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Posts Tagged ‘Bruxelles’

L’antica Bisanzio viene ferita là dove è moderna, globale, connessa. Nel suo aeroporto, simbolo per antonomasia del collegamento veloce tra i luoghi della terra.

E Istanbul, seppur lontana, è vicina. Almeno a noi europei.

Per quel ponte sul Bosforo che la rende città bifronte su due continenti.

Per quella richiesta antica, seppur finora non soddisfatta, di varcare la soglia del vecchio continente.

Per quel suo epiteto di “seconda Roma” che la sposta su un terreno nostrano. Ma che oggi risuona stonato perché fa di una capitale straniera una capitale prostrata come Parigi o Bruxelles.

In altre parole il cuore pulsante e primigenio dell’Europa. Ancora una volta sotto attacco. O forse sotto scacco.

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bruxelles2

Perché colpire l’Europa? Nel suo cuore e abitudini e vita?

Forse perché da settant’anni noi europei abbiamo imparato a non fare la guerra? O forse perché stiamo ripristinando muri dimostrando di non aver imparato quasi niente?

L’aria è mefitica, pesante, velenosa, mortale. Con voli di corvi a volare bassi sui cuori. Depredandoli di sogni e futuro. Perché ci stiamo abituando, purtroppo, a sopravvivere alla giornata. Prospettive appiattite sul torbido orizzonte.

Piange Tintin. Piange l’Europa. E buona parte di mondo.

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Brussels

Mi addolora vedere Bruxelles in tuta mimetica e blindata. Un’altra ferita.

Ho amato molto questa città.

L’eleganza antica della sua Grand Place, il tempo rallentato nelle sue vie, un gioiello magico quale Bruges a poca distanza. La perfezione delle tavole fiamminghe che passeggia insieme alla creatività dei nuovi artisti. Con chocolate in ogni dove. E un simbolo del futuro, quale l’Atomium, ad ammiccare dall’alto.

Ma ora è allerta massima. Gli edifici fermés, gli individui silencieux.

Non tutto è perso. Ma neppure tutto è vinto.

Ps: che possa essere di buon auspicio l’uscita prossima del film del regista belga Jaco van Dormael, dal titolo alquanto programmatico, “Dio esiste e vive a Bruxelles“.

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cerchio magico

Da qualche tempo si vocifera di un “cerchio magico” attorno al Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Ovvero, intorno a lui circuiterebbero i più fidati collaboratori, quelli che, per intenderci, non tramano congiure di palazzo.

A tal punto che anche il nome di Federica Mogherini a “Ministro degli Esteri” in quel di Bruxelles sembra sia scaturito più per la fedeltà al Capo che per capacità comprovata del singolo.

E qui si muove il dubbio. Fino a che punto per un Capo è meglio circondarsi di yesmen, col risultato di essere omaggiato e protetto, piuttosto che avere qualcuno che tenti forse anche l’arrampicata personale ma che dimostri competente iniziativa individuale?

Certo, bisogna rischiare. Ma è un Capo a sua volta capace colui che non si sottopone al rischio?

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Il caso ama sparigliare le carte. Oggi lo fa al mattino, pensando alla sera.

Così i tavoli da gioco mescoleranno, senza confonderli, gli assi vincenti dei due Paesi.

Tanto spread e qualche corner, banditi gli eurobond e richiesti i gol. E il “rigore”, per entrambi, sullo sfondo.

Sarebbe bello smontare l’innata sensazione tedesca di superiorità nei nostri confronti.

Sarebbe bello dimostrare che la creatività, unita alla fatica, spesso è vincente.

Sarebbe bello poter dire la nostra. Al vertice economico al mattino. Sul campo di calcio alla sera.

Cuore e testa a confronto. Col cuore a sussultare un po’ di più.

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Il 9 dicembre 1991 a Maastricht il Consiglio europeo faceva nascere il Trattato sull’Unione Europea, comprendente l’introduzione della moneta unica, l’euro.

Vent’anni dopo a Bruxelles un vertice notturno per salvare l’Europa, con l’euro che sembra destinato a trascinare l’intero pianeta alla bancarotta.

Cosa è successo? Di cosa non ci siamo accorti? Perché quel soggetto che sembrava nascere sotto i migliori auspici, a vent’anni sembra già decrepito e tutti si susseguono con ricette di vario genere al suo capezzale?

O c’è una più occulta regia? A chi darebbe particolarmente fastidio un’Europa economicamente forte? O è addirittura più pericolosa un’Europa politicamente autorevole perché dotata di organismi comunitari unici e con poteri decisionali? Cosa sta succedendo nelle stanze del potere per cui lo scenario catastrofico di un’Europa in tracollo è persino più gestibile di qualcos’altro?

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Airbus 319

E’ solo una nota. Ma avendo or ora alle spalle un periodo politico caratterizzato da comportamenti barocchi e dispendiosi, la nota diventa una notizia.

Il premier Mario Monti rinuncia all’Airbus 319, l’apparecchio più grande del 31/o stormo, che avrebbe dovuto accompagnarlo con la sua delegazione a Bruxelles, perché gli è apparso eccessivo per una dozzina di persone.

Così ha chiesto e ottenuto il più piccolo Falcon 900, con cui la delegazione italiana è infine giunta a Bruxelles.

Poca cosa, senza dubbio. Ma se siamo un Paese in emergenza economica e la parola d’ordine è risparmio, è confortante notare che anche la “casta” cominci a “volare” più bassa.

Aereo Falcon 900

Questione di stile.

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