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Posts Tagged ‘Campo’

palio1

Dalla torre
cade un suono di bronzo: la sfilata
prosegue fra tamburi che ribattono
a gloria di contrade.
E’ strano: tu
che guardi la sommossa vastità,
i mattoni incupiti, la malcerta
mongolfiera di carta che si spicca
dai fantasmi animati sul quadrante
dell’immenso orologio, l’arpeggiante
volteggio degli sciami e lo stupore
che invade la conchiglia
del Campo…
Da “Palio” (Eugenio Montale)

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Perdersi in un campo di lavanda

Non so se sia il colore o il profumo ad incantarmi.

Far entrare un campo di lavanda nel proprio canale visivo o olfattivo è un’esperienza sensoriale che fa star bene.

O forse si sta bene perché è soprattutto un’esperienza affettiva.

Almeno per me, che attraverso quelle spighe violette mi perdo.

Ritrovandomi in un luogo che sa di mare, luce, roccia. E frammenti di cuore.

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Per dodici mesi le 17 contrade si preparano. Nei giorni che precedono il Palio si lascia poi giocare il “caso”. E’ infatti lui a decidere per sorteggio le tre contrade (tra quelle partecipanti l’anno precedente) che correranno insieme alle sette di diritto perché escluse l’anno prima. E’ lui a “scegliere” cavalli e fantini. Ed è ancora lui a decidere le posizioni dei cavalli alla partenza. Nell’ombra delle Contrade ci sono però i maneggi per “imbrigliare” il caso, trattando segretamente coi fantini, affinché corrano contro la contrada avversaria.
Ma all’alba del 2 luglio è  la Madonna di Provenzano ad essere la festeggiata. E si comincia: il corteo storico delle Contrade con gli alfieri che sbandierano colori e simboli e storia, il ritmo incalzante dei tamburi che preparano l’atmosfera della corsa, il Carroccio che porta il “Pallium”, il drappellone di seta che è appunto il “palio”, realizzato ogni anno da artisti senesi o famosi pittori contemporanei, il Campo gremito di gente e aspettative, l’anello della corsa che riecheggia di corse passate e già leggenda, fresco di tufo e terra di Siena.
L’uscita dei cavalli e dei fantini dall’ “entrone” fa scendere il silenzio sulla Piazza per far parlare un rito che si ripete dal medioevo, da quella vittoriosa battaglia di Montaperti del 1260, per cui si volle simboleggiare un ringraziamento alla Madonna (dell’Assunta il 16 agosto, e di Provenzano il 2 luglio dal 1656, rendendo doppio il palio annuale).
E’ la “mossa”, la partenza, uno dei momenti più emozionanti della corsa, perché è la posizione dei cavalli tra i canapi a preparare parte del risultato. Questo è il momento dei fantini che tenteranno fino all’ultimo nuove strategie ed inaspettate alleanze con altri a discapito di altri. All’entrata dell’ultimo cavallo, il decimo, di “rincorsa”, il mossiere fa scattare il verrocchio per dare il via alla competizione.
Tre giri del Campo, con fantini che cavalcano a pelo e possono esser sbalzati via (e il cavallo rimane “scosso” ma può vincere se continua la sua corsa), nerbi di bue che volteggiano nell’aria, la polvere che si alza, gli zoccoli dei cavalli che divorano la terra battuta per arrivare alla curva più difficile, a gomito e in discesa, la curva di San Martino. Dopo i primi due giri le sorti della corsa si fanno più chiare, col Palio conteso ormai tra poche Contrade prima del rettilineo e della curva del Casato.
L’arrivo è segnalato dal bandierino bianco e nero, i colori di Siena, e dallo scoppio del mortaretto che accompagna le urla assordanti dei contradaioli che invadono la pista per portare in trionfo il vincitore.
PS: Mi sono appassionata e poi innamorata del Palio di Siena e del suo mondo dopo aver letto una piccola grande storia di Fruttero & Lucentini, “Il Palio delle Contrade morte”, in cui come i protagonisti mi sono letteralmente “persa” nelle assolate e silenziose campagne senesi in preda ad un sogno legato ad una corsa di cavalli in una città densa di fascino, un labirinto di vicoli antichi e ombre altissime.

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