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Posts Tagged ‘Costituzione’

Fortunato Depero, “Tornio e telaio” – 1949

Un lavoro da avere, per dignità e sostentamento. Un diritto dell’uomo.

Un lavoro a cui non soccombere per condizioni e sicurezza. Un dovere dello Stato.

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Resistenza, Libertà, Costituzione.

Tre parole cui rendere omaggio, ricordando.

Perché la Resistenza, come scriveva Beppe Fenoglio ne “Il partigiano Johnny”, è un’esperienza “assoluta“, che trascende il tempo. Quando Johnny guardò per l’ultima volta il viso del partigiano Tito, “ci vide un sigillo di eternità, come fosse un greco ucciso dai Persiani due millenni avanti“.

Perché la Libertà, nelle parole di Piero Calamandrei intimandoci a ricordare, “è come l’aria: ci si accorge quanto vale quando comincia a mancare”.

Perché la Costituzione, come sottolineava Sandro Pertini, “è un buon documento, ma spetta ancora a noi fare in modo che certi articoli non rimangano lettera morta, inchiostro sulla carta. In questo senso la Resistenza continua.”

Ecco perché il 25 aprile è data costitutiva per noi italiani. Da tenere impressa e stretta. A monito.

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Il nome di David Sassoli quale prossimo Presidente della Repubblica Italiana girava da tempo, seppur sottotraccia, negli ambienti politici. Poi un destino crudele ha preso il sopravvento sul prosieguo di un cammino istituzionale già alto e specchiato.

Si è detto comunque che di tale levatura, come il compianto David Sassoli o l’ottimo Sergio Mattarella, debba essere chi incarna il ruolo del Presidente: senso e rispetto delle istituzioni, integrità morale, etica comportamentale, onestà intellettuale, rigore nelle scelte, difesa della Costituzione, apertura alle diverse posizioni politiche, attenzione agli svantaggiati. E un percorso di vita che racconti tutto ciò. Questa la figura, alias caratura, che ci si aspetta da un Presidente della Repubblica.

Quindi la possibilità di ascesa di Silvio Berlusconi a tale ruolo sembrava nulla più che una boutade. Solo pensarlo prossimo capo del Csm sembra una distopia, dato il suo cursus honorum. Eppure…

Eppure lui ci crede, il centrodestra compatto (o supino?) lo candida, l’operazione “scoiattolo” per acquisire voti a suo favore, già partita da tempo, continua imperterrita. E la possibilità di vederlo assurgere al Colle si fa, incredibilmente, più concreta.

Col rischio che la “figura” del prossimo Presidente della Repubblica assuma, tristemente, un altro significato. Anche perché scorrendo l’elenco delle caratteristiche richieste a tale ruolo si fatica a trovarne piena corrispondenza. Eppure…

Eppure che anche solo la possibilità sia “in campo” racconta di un tempo davvero strano, distopico e poco luminoso.

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La Repubblica Italiana nasceva 75 anni fa.

La Costituzione l’ha resa indubbiamente bella. Le imperfezioni si sono però rese evidenti fin da subito nel suo tessuto endemico, dalla corruzione alla mafia, dalla scarsa cura intorno ad ambiente ed infrastrutture alla insufficiente attenzione verso le aree e le persone più fragili del Paese.

Continuare a ricercare un senso comune, insito nella parola stessa “repubblica”, porgendolo alle generazioni future, questo dovrebbe essere il dovere etico di ciascuno. Ancora, purtroppo, poco endemico.

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Renato Guttuso, “Contadini al lavoro” – 1950

Un equilibrio instabile quello tra salute e lavoro, due beni primari. Trait d’union la sicurezza.

Rifletterci tutti, durante un Primo Maggio particolarissimo, sarebbe bene. Farlo magari Costituzione alla mano sarebbe ancora meglio.

Si eviterebbe così di invocare di continuo aperture lavorative differenziate per regione. Dimenticandoci dell’articolo 16 che nella sua prima parte recita: “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza.”

“In via generale” appunto, considerando l’interezza del territorio nazionale. Fatta salva l’istituzione di nuove zone rosse, che limiterebbe in tali aree l’avvio della cosiddetta Fase 2.

E nel frattempo la terra, che per ora continua a darci i suoi frutti, a chiedere di essere raccolta in tempo dalle mani d’uomo. Per buona parte straniero, sottopagato, per nulla in sicurezza. Anche su questo sarebbe bene riflettere in questo strano Primo Maggio.

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Quella “cosa di tutti” detta “Repubblica” necessita conoscenza, rispetto, cura e attenzione.

Vigilando sempre, affinché ciò che è “di tutti” non diventi solo “di alcuni”. Per negligenza e incuria di ciascuno.

Buona Festa della Repubblica.

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“Ascensori al lavoro al Rockefeller Center” – Photo by Ester Maero

Poiché la produzione di beni e servizi aumenta impiegando sempre meno lavoro umano (jobless growth), dopo la liberazione dalla schiavitù e la liberazione dalla fatica, si intravede la possibilità di una diffusa liberazione dal lavoro.

Domenico De Masi, sociologo

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“Lo sboccio in rosso” – Photo by Ester Maero

La liberazione dell’Italia dal nazifascismo è valore fondativo della nostra Costituzione. Come tale va rispettato. In primis da tutti i rappresentanti delle istituzioni. Che non possono dimenticare né sovvertire i fatti storici.

È forse un caso che il nuovo Esame di Stato non preveda più il tema di storia?

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Le tracce dei temi della Maturità 2018 portano impronte di un passato talmente attuale da esserne quasi turbati.

Sembrano infatti trascorsi pochi giri di lancette da quella necessità urlata, tanto più oggi, di uguaglianza tra tutti gli uomini, come dettava e ancora fortunatamente detta la nostra Costituzione. O la pagina tratta da “Il giardino dei Finzi-Contini” sull’espulsione dalla biblioteca del giovane protagonista perché ebreo.

Che dire poi degli ideali di cooperazione internazionale sostenuti da Alcide De Gasperi e Aldo Moro, che ad Helsinki nel 1975 dichiarava in modo illuminato la necessità di “una sempre più efficace tutela dei diritti umani, un arricchimento dei popoli in forza di una migliore conoscenza reciproca, di più liberi contatti, di una sempre più vasta circolazione delle idee e delle informazioni.

Come attuali sono i dibattiti bioetici su dove possa giungere la clonazione, tra ricerca e aberrazione. Concetto già novecentesco, come quelli di “masse e propaganda”. Che diventano però inaspettatamente, e drammaticamente, odierni con “la figura del nemico” che è, come sostiene Andrea Baravelli, “elemento indispensabile per il buon funzionamento dei sistema di propaganda.”

Ci può forse salvare la “creatività”, quale dote dell’immaginario, possibile solo “frequentando se stessi” come suggeriva Seneca, potendo così giungere al metodo ma anche all’esodo, usando le parole di Michel Serre, e perché, come dice Georges Didi-Huberman, “ci sono tempi per esplorare la strada maestra, e tempi per scrutare le vie laterali.”

Quelle vie di solitudine che ci aprono mondi. Davanti ad un “Tramonto sul mare” come ci suggeriscono le pennellate di Giovanni Fattori, trafitti con le smaltate parole di Salvatore Quasimodo “da un raggio di sole”, forse l’ultimo. Quello che ci connette, nei versi modernissimi e affilatissimi di Emily Dickinson, “a quel punto più profondo, / segretezza polare /che è un’anima al cospetto di se stessa – / infinità finita.”

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Guazzabùglio: mescolanza confusa di cose varie, materiali o astratte. “Un affare imbrogliato da mille circostanze diverse gli è un guazzabuglio”.

Altro che liquidità di baumaniana memoria.

Tutto in continua evoluzione, da un giorno all’altro, di minuto in minuto.

Estragone e Vladimiro che aspettano Godot, a confronto, non rientrano più nel teatro dell’assurdo.

Si naviga a vista. Ogni prassi costituzionale bypassata. Qualsiasi scenario fantapolitico all’improvviso è possibile.

Con atteggiamenti irriverenti, cambi repentini, posizionamenti schizofrenici, parole irresponsabili, visioni miopi ed egocentriche.

E le istituzioni che appaiono indebolite, la politica non più memore della propria caratteristica dialettica e la finanza in continua fibrillazione.

Un vorticoso giro di giostra in 80 ore.

Contratto nato con gestazione lunga e parto podalico. Governo giallo-verde, forse. Quirinale in diretta. Savona l’economista, non la città, quale punto cardinale. Conte il professore, non l’allenatore, quale premier poco cardinale. Governo giallo-verde, ancora. Retromarcia. Savona, sempre l’economista, quale punto dirimente. Euro no, ma anche sì, se. Diktat, veti, riserva, rinuncia. Spread su, borse giù. Offese oltralpe. Impeachment urlato. Internet impazzito. Al voto, al voto. Con le infradito? Durante la vendemmia? Piazze chiamate, e prenotate. Bandiere tirate, e ritirate. Campagne elettorali. Dirette Facebook. Strappo, forbici, Cottarelli. Governo tecnico, lista ministri, nessuna fiducia. Ancora qualche ora. Altri incontri informali. Sinistra, chi l’ha vista? Salite e discese dal Colle. Uscite laterali. Accenni e dinieghi. Impeachment anche no. Ci siamo sbagliati. Torna indietro di tre caselle. Di nuovo governo giallo-verde. Sicuri? E Savona? Si sposta di una casella. Ma è un economista, non la città. E allora fermo un giro. E poi ricominciamo. Davvero? Certo, qui non scherziamo.

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