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La foto della Renault 4 col portellone aperto del bagagliaio a mostrare il corpo senza vita del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro resta nella storia d’Italia come una delle pagine più drammatiche e oscure della nostra Repubblica.

In modo tanto sanguinoso si concluse il 9 maggio 1978 il cosiddetto “affaire Moro”, iniziato la mattina del 16 marzo col sequestro a Roma dell’onorevole e l’uccisione dei cinque agenti di scorta da parte di un nucleo armato delle Brigate Rosse.

Dopo una prigionia di 55 giorni, durante la quale Moro fu sottoposto a un processo politico da parte del cosiddetto “Tribunale del Popolo” istituito dalle Brigate Rosse e dopo aver chiesto invano uno scambio di prigionieri con lo Stato italiano, Aldo Moro fu ucciso.

Un film che ha reso bene il punto di vista dei prigionieri, compreso lo scrupolo di coscienza di alcuni di loro, e il dramma umano vissuto da Moro, magistralmente interpretato da Roberto Herlitzka, è Buongiorno, notte, di Marco Bellocchio. Con un titolo che già sottolinea la fatica di far convivere gli opposti.

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Oggi, alla Mostra del cinema di Venezia, Leone d’oro alla carriera a Marco Bellocchio, il regista di film quali “Nel nome del padre”, “L’ora di religione”, “Buongiorno, notte”.

Il premio gli sarà consegnato da Bernardo Bertolucci, Oscar per “L’ultimo imperatore”, che ha ricevuto a sua volta la Palma d’oro alla carriera all’ultimo festival di Cannes. ”Mi onora e mi commuove che sia Bernardo Bertolucci a consegnarmi il Leone – ha dichiarato Marco Bellocchio – Pur percorrendo strade diverse, c’è sempre stata tra noi due reciproca attenzione e stima. E affetto”.

Proprio il film “Buongiorno, notte” viene trasmesso, quale omaggio al regista premiato,  in prima serata su Rai Movie, un’occasione per tornare a riflettere su una vicenda ancora buia per il nostro Paese, il sequestro Moro con il suo tragico epilogo. Ma più che sui risvolti politici, Bellocchio indaga, aiutato da un Roberto Herlitzka in stato di grazia, su quelli psicologici, compiendo un’indagine approfondita sull’animo umano e le sue pieghe. Con l’eco continua del verso di Emily Dickinson che dà il titolo al film: “Good Morning, Midnight / I’m coming home“. Quel ritorno a casa che, attraverso un’alba di chiaroscuri, viene oniricamente rappresentato dai passi dello statista.

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