atto politico più attivo e concreto, quello amministrativo, si scelga di non dire la propria, anche fosse in negativo alla Montale o turandosi il naso alla Montanelli.

Triste poi il silenzio di espressione dopo averlo conquistato con lacrime e sangue. Ma tanto è. Come dice il Poeta, “s’ei piace, ei lice”.

Però basta lamentazioni da parte degli astensionisti. Persino Geremia sa quando tacere.

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statue

Bizzarra e inspiegabile la scelta del protocollo di Palazzo Chigi di coprire le statue dei Musei Capitolini in occasione della visita di Stato del Presidente iraniano Hassan Rohani.

Si è detto per non offendere la sensibilità iraniana. E che dire di quella non solo italiana ma dell’umanità intera nei confronti del nascondimento di capolavori dell’arte universale?

Se la Grande Bellezza va nascosta anche nei Paesi Democratici, oltre che distrutta in altri per barbare “ideologie”, allora un nuovo evo oscurantista è davvero cominciato. Un Medioevo non solo amante del buio ma anche del brutto.

Con una sottrazione di estetica che entra nel territorio dell’etica.

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repubblica

Molti italiani pensano che il 2 giugno sia semplicemente un giorno di festa. Il perché, un dettaglio. Ricordi lontani di scuola, a volte di storia.

Il 2 giugno celebra la nascita della nazione Italia, perché proprio il 2 giugno, 1946, l’esito del referendum istituzionale indetto per esprimersi sulla forma di governo, monarchia o repubblica, da dare al Paese dopo la caduta del fascismo, vide la vittoria di coloro che votarono a favore della repubblica, esiliando così i monarchi di casa Savoia.

La parola in sé, “Repubblica”, è profondamente etica. Perché che la stessa sia “cosa di tutti” è alta democrazia. Ma ad una condizione, che moralmente ineccepibili siano coloro che hanno quella “cosa di tutti” da amministrare.

Ma questa è un’altra storia. Non più etimologica.

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