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Posts Tagged ‘cucina’

Chef Bourdain mi ha introdotto al culto del viaggio culinario, quello che permette di camminare, in punta di gusto, nella cultura di un luogo, insieme alla sua storia e alle sue usanze.

Ricordo la prima volta che sfogliai, e poi divorai, il suo “Kitchen Confidential”. Confidenze, appunto, intorno alla sua idea di cucina: gli attrezzi indispensabili, il cibo da non ordinare mai al ristorante, la mise-en-place standard, le padelle sul fuoco, i segreti succulenti di New York e quelli di Tokyo. E la sua idea di vita: “‘Kitchen Confidential’ – diceva nel 2011 – è arrivato quando stavo ancora seduto vicino a una friggitrice e dopo undici anni sento ancora l’odore del piano cottura e della piastra, che ancora dà forma al modo in cui vivo la mia vita“.

Merci Chef.

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A cento anni dalla sua morte, avvenuta il 9 agosto 1916, la lezione di Guido Gozzano resta quella di una profonda intuizione sulla natura umana: “Quei ‘cosi / con due gambe’ che fanno tanta pena”.

Ripenso alla tenerezza antica della sua Signorina Felicita, una “beltà fiamminga” pur “priva di lusinga”, “efelidi leggiere” tra “iridi sincere”, e intorno alla cucina quegli odori “di basilico, d’aglio e di cedrina”.

E l’ironia lieve del Poeta nel raccontare a questa donna la sua necessità di partire: “viaggio per fuggire altro viaggio…”.

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comet-renee-frying-chicken-in-beer

Non è solo la carne in cucina a diventare flambant.

A volte succede di diventare “fiammeggianti”, e non tra i fornelli.

Ma come accade in prossimità delle fiamme, per flambare è necessaria la presenza di liquido alcolico.

E tutti noi abbiamo fatto esperienza di “situazioni alcoliche” che scatenano il nostro essere flambant.

Rendendoci, alla toscana, assai “fumantini”…

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focaccia di recco

E’ scandalosamente buona. In poche parole e pochi ingredienti.

Focaccia e stracchino si abbracciano a dismisura.

In un matrimonio perfettamente riuscito.

Forse perché respira profumo di mare.

Con la ridente Recco, testimone a vigilare.

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“La cucina è una bricconcella; spesso e volentieri fa disperare, ma dà anche piacere, perché quelle volte che riuscite o che avete superata una difficoltà, provate compiacimento e cantate vittoria.

Diffidate dei libri che trattano di quest’arte; sono la maggior parte fallaci o incomprensibili, specialmente quelli italiani; meno peggio i francesi; al più al più tanto dagli uni che dagli altri, potrete attingere qualche nozione utile quando l’arte la conoscete.

Se non si ha la pretesa di diventare un cuoco di baldacchino, non credo sia necessario, per riuscire, di nascere con una cazzeruola in capo; basta la passione, molta attenzione e l’avvezzarsi precisi: poi scegliete sempre per materia prima roba della più fine, ché questa vi farà figurare.”

“La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” di Pellegrino Artusi

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“Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina.

Non importa dove si trova, com’è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano.

Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire.

Mi piacciono col pavimento disseminato di pezzettini di verdura, così sporche che la suola delle pantofole diventa subito nera, e grandi, di una grandezza esagerata. Con un frigo enorme pieno di provviste che basterebbero tranquillamente per un intero inverno, un frigo imponente, al cui grande sportello metallico potermi appoggiare. E se per caso alzo gli occhi dal fornello schizzato di grasso o dai coltelli un po’ arrugginiti, fuori le stelle che splendono tristi.

Siamo rimaste solo io e la cucina. Mi sembra un po’ meglio che pensare che sono rimasta proprio sola.”

“Kitchen” di Banana Yoshimoto

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