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Posts Tagged ‘Carlo Emilio Gadda’

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Era l’ultimo dei grandi editori solitari.

Pubblicò “Ragazzi di vita” di Pier Paolo Pasolini e “Quer pasticciaccio brutto di via Merulana” di Carlo Emilio Gadda, ma anche Mario Soldati e Paolo Volponi. Ha scoperto Ferdinando Camon e ha pubblicato, nella collana verde di Poesia, autori come Mario Luzi, Giorgio Caproni e Attilio Bertolucci. E le Garzantine occhieggiano da molte delle nostre librerie.

Livio Garzanti ha avuto intuito e amore per il suo lavoro. O meglio, mestiere. Quello dell’editore artigiano. Sempre più lontano.

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Il 14 novembre 1893, 120 anni fa, nasceva a Milano lo scrittore ingegnere Carlo Emilio Gadda, tra i massimi innovatori della narrativa novecentesca, un autentico sperimentatore di stili linguistici, conosciuto per il romanzo giallo “Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana”.

Il suo amico Alberto Arbasino gli ha dedicato qualche anno fa un piccolo ma denso libretto, “L’ingegnere in blu”, in cui ne dà un ritratto sfaccettato, di uomo intelligente e cortese ma schivo, e di scrittore eclettico e geniale ma insofferente al conformismo e alla banalità.

E così lo descrive nel suo abbigliamento: “Immancabilmente in abito completo blu ben stirato, camicia bianca e cravatte deplorevoli acquistate (forse da lui solo) in un sonnolento magazzino giù per via della Mercede, e un fazzoletto candido ad angolo retto nel taschino. Scarpe ovviamente nere e lucidissime.” 

Ma è solo l’inizio. Vere sorprese attendono il lettore, come il modo in cui Gadda chiamava uno dei suoi autori più amati, il “Don Lisander” dei “Promessi Sposi”…

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Tutti oramai lo chiamavano don Ciccio. Era il dottor Francesco Ingravallo comandato alla mobile: uno dei più giovani e, non si sa perché, invidiati funzionari della sezione investigativa: ubiquo ai casi, onnipresente su gli affari tenebrosi. Di statura media, piuttosto rotondo della persona, o forse un po’ tozzo, di capelli neri e folti e cresputi che gli venivan fuori dalla fronte quasi a riparargli i due bernoccoli metafisici dal bel sole d’Italia, aveva un’aria un po’ assonnata, un’andatura greve e dinoccolata, un fare un po’ tonto come di persona che combatte con una laboriosa digestione: vestito come il magro onorario statale gli permetteva di vestirsi, e con una o due macchioline d’olio sul bavero, quasi impercettibili però, quasi un ricordo della collina molisana.

“Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana” di Carlo Emilio Gadda (14 novembre 1893 – 21 maggio 1973)

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