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Posts Tagged ‘clima’

Alluvione Marche – 15 settembre 2022

In un mondo sostanzialmente alterato, un mondo in cui l’innalzamento del livello dei mari avrà inghiottito le Sundarban e reso inabitabili città come Kolkata, New York e Bangkok, i lettori e i frequentatori di musei si rivolgeranno all’arte e alla letteratura della nostra epoca cercandovi innanzitutto tracce e segni premonitori del mondo alterato che avranno ricevuto in eredità. E non trovandone, cosa potranno, cosa dovranno fare, se non concludere che nella nostra epoca arte e letteratura venivano praticate perlopiù in modo da nascondere la realtà cui si andava incontro? E allora questa nostra epoca, così fiera della propria consapevolezza, verrà definita l’epoca della Grande Cecità”.

Da “La Grande Cecità” (2016) di Amitav Ghosh

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Ora risulta ferita la Marmolada. Anzi, mutilata. Senza una sua parte, di ghiaccio e roccia. Che, svalangando a valle, ha travolto vite umane. Quasi un tributo per il suo malessere. Ormai tragicamente evidente.

Ma la Natura è tale che troverà i suoi aggiustamenti. Come è sempre accaduto.

Diverso sarà per “quei ‘cosi con due gambe’ che fanno tanta pena”, come poetava Gozzano, con malinconica lungimiranza.

Eppure è proprio dell’umano vedersi invincibile. È la hybris greca, l’orgogliosa tracotanza che ci fa agire pensandoci i migliori nella scala dei viventi. Quasi onnipotenti.

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I numeri più citati in questo autunno pandemico numero 2 sono il 3 e il 4. Si parla infatti di terza dose vaccinale e quarta ondata pandemica.

Considerando anche l’1 quale inizio di tale passaggio epocale, abbiamo come somma della successione dei primi quattro numeri il 10, secondo Pitagora numero perfetto, detto “Tetraktys”. Esso rappresenta la sintesi del Tutto attraverso i quattro elementi, Fuoco-Aria-Acqua-Terra. Con cui, tutti sfiniti, speriamo di chiudere ciclo e partita.

E sugli elementi naturali ci stiamo interrogando da tempo, intorno ad altri guai di tutti, cambiamenti climatici e sostenibilità del pianeta. Ultimi ad occuparsene, ma non ultimi, G20 e Cop26.

Altri numeri, giri di giostra e teste pensanti. In attesa di decisioni importanti, per andare avanti. Senza dare i numeri.

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Chissà se dal G20 di Roma uscirà qualche impegno risolutivo per il futuro del clima da parte dei potenti della Terra.

Ciò che sicuramente rimarrà sarà la photo opportunity con lancio della monetina da 1 euro nella celebre Fontana di Trevi. Un gesto simbolico, ripetuto dai turisti di tutto il mondo quale bonheur di ritorno nella Città eterna.

Ma la simbologia più potente sta nell’immagine impressa nella monetina, l’uomo vitruviano, celeberrima rappresentazione delle proporzioni ideali del corpo umano, armoniosamente inscritto nelle due figure perfette del cerchio, simbolo del Cielo, e del quadrato simbolo della Terra. Ad unire macrocosmo e microcosmo proprio l’Uomo, considerato “specchio dell’universo”.

Chissà se ricorderemo davvero chi siamo, specchiandoci in quanto ormai intorno a noi vediamo.

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Sebastião Salgado durante la lavorazione del documentario “Il sale della terra” di Wim Wenders

Nella giornata mondiale dell’ambiente sono auspicabili meno parole e più sguardi. Di autentica attenzione al pianeta nostro.

Perché, come dice il fotografo Sebastião Salgado, “L’uomo è l’animale più crudele ma capace di elevarsi sopra se stesso”. E lo ha magistralmente raccontato nel superbo poema visivo “Il sale della terra” realizzato col regista Wim Wenders. In cui l’affetto sacrale e commovente per l’ambiente diventa pennellata di luce e ombra. A sottolineare quanto l’uomo sia “sale” della terra.

E come tale l’uomo apporta sapidità ai luoghi che abita. Ma proprio lì sta, etimologicamente e anticamente, la saggezza dell’uomo. Che ha il dovere di riflettere su quanto l’eccesso di “sale” possa rendere la terra inospitale.

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Vogue Italia di gennaio: le cover illustrate

Tutti presenti per il clima. Persino “Vogue Italia”.

La rivista patinata ha infatti distribuito per la prima volta un numero illustrato, senza fotografie. Solo disegni di artisti emergenti e noti. A raccontare la moda senza inquinare.

Come ha spiegato lo stesso direttore di “Vogue Italia”, Emanuele Farneti, per realizzare un giornale di moda l’impatto ambientale è significativo: “una ventina di voli, una decina di treni, quaranta macchine a disposizione, sessanta spedizioni internazionali. Almeno dieci ore di luci accese ininterrottamente, alimentate in parte da generatori a benzina. Scarti alimentari dei catering. Plastica per avvolgere gli abiti. Corrente per ricaricare telefoni e macchine fotografiche“.

Quindi una sfida ambientale. Vinta. Anche perché i disegni sono davvero Vogue. 

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Che Greta Thunberg sia icona del 2019 è evidente a tutti, non solo a “Time” che l’ha nominata “persona dell’anno”.

Emergenza climatica in primo piano, non unicamente per gli appelli dei giovani guidati da Greta, ma anche per l’evidenza di un pianeta che fa ormai sentire le sue sofferenze: l’estate più calda mai registrata nell’emisfero settentrionale, terreni siccitosi, tornadi improvvisi e alluvioni devastanti.

Così Venezia, un tempo la Serenissima, si ritrova più volte sommersa da un’acqua troppo alta. Con il bello artistico ormai sopraffatto dall’incuria umana. Notre-Dame de Paris in fiamme ne è l’esempio più eclatante.

Anche le belle maniere appaiono definitivamente archiviate (leggi “crisi del Papeete”) se non fosse per un guizzo d’orgoglio, nell’ultima parte dell’anno, delle “sardine”, pesce povero ma resiliente.

Ed è la resilienza di alcuni umani a venirci a mancare. Vittorio Zucconi e Nadia Toffa, giornalisti dalle corrispondenze schiette, senza inutili orpelli. Niki Lauda e Franco Zeffirelli, la bellezza del gesto sportivo e quella del gesto artistico. Due riders di razza come Felice Gimondi e Peter Fonda. E Andrea Camilleri, la parola che si fa segno e sogno. Sentiremo la mancanza delle sue visionarie letture del “clima” del mondo, da Omero dei tempi moderni. E il nostro passo diviene più incerto.

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La nuova stagione non è autunnale, bensì climatica, verde, rivoluzionaria. A new deal.

È iniziata la settimana sul futuro del pianeta. Attese migliaia di persone per le strade di tutto il mondo.

A New York, aspettando il summit Onu di lunedì sul clima, la marcia è stata guidata dall’attivista svedese Greta Thunberg. Molti gli studenti partecipanti, anche per il provvedimento del sindaco de Blasio: assenza giustificata per tutti loro.

Forse una prima presa di coscienza di quanto sta avvenendo a livello globale. Non sempre gli studenti saltano scuola per non seguire le lezioni. A volte sono loro a tenere lezione.

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È sciopero globale per il clima, “Global Strike For Future”. Obiettivo: chiedere ai capi di Stato azioni concrete per arginare i danni da cambiamenti climatici.

Simbolo di questa protesta mondiale la sedicenne svedese Greta Thunberg che ha lanciato i “Fridays for Future”, stazionando ogni venerdì davanti al Parlamento svedese e facendo sentire la propria voce. Da ultimo al forum di Davos in Svizzera, ammonendo i potenti della Terra con queste parole: “Voglio che sentiate la paura che sento io ogni giorno. E voglio che passiate all’azione“. Parole semplici, ma di fuoco.

Come la temperatura in crescita, costante e pericolosa, del nostro pianeta.

Ps: coraggiose e determinate le “Barbie” del nuovo millennio…

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Filippo Chiappara “Confusione emozionale”

L’anno 2017 si è aperto con la parola “post-verità”, indizio del tempo che si va srotolando: conta più quanto si racconta di quanto stia accadendo.

Le fake news sono infatti diventate il nostro pane quotidiano. Insieme, è ovvio, alle notizie vere, che odorano di guerra e povertà e scarse primavere. E in mezzo a tanti politici millantatori c’è chi purtroppo mantiene le promesse: Trump si comporta da Trump e Kim Jong-un si diletta col nucleare. Facendo tremare tutti noi, forse più consapevoli di loro riguardo la nostra comune mortalità.

Siamo sempre più confusi, ma non felici come recitava la canzone. Navighiamo a vista in assenza di punti fermi, anche perché quelli cardinali non sempre sono tali. E quelli su cui contavamo, anche solo per guardare il mondo con icastica ironia, se ne vanno. Senza Villaggio, difficile pensare a come sarà il globale.

E in ogni anfratto folate di venti indipendentisti, populisti, xenofobi. Coi terroristi a fare strage del tempo buono di noi umani.

Persino il pianeta, confuso, ci confonde. Quando fa caldo è febbre e incendio, quando piove è nubifragio e tornado. Spesso sussulta e fa danno dove non c’è cura né attenzione. Ne sa qualcosa il nostro Paese, col suo tributo di caduti e di sfollati. Tacitando per pudore i sommersi e i salvati della tragedia annunciata e bianca di Rigopiano.

Ma le chimere ammaliatrici tengono a bada i nostri pensieri tristi ricordandoci che è prossima l’uscita dal tunnel della crisi. Ma allora perché siamo tanto confusi e niente affatto felici?

Non resta forse che affidarci ad un “Occidentali’s Karma”, perché “comunque vada, Panta Rei”. Ricetta semplice per noi plebei.

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