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Posts Tagged ‘Cina’

Non poteva che essere così.

Dopo il panico iniziale, e successivo alle ferree disposizioni di chiusura (aree rosse, scuole, musei, teatri, bar, impianti sportivi), sta subentrando un sottile fastidio generalizzato perché si sta prendendo atto che a cascata continua ci saranno conseguenze sull’economia del Paese Italia.

È vero. Ma è anche vero che contenere il virus è l’unico modo per evitare di scontrarsi con un numero certo e temibile. Quello relativo alla percentuale, ormai accertata scientificamente, di persone che possono aver necessità di terapia intensiva, 5 su 100. E, conti alla mano, non c’è disponibilità in tal senso per un numero che possa interessare una popolazione potenzialmente più ampia di quella attualmente interessata. Contenuta appunto nei due clusters di contagio.

Quindi le scelte agite appaiono, scientificamente e numericamente, l’unica via possibile. Le stesse applicate in Cina. Un gigante economico che si è comunque blindato pur sapendo, e già subendo, le conseguenze economiche negative. Ma intravvedendo in questi giorni, con un numero a decrescere di decessi, gli effetti positivi sulla salute pubblica.

Sono necessari, ovvio, investimenti economici emergenziali. Così come un protocollo unico europeo sarebbe stato auspicabile. Ma ciò rientra nelle opinioni.

E i numeri sono certezza, le opinioni no.

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In una manciata di ore lo scenario italiano sul Coronavirus è mutato in modo considerevole.

Dai nuovi contagi ai provvedimenti adottati la situazione appare inaspettata, quasi improvvisa, almeno alla maggior parte dei cittadini.

Zone rosse, scuole chiuse, consigli medici, pareri mediatici, approvvigionamenti d’assalto e ragionamenti dall’alto. E timori che stanno diventando paure.

Insieme alle abitudini che devono di necessità adattarsi: dagli spostamenti alla socialità, dal duomo al museo, dal carnevale alla partita. Col panico che rischia di essere protagonista insieme al virus. Purtroppo.

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Impossibile dimenticare quel ragazzo solo e disarmato in Piazza Tienanmen a Pechino che si paró davanti ad una colonna di carrarmati per fermarli, vestito soltanto del suo coraggio. Quell’immagine scattata il 4 giugno 1989 da un fotografo della Reuter divenne Storia.

Lo chiamarono il “Rivoltoso sconosciuto”. E tale rimase. Ma rese evidente al mondo quanto stava accadendo in Cina in tema di diritti umani e libertà di espressione.

La protesta di Piazza Tienanmen fu soffocata nel sangue e nel silenzio. E ancora oggi, nel trentesimo anniversario, il governo cinese sceglie di glissare sullo “scomodo” evento, ricordato solo dagli esuli. Con gli studenti cinesi completamente all’oscuro su quanto avvenne il 4 giugno 1989, anche perché nulla a riguardo è scritto sui testi scolastici.

A monito, ancora una volta, che solo la memoria garantisce la Storia.

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“La Cina ha enormi difficoltà.
Anzi, ora che la si può conoscere e scoprire, vale la pena viverci.
La questione è che questo paese è stato tolto dall’incantesimo.
Aveva una sua cultura, un suo mondo, ed è stato il contatto con l’Occidente che gli ha dato dei sussulti.
Un po’ di cannonate, qualche sbarco e gli stranieri si prendevano una «concessione» dopo l’altra.
In verità è strano, non finisco mai di meravigliarmene, quando in occasioni come il Primo maggio o il Primo ottobre vedo, sulla piazza Tienanmen, i ritratti di quei quattro (Marx, Engels, Stalin, Lenin).
Come è possibile che, alla ricerca di un modo di vivere nuovo, la Cina millenaria, quella dell’immensa cultura, debba rifarsi a quei quattro europei di cui uno un noto assassino?
Eppure è così, la Cina ci corre dietro.”

Tiziano Terzani, da “Un’idea di destino” (1981)

Ps: Parole scritte negli anni Ottanta, eppure… Speriamo che “La porta proibita”, altro libro di Terzani sulla sua amata Cina, non si palesi intorno alla neonata Via della Seta. Con i “diritti umani” ad essere ancora termini poco frequentati.

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venerdì 13

Giornata particolare quella odierna. E si può decidere da quale parte stare.

Se con la cultura anglosassone e la paura del numero 13, dichiarandoci triscaidecafobici. O viceversa con la cultura cinese che lo considera numero fortunato.

Oppure, con un coup de théâtre, potremmo considerare la possibilità di rinominare tale giornata venerdì 12+1, prendendo spunto dal geniale Leonardo Sciascia che titolò un suo libro “1912+1“.

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DRAGO: creatura mitico-leggendaria dai tratti serpentini o simili ai rettili, presente nell’immaginario collettivo sia delle culture occidentali quale essere malefico, che di quelle orientali quale creatura portatrice di fortuna.

Il 2012 per lo Zodiaco cinese è sotto il segno del Drago, unica creatura mitologica nel loro zodiaco. In Cina i draghi sono associati alla forza, alla salute, all’armonia e alla fortuna. Non è un caso infatti che durante gli anni del Drago nascano in Cina più bambini rispetto agli altri anni. Nel manga e anime (fumetto e animazione) Dragonball si parla di due draghi, Shenron e Polunga, che hanno il potere di esaudire qualsiasi desiderio.

Nel nostro concreto mondo, che del fumetto ha solo qualche vuoto balloon, speriamo che qualche “drago” possa davvero rendere salutare ed armonioso questo 2012.

Ps: a tal proposito noi italiani, con la nomina del nostro Mario Draghi (nomen omen dicevano gli antichi, “nel nome il destino”) a Presidente della Banca centrale europea ci siamo portati avanti col lavoro…

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