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Posts Tagged ‘calcio’

Le prime pagine dei quotidiani odierni raccontano quanto non succedeva da sessant’anni: l’Italia fuori dai mondiali di calcio.

La foto più usata quella del portiere azzurro Buffon che piange e si dispera.

I titoli tutti impietosi a tratteggiare la storica disfatta: “Vergogna nazionale”, “Figuraccia mondiale”, “Fuori dal mondo”, “Apocalisse azzurra”, “Mondiali addio”, “Buio a San Siro”, “Disfatta azzurra”, “Tutti a casa”.

Sopravviveremo, certo. Senza afose notti magiche e senza quella pia illusione che almeno nel calcio contassimo qualcosa sullo scacchiere internazionale.

La lezione sembra essere, ancora una volta, più umiltà e applicazione. E fine dei giochi di potere nelle alte sfere.

Ps: intanto per ora, come da atavica usanza italiana,  nessuno si è dimesso.

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Il calciatore continua ad essere mestiere ambitissimo da bambini e adolescenti. E invidiatissimo dagli stessi diventati maschi adulti.

Il motivo sembra il solito. La quantità spropositata di denaro guadagnato, e ciò che ne consegue in termini di onore e gloria. Da lì ad assurgere a modello da imitare il passo è breve.

Due esempi. Donnarumma, portiere del Milan confermato a suon di soldoni, e Bonucci, ex difensore juventino entrato nelle fila rossonere con una cifra a diversi zeri.

Il primo, stanco per la stagione di lavoro (neanche fosse un minatore del Sulcis) e stremato dal tira e molla sul suo contratto, decide di non presentarsi agli Esami di Stato, sostenuto in questo dal padre che gli consiglia invece di correre ad Ibiza per sciogliere lo stress accumulato.

Il secondo, sette anni nella Juventus, dimentica in tre giorni la fede bianconera perché, come dicevano i latini, pecunia non olet, il denaro non puzza. Insulti da parte degli ex tifosi, accoglienza trionfale da parte di quelli nuovi. Come se i cambi di casacca, anche politica, non avessero insegnato nulla.

La morale quale è? Che a tutto si può dare un calcio, dal pallone ai valori. Ma al denaro proprio no.

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Che incredibile lezione quella della vittoria calcistica della squadra inglese di Leicester.

Una lezione sui sogni, sulla fatica, sulla perseveranza, sul gioco di gruppo.

E su chi conduce. Che spesso deve dimenticare il sé, “portando il lume dietro“. Senza giovarsene. Affinché chi viene allenato ci creda e proceda.

Che lezione incredibile per la politica.

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palla world-cup-2014

La palla, la palla è rotonda
Si gioca di prima e di sponda
Rimbalza, si insacca
Ti sembra una scia sull’ombra

La palla, la palla è rotonda
Un tocco di tacco che incendia
Di collo, di piatto, di esterno, di mezza punta.

Da “La palla è rotonda” di Mina.

Grande Mina. Sempre sul pezzo.

Questa volta il pallone di calcio con tutta la linguistica ad esso attinente.

Un inno a quell’oggetto tanto rincorso e da tutti conosciuto.

E in tempi di Mondiali la rotondità della palla è chiara a tutti i tifosi…

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Si deve cercare di mantenere la passione dei tifosi e cercare di giocare per i tifosi. Dare spettacolo. Io penso che non basta vincere 1 a 0 per essere felici e contenti se non si è dato niente alla gente. Penso che la gente debba tornare a casa contenta… Che ha visto qualche cosa. E si è divertita.

Zdeněk Zemanallenatore di calcio.

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Ci sono nel calcio dei momenti che sono esclusivamente poetici: si tratta dei momenti del «goal». Ogni goal è sempre un’invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica. Il capocannoniere di un campionato è sempre il miglior poeta dell’anno.

Pier Paolo Pasolini, da “Saggi sulla letteratura e sull’arte”.

Ps: voglio continuare a pensare che la maggior parte dei goal che vediamo e partecipiamo siano gesti atletici belli e poetici, come diceva Pasolini. E voglio continuare a pensarlo altrimenti vado nel “pallone”.

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