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Posts Tagged ‘contagio’

Tanti guariti e contagi a decrescere.

Questa sarebbe una buona sorpresa per il primo aprile. Senza scherzi.

Con i pesciolini a sorridere insieme a noi.

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Una delle foto più iconiche di questo tempo Covid19.

Papa Francesco in solitario cammino per Via del Corso. In pellegrinaggio verso la Chiesa di San Marcello per chiedere in preghiera a Dio la fine della pandemia. Con passo lento e pensiero raccolto. E solo.

Perché scorta, uomini e auto, sono su un fondale arretrato rispetto a quello del Papa. Con riguardo delle regole di distanza richieste dal momento emergenziale.

Ma solo, Francesco, lo è soprattutto di fronte alla difficile comprensione di un tale tragico evento.

Solo come ogni uomo. Sempre pellegrino su questa “palla di cera“.

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In questi giorni difficili, crudeli e tristi hanno detto, in ordine sparso per gravità:

-Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea, per affrontare la crisi economica scatenata dal Coronavirus: “Noi non siamo qui per accorciare gli spread. Non è questa la funzione né la missione della BCE. Ci sono altri strumenti e altri attori deputati a queste materie“. A seguire, tonfo delle Borse europee, in particolare quella di Milano.

-Boris Johnson, Primo Ministro del Regno Unito, a proposito di Covid19: “molte famiglie perderanno prematuramente dei loro cari”. A seguire, aggiunge che il virus è preferibile che si diffonda per aumentare le difese immunitarie dei cittadini.

-Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica francese, nel suo discorso alla nazione per l’emergenza Coronavirus: “Dovremo continuare a guadagnare tempo e proteggere i più vulnerabili per questo motivo da stasera chiedo a tutte le persone con più di 70 anni di restare a casa il più possibile limitando il più possibile i contatti“. A seguire, conferma le elezioni municipali di domenica.

-Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti d’America, considerando Covid19 un’influenza: “nulla viene chiuso, la vita e l’economia vanno avanti“. A seguire,  proclama lo stato di emergenza nazionale.

Quando si dice diplomazia e coerenza.

E fare silenzio?

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Gli evocativi versi di Ivano Fossati possono diventare, in questi giorni scuri, un suggestivo mantra, con cui cullare i nostri turbati pensieri. Di modo che “I treni a vapore” siano in grado di riportarci, ancora, “di stazione in stazione”…

“Io la sera mi addormento
E qualche volta sogno
Perché voglio sognare
E nel sogno stringo i pugni
Tengo fermo il respiro
E sto ad ascoltare
Qualche volta sono gli alberi d’Africa a chiamare
Altre volte sono vele spiegate a navigare
Sono uomini e donne, piroscafi e bandiere
Viaggiatori viaggianti da salvare
Tra le citta’ importanti io mi ricordo Milano
Livida e sprofondata per sua stessa mano
E se l’amore che avevo non sa piu’ il mio nome
E se l’amore che avevo non sa piu’ il mio nome
Come i treni a vapore
Come i treni a vapore
Di stazione in stazione
E di porta in porta
E di pioggia in pioggia
E di dolore in dolore
Il dolore passera’
Io la sera mi addormento
E qualche volta sogno
Perché so sognare
E mi sogno i tamburi
Della banda che passa
O che dovra’ passare
Mi sogno la pioggia fredda dritta sulle mani
I ragazzi della scuola che partono gia’ domani
E mi sogno i sognatori che aspettano la primavera
O qualche altra primavera da aspettare ancora
Tra un bicchiere di miele e un caffe’ come si deve
Questo inverno passera’
E se il mio amore di ieri non sa piu’ il mio nome
E se il mio amore di ieri non sa piu’ il mio nome
Come i treni a vapore
Come i treni a vapore
Di stazione in stazione
E di porta in porta
E di pioggia in pioggia
E di dolore in dolore
Il dolore passerà”

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È accaduto quanto da giorni si paventava ma, guardando gli incrementi di contagio, si sperava. L’Italia tutta è zona rossa.

Si sta a casa. Tutti. Si esce solo per andare al lavoro (se si può si usufruisce dello smart working) e per fare la spesa (senza fare inutili incette). Punto.

Si cerca, in corsa, di marginare l’esponenzialità del contagio, evitando aggregazioni e vicinanze. Per cercare di salvaguardare la salute di tutti. In primis dei più fragili.

Perché la situazione è seria. Anzi, emergenziale. Con l’aspetto sanitario al limite. Giorni difficili, pensieri cupi.

Con una notizia buona, il paziente 1 che respira ormai in modo autonomo.

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“L’Amore ai tempi del Co…vid-19” di TVboy, street artist

La nuova parola che circola è droplet”, “gocciolina”. Dalle “goccioline di Flügge”, lo scienzato che lavorò sulle microgocce di saliva che riescono a rimanere sospese in aria, in grado perciò di veicolare agenti infettivi attraverso conversazione, tosse e starnuto.

Da qui la distanza considerata utile tra le persone, un metro, per evitare il contagio in tempi di Covid19. Ecco perché è arrivata la decisione delle autorità sanitarie di chiudere le scuole e i luoghi di aggregazione, come cinema, teatri e palestre.

E così ci ritroviamo, di necessità, più soli. Smart working, didattica a distanza, pochi incontri cene eventi, eliminati abbracci baci strette di mano.

Più soli appunto, e a contatto con noi stessi come quasi mai. Gomito a gomito con i demoni, che si fanno più evidenti e percepibili. Ricordandoci così ataviche paure che la vita frenetica e iperconnessa non ci dà il tempo di considerare.

Poi però, voltando la carta, vedi l’abnegazione del personale sanitario, e non ti puoi sentire solo. Nonostante le sacrosante misure droplet. 

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In questa vicenda complicata e virale del Covid19 c’è un aspetto discriminatorio inquietante, quasi orwelliano.

Ci dicono che il nuovo virus “è poco più di un’influenza”. Però i numeri non tornano. La mortalità per influenza in Italia è 0,1% mentre ad oggi per Covid19, sempre in Italia, siamo al 3%. Ma si aggiunge che “trattasi di persone anziane, quasi sempre oltre gli ottant’anni, con patologie pregresse”.

Qualcuno però mi spiega perché gli ottuagenari devono essere considerati poco più di un effetto collaterale?

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Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, ciechi che non vedono, ciechi che, pur vedendo, non vedono”. 

José Saramago, da “Cecità”

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Non poteva che essere così.

Dopo il panico iniziale, e successivo alle ferree disposizioni di chiusura (aree rosse, scuole, musei, teatri, bar, impianti sportivi), sta subentrando un sottile fastidio generalizzato perché si sta prendendo atto che a cascata continua ci saranno conseguenze sull’economia del Paese Italia.

È vero. Ma è anche vero che contenere il virus è l’unico modo per evitare di scontrarsi con un numero certo e temibile. Quello relativo alla percentuale, ormai accertata scientificamente, di persone che possono aver necessità di terapia intensiva, 5 su 100. E, conti alla mano, non c’è disponibilità in tal senso per un numero che possa interessare una popolazione potenzialmente più ampia di quella attualmente interessata. Contenuta appunto nei due clusters di contagio.

Quindi le scelte agite appaiono, scientificamente e numericamente, l’unica via possibile. Le stesse applicate in Cina. Un gigante economico che si è comunque blindato pur sapendo, e già subendo, le conseguenze economiche negative. Ma intravvedendo in questi giorni, con un numero a decrescere di decessi, gli effetti positivi sulla salute pubblica.

Sono necessari, ovvio, investimenti economici emergenziali. Così come un protocollo unico europeo sarebbe stato auspicabile. Ma ciò rientra nelle opinioni.

E i numeri sono certezza, le opinioni no.

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In una manciata di ore lo scenario italiano sul Coronavirus è mutato in modo considerevole.

Dai nuovi contagi ai provvedimenti adottati la situazione appare inaspettata, quasi improvvisa, almeno alla maggior parte dei cittadini.

Zone rosse, scuole chiuse, consigli medici, pareri mediatici, approvvigionamenti d’assalto e ragionamenti dall’alto. E timori che stanno diventando paure.

Insieme alle abitudini che devono di necessità adattarsi: dagli spostamenti alla socialità, dal duomo al museo, dal carnevale alla partita. Col panico che rischia di essere protagonista insieme al virus. Purtroppo.

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