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pulp fiction

Vent’anni dopo aver vinto la Palma d’oro a Cannes il film di Quentin Tarantino torna sulla stessa scena della vittoria.

Questa volta proiezione sulla spiaggia della Croisette per festeggiare l’anniversario di una pellicola divenuta subito un cult.

Il twist ballato da Mia Wallace/Uma Thurman e Vincent Vega/John Travolta sulle note di You Never Can Tell di Chuck Berry è diventato una delle scene filmiche più famose. Ma sono state la cronologia frammentata, l’accuratezza dei dialoghi surreali, la perfezione di ogni sequenza, la fluidità del racconto ad essere apprezzate dai critici, facendo così entrare “Pulp Fiction” nella storia del cinema.

Amante del 35 mm, Quentin ha ottenuto che la proiezione del suo film non fosse in digitale, che il regista definisce un’opportunità per i giovani, è la democrazia del cinema, però è anche la sua morte per chi ama come me la pellicola. Spero solo che la prossima generazione torni ad avere un rapporto romantico con i film nonostante il digitale”.

Per ricordarci che le nuove tecnologie non sono tutto. Soprattutto per l’arte.

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Ultimi giorni, fino al 2 settembre al Palazzo del Festival di Cannes, di una mostra dedicata all’attrice Romy Schneider nel trentennale della prematura scomparsa. Fotografie, oggetti personali, manifesti attraverso cui ripercorrere la sua vita, tra amori e film che la resero un’icona, da “La principessa Sissy” a “La Califfa”.

Ma fu con “La piscina” del 1969 che Romy riuscì ad unire le sue passioni più profonde, la recitazione e Alain Delon. Su quel set, tra le colline di Saint-Tropez, i due attori erano bellissimi, innamorati, eterni nella felicità di quei momenti. Al punto che Delon ha recentemente dichiarato, al Festival di Locarno ritirando il Pardo alla carriera, che quel film gli ricorda troppo Romy Schneider, la donna che ha amato e che ancora gli suscita emozioni: “La piscina è un film che non riesco più a guardare. Mi fa male.”

Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria“…

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La parola d’ordine è “blindatura”. Cannes blindata, strade blindate, capi di stato blindati, auto blu blindate…

Possibile che l’unico elemento non blindato sia il comune forziere, saltato da tempo grazie ai grimaldelli sporchi della politica e alle combinazioni lambiccate della finanza?

Come mai ho in mente la scena del film di Monicelli “I soliti ignoti” in cui Totò, ladro ormai invecchiato, insegna come aprire la cassaforte, passando il “mestiere”, ad un gruppo di giovani ladruncoli?

Perché la sensazione è che i “potenti” della Terra blindino la stanza quando ormai la cassaforte è vuota?

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Il Film

“The tree of life” di Terence Malick (2011) – Palma d’oro al Festival di Cannes                                                                                                                          

Un colpo di fulmine.

Per le immagini, un capolavoro, talmente belle da provocare vertigine e far dichiarare al direttore della fotografia, Emmanuel Lubeki, “mentre i personaggi parlano, noi guardiamo altrove, il vento, la cornice di una finestra, e solo alla fine del dialogo torniamo su di loro.”

Per quella frase su cui ruota questo poema in forma di film, “a meno che non ami, la tua vita passerà in un lampo”.

Jack vive nel Texas degli anni ’50, coi genitori e due fratelli. La madre vede il mondo con gli occhi dell’anima, il padre (interpretato da Brad Pitt) con un’etica individualista e autoritaria. Presto Jack si scontra con le difficoltà della vita, così che da adulto (interpretato da Sean Penn) perde la rotta della propria esistenza e cerca disperatamente qualcosa di eterno mentre intorno a lui tutto muta e muore. Sarà il ricordo delle parole del padre, che da piccolo gli erano sembrate troppo dure, ad aiutarlo ad affrontare la vita adulta. Ricordando che l’unico modo per essere felici è amare.

Imperdibile.

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