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Posts Tagged ‘compiti’

abbecedario n

E’ estate. Di quelle ancora belle. Cioè calde nel giusto e giuste nel tempo. Un tempo molle, lento, girevole. Ora caduto in prescrizione.

Ho un quaderno con figure. No, forse è un libro, oggetto amato con ossessione. Fin da allora. E’ da riempire, sono compiti per le vacanze. I compiti felici. Quelli da svolgersi con calma, senza pretese, valutazioni lontane.

Anche quel tipo di compiti, ora, è caduto in prescrizione.

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ritorno-a-scuola

Quaderni, libri, lavagne, matite, compiti, interrogazioni.

Si ritorna a scuola.

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Mai visto svolgere tanti compiti delle vacanze come in questa estate. Ovunque un proliferare di quaderni, libri, grammatiche, esercizi.

E persone impegnate a riempire pagine su pagine, arrovellandosi sul passato remoto di un verbo irregolare piuttosto che sull’infinito di certe equazioni. Per non parlare delle schede libro, che stanno diventando il business del futuro.

Ho detto persone, non studenti. Perché il paradosso dei compiti delle vacanze è che essi sono diventati “i compiti delle vacanze” per i genitori. E te ne accorgi non solo dalla compilazione adulta, ma dal linguaggio usato per raccontare i famigerati compiti.

Infatti in un tempo giurassico si diceva: “Oggi mio figlio, prima di scendere in spiaggia, ha finalmente fatto tre pagine di compiti delle vacanze”, con fastidio genitoriale nei confronti del figlio svogliato. Poi il tempo si trasforma diventando moderno, e qualche anno fa la frase era cambiata in: “Oggi io e mio figlio, prima di scendere in spiaggia, abbiamo fatto, meno male, tre pagine di compiti delle vacanze”, con fastidio genitoriale nei confronti dei troppi compiti. Adesso, che il tempo è supersonico, e come dicono gli studenti “ci stai troppo dentro”, la frase è: “Oggi, prima di scendere in spiaggia, ho dovuto fare tre pagine di compiti delle vacanze”, con fastidio genitoriale nei confronti del docente.

Potenza delle frasi twitter, se la spiaggia e i compiti sono rimasti, è sparito un figlio, uno studente a cui sono stati assegnati i compiti. E la persona da terza singolare è diventata, passando attraverso un plurale, una prima singolare.

Oggi sono i genitori a svolgere i compiti delle vacanze, e forse noi docenti dovremmo infine prenderne atto. Ho indagato e chiesto le ragioni di tale fatica genitoriale al posto dei figli, e la risposta più frequente è stata: “Così perdiamo meno tempo, e poi mio figlio non ha voglia”.

Già, tempo e voglia. Che sono poi tra gli ingredienti base per cucinare, lentamente e con metodica cura, la propria vita. Ma quest’estate anche “Robinson Crusoe” e tutta la sua lenta fatica è stato letto (forse) da un genitore. Sottraendo così al figlio l’occasione di un vero viaggio. Di una vacanza speciale.

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Prof in vacanza

Stanno terminando gli esami di maturità. Con gli ultimi colloqui si mette in archivio l’estrema fatica dell’anno scolastico per i prof. E adesso? E adesso comincia la solita litania, refrain, ritornello: “Ora ti aspettano due mesi di vacanza, che fortuna!” (omissis sulla parola più usata al posto di “fortuna”…).

A parte il fatto che due settimane vanno per rientrare ad un livello di facoltà intellettive corrispondente all’homo sapiens o semisapiens. A parte il fatto che dovrebbe iniziare un periodo di autoformazione/autoconservazione per essere ancora utile ai tuoi studenti e anche a te per non essere di danno a loro. A parte il fatto che per chi lavora ci sono le “ferie” dovute, e per chi va a scuola (che, si sa, non è proprio lavoro…) chissà perché c’è la “vacanza”, cioè premio. Un mio amico ha avuto il coraggio di confessarmelo: “E’ invidia, invidia pura, è che sto ‘a rosicà’ !”. Allora, se di invidia trattasi, invidiate i prof anche:

– Quando non possono usufruire di un giorno di ferie all’anno fuori dai periodi di sospensione didattica. Mai. E scommetto che vi è successo di dire al mattino “oggi prendo un giorno di ferie”. Bene, da insegnante è cosa da scordare per sempre.

– Quando non possono abbandonare la propria postazione di lavoro (leggi “classe”), perché, prima di ogni loro esigenza (anche fisiologica), devono pensare ai loro studenti e all’ incolumità degli stessi (leggi “responsabilità civile”). Avete mai assistito ad una “prova evacuazione” (dall’edificio scolastico, al bando le battute…)? Se per qualche motivo urge scappare non siete soli, con voi ci sono 25/30 adolescenti da gestire, con calma veloce (che è un ossimoro, come notano subito i miei studenti, cioè un paradosso).

– Quando al mattino, ore 7.45, con capacità di intendere e volere ancora sotto il minimo sindacale perché la caffeina tarda a svolgere il proprio compito (o è il mio cervello che tarda a connettersi…) un tuo allievo ti corre incontro, le parole prima di lui: “Prof, prof mi ascolti…” e segue un fiume in piena da arginare con urgenza e sollecitudine, senza ricorrere alla protezione civile.

– Quando consegni un compito scritto con valutazione negativa, ovvero quando è d’obbligo, anche se per te non è giornata, l’uso dell’intera gamma della delicatezza, raccontando però la verità, per far comprendere che” la parte non è il tutto”, quindi un brutto voto non inficia l’interezza della persona.

– Quando ti trovi nel mezzo di tempeste ormonali e sentimentali e vedono l’adulto come una possibile boa cui attraccare per riprendere fiato, e tu magari sei nella settimana in cui sei stato appena lasciato o stai ripensando seriamente al senso profondo che ha il tuo matrimonio.

– Quando, dopo aver trascorso tutta la giornata a correggere i compiti di una classe, con gli occhi che bisticciano ormai tra loro a chi debba guardare per primo le parole sgangherate sul foglio, sai che per la serata ti aspetta un altro “pacco”, ancora compiti, di un’altra classe. Anche perché poi al mattino la prima domanda è: “Prof, ha corretto i compiti?”. Altro che Brunetta…

– Quando, last but non least, ricevendo la busta paga controlli solo più che gli importi non siano ancora ulteriormente diminuiti, perché un “ulteriore margine di risparmio” sui prof si trova sempre. Ma ormai siamo alla frutta ammaccata del nostro cestino della merenda.

Eppure, nonostante tutto, la vera invidia che dovreste provare, e forse neanche vi sfiora, è quando i cuccioli d’uomo entrando in classe ti chiedono affettuosi: “Ma a che ora è andata a dormire, prof?”. E io a tranquillizzarli sulla mia vita sociale, spiegando loro che si è trattato “solo” di compiti (quelli della prima domanda che mi pongono, ancora nel corridoio…). O quando condividiamo nel profondo una poesia o discutiamo appassionatamente intorno ad un argomento. O quando qualcuno, suonata la campanella, si avvicina alla cattedra per dirti: “Legga questo libro, prof, le piacerà”. Allora capisci, ancora una volta ma è sempre nuova, che i cuccioli stanno imparando a camminare, e il testimone lo puoi serenamente passare a chi continuerà la corsa.

Ecco, se avete qualcosa da invidiare ai prof, forse è soprattutto questa possibilità preziosa di assorbire sempre qualcosa, respirando ogni giorno la vita nel momento in cui trabocca per eccesso. Quell’eccesso che, nel volgere di poco tempo, entrando nell’ingranaggio automatico del sistema, evaporerà…

In fondo, avete ragione ad invidiare i prof. E ora, come dite voi che ci invidiate, VACANZA!

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L’ultimo mese di scuola, ovvero quando:

– Quando ogni giorno si contano, freneticamente, i “giorni all’alba”.
– Quando la sera si fa lunga per studiare e l’alba si fa corta per ripassare.
– Quando Marco finalmente inizia a studiare.
– Quando Caterina continua diligentemente a studiare.
– Quando i compiti in classe sembrano proprio tanti (“Prof, ma dopo questo ci fermiamo?”).
– Quando i compiti in classe sembrano davvero pochi (“Prof, ma dopo ne facciamo ancora?”).
– Quando le interrogazioni cominciano a prendere la forma della catena di montaggio.
– Quando certe interrogazioni diventano un montaggio. Cinematografico.
– Quando si intravedono gli ultimi scampoli di programmi scolastici.
– Quando si scorgono i primi scampoli di programmi estivi.
– Quando rivedi genitori già visti e molto ansiosi (“Riuscirà a farcela mia figlia? Me lo dica”).
– Quando vedi genitori mai visti e molto meravigliati (“Ma davvero la situazione di mio figlio è questa?”).
– Quando si fanno le ultime simulazioni di prove per l’Esame di Stato.
– Quando si hanno le prime simulazioni di svenimenti per l’Esame di Stato.
– Quando la curva delle ripetizioni è in vertiginosa salita.
– Quando “repetita iuvant”, ma non sempre.
– Quando è al top l’astuzia di chi “salta” strategicamente le prove. La mossa del cavallo.
– Quando è un flop l’impudenza di chi non entra mai la prima ora. La mossa dell’oca.
– Quando “la notte prima degli esami” si avvicina. Ancora tutti insieme. A marce forzate.
– Quando “la classe degli esami” si allontana. Ciascuno per il proprio cammino. E destino.

E poi, l’ultimo mese di scuola è quando cominci a pensare che ci sono le classi da salutare, o meglio tanti “piccoli adulti” da congedare, e io non sopporto i titoli di coda…
Fortuna che questo argomento per oggi non lo devo trattare…

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