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Posts Tagged ‘concerto’

Che la musica fosse associabile al sangue non poteva essere che di questo disgraziatissimo tempo storico.

Così un elemento armonico e gioioso e universale come la musica rischia di essere trascinato in un fiume orribile e doloroso in cui l’umanità perde di vista la bellezza dell’esistenza.

Che consiste anche del partecipare felici ad un concerto. Magari con un paio di orecchie per cerchietto. Perché si è ancora piccoli. E col sogno, adesso infranto, di diventare grandi.

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Ho assistito al concerto torinese di Patty Smith. E la mia ricerca sul tempo si è arricchita di una tessera blu lapislazzulo.

Lei ti appare sempre e ancora, e forse di più, quella carismatica sacerdotessa del rock che è da sempre, con una misteriosa e potente energia sciamanica ad esplicitarsi attraverso una voce magica ed eleganti movenze del corpo interiore.

Ed è qui che mi viene regalata la pietra azzurra sul tempo. Perché sul palcoscenico Patti Smith continua ad emanare quella luce animica priva di scansione temporale. Dimostrando così che l’anagrafe é puro accidente. Che corrompe solo il corpo esteriore.

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Concerto memorabile quello dei Negramaro, “La rivoluzione sta arrivando“.

Per le scenografie, avveniristiche e di notevole suggestione.

Per l’energia, attorale e strumentale.

Per la scaletta, autentica summa della loro produzione.

E per quella voce, estesa e graffiata, color amaranto, di Giuliano Sangiorgi.

Ps: tra le mie preferite “Il posto dei santi“, per le sonorità e il video-fumetto, tecnica trasferita anche sul palco. Rivoluzionando in parte la percezione del concerto stesso. Che resta sotto pelle. Con quel verso che ti riecheggia intorno, “siamo sostanza che non può sparire“.

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Il titolo del Tour Live 2014 è già poesia pura, un endecasillabo per indirizzo di un luogo privilegiato: Via Dell’Amore Vicendevole.

Anche se nel backstage, facendoglielo notare, ammette di non essersene accorto. E di averlo scelto perché così comincia “Invisibili”, il brano che a Sanremo gli è valso il Premio della Critica “Mia Martini” e il Premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo. E anche perché in quel luogo immaginario c’è la voglia di condividere le emozioni col pubblico che lo segue.

E le emozioni prendono forma appena la chitarra di Cristiano De André comincia a parlare e la sua voce a suonare, con la magia di certe ottave a rendersi manifesta.

E si dimentica  persino, se non fosse per una ostinata e testarda somiglianza, che lui è emanazione del mitico Faber. Tale è il suo talento. Nella denuncia di questo storico tempo (“Non la senti questa decadenza? Questo/odore di basso impero?“), come nella speranza ancora possibile (“Il cielo è vuoto perché aspetta il seme/Dei nostri sogni e di quello che faremo“).

Canzoni immediate, melodie sfumate, parole che rimangono impresse, “Come in cielo così in guerra“.

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Superba bellezza, magica atmosfera, onirica suggestione. Queste le sensazioni provate ieri sera al concerto di Ludovico Einaudi all’Auditorium Lingotto di Torino.

L’artista e il pianoforte sono diventati un unicum, capace di creare impressioni onirico-orchestrali, esplorando paesaggi sonori di potente effetto. Con le note a danzare come dervisci tra il pubblico.

La maggior parte dei brani sono stati tratti dal suo ultimo album, “In a Time Lapse”, quel “lasso di tempo” che il Maestro riesce a regalare agli spettatori, amplificandolo a dismisura per la sua notevole capacità di creare una dimensione incantata e rarefatta, in cui la musica torna ad abitare internamente le persone. Facendole sentire parte del Tutto.

 

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