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Posts Tagged ‘cielo’

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Abbiamo cominciato la settimana ricordando quei settant’anni non esplicitati di Lucio Dalla, nato il 4 marzo 1943. Il cielo quel giorno aveva regalato al mondo una “luce” intensa. E il giorno successivo che fa? Sente che una seconda luce rischiara meglio i cuori, che a volte necessitano anche solo di canzonette, e genera un altro Lucio, Lucio Battisti che nasce appunto il 5 marzo 1943.

Riflettendoci, in mezzo alla gran bagarre di giorni in cui sempre più uomini si credono “profeti” in terra, ripenso a quanto Lucio & Lucio “raccontarono in avanti” la musica. Facendolo però senza grancasse.

Ecco perché ho pensato a quanto il cielo, in certi giorni, possa essere generoso. Per noi che stiamo sotto, e che di uomini umili con visioni belle ne abbiamo sempre bisogno. Oggi in modo urgente e disperato.

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La voce da brivido di Adele nella cinematografica “Skyfall” canta:

Lascia che il cielo cada giù, quando si sbriciola / Rimarremo fermi / Lo affronteremo assieme / Da dove il cielo cade noi ripartiremo / Lontani mille miglia e ai poli opposti / Dove i mondi si scontrano e i giorni sono bui.

Sarà la giornata, 21/12/2012, che indubbiamente evoca qualche frammento di cultura Maya, ma penso che, se qualche briciola celeste dovesse impiastricciare la nostra terrena tovaglia, sarebbe sensato rimettere ordine con una buona musica in sottofondo, per mano a chi amiamo. Anche da lontano.

Ps: curioso che “Maya” in sanscrito significhi “illusione”…

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Non ho ancora visto l’ultimo film di Bernardo Bertolucci “Io e te”. Per ora è solo la scena del ballo tra fratelli in una claustrofobica cantina ad aver mosso in me questa riflessione.

Saranno gli occhi del giovane protagonista che sembra guardare il cielo in un luogo che per definizione è chiuso e buio. Che poi è lo sguardo ancora incantato, cioè senza anagrafe, del maestro Bertolucci.

Sarà la musica struggente di David Bowie che racconta la solitudine di tutti, di sempre. Con parole che si incidono nelle tracce mnestiche di ciascuno (“Dimmi ragazzo solo dove vai, / perché tanto dolore?“).

Saranno i movimenti di macchina a carrellate che ti fanno girare la testa quasi fossi un po’ sbronzo come i protagonisti. Fino a diventare loro. Vedendo in quella cantina un cielo infinito. Oltre le pareti di Gino Paoli.

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Finalmente quel caldo di una volta, quello per cui l’estate ci faceva felici. Temperature gradevoli, afa quasi assente, qualche piacevole brivido al mattino, la brezza a spettinarci al pomeriggio e sere dolcissime a renderci il cuore leggero.

Hanno chiamato questo anticiclone “Virgilio”, ma è semplicemente quello che un tempo chiamavamo l’anticiclone delle Azzorre.

I cieli con lui si fanno tersi, come se un immenso tergicristallo ci avesse voluto regalare vetri puliti. Per sognare ancora.

Attraverso “uno strappo nel cielo di carta”, come diceva Mattia Pascal.

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Portami il girasole ch’io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l’ansietà del suo volto giallino. “

Eugenio Montale, da “Portami il girasole”.

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John Sloan, "Spring Rain" - 1912

Ci sono delle piogge primaverili deliziose in cui il cielo sembra piangere di gioia.

Paul-Jean Toulet, da “I tre impostori”.

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“San Lorenzo, io lo so perché tanto

di stelle per l’aria tranquilla

arde e cade, perché si gran pianto

nel concavo cielo sfavilla.”

Giovanni Pascoli, da “X agosto”.

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La Parola: Siesta

SIESTA: Dal latino “(hora) sexta”, l’ora sesta del giorno, ovvero il mezzogiorno.

Già per gli antichi romani era il tempo del riposo pomeridiano, per la Spagna e per  molti Paesi dell’America latina è il momento del sonnellino post prandiale, quando l’ora si fa più calda e la palpebra pesante. Condizione principale della siesta è la possibilità di distendersi. Ecco perché alla fissa e rigida chaise longue i veri esperti preferiscono un’amaca appesa tra due alberi. Quel lieve movimento ondulatorio dà la piacevole sensazione di galleggiare sulle correnti d’aria. Se poi pensiamo a quei ritagli di cielo e foglie che fluttuano ipnotici sulla testa del semidormiente, si rende evidente l’effetto soporifero naturale. Per esagerare, un lieve frinire di cicale quale sottofondo sonoro di una pausa che riconcilia col mondo. L’ora della siesta.

"The hammock" di Gustave Courbet (1844)

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