Qualsiasi sia l’esito di questa campagna elettorale, quasi certamente incerto, l’uso linguistico è invece, questo certamente, scadente e aggressivo.
La parola più usata è “attacco”, come se l’esercizio democratico del voto fosse, di default, comprensivo di battaglie e scontri.
Tizio attacca Caio, Caio attacca Sempronio, Sempronio attacca Tizio in una premeditata giostra degli scambi in cui il ruotare della stessa è talmente vorticoso da confondere, fino a tramortire, lo sbigottito spettatore/elettore.