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Posts Tagged ‘bosco’

È notizia di questi giorni. La luminosa danza delle lucciole, di cui già Pasolini lamentava la scomparsa nei suoi “Scritti corsari”, è incredibilmente riapparsa. Con stupore e gioia di tutti.

Sembra che il lockdown abbia fatto il miracolo. Riportando le lucciole a muoversi in modo luminescente per accoppiarsi. Un suggestivo rito d’amore nelle notti d’estate. Magica poesia di grazia e di luce.

Che molto incanta. E alquanto insegna.

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È semplice e bella la castagna.

Inaspettato e casto il suo vestito,                                                    di tersa e raffinata eleganza.

Anticipo di dorato stupore. 

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amelie1

Frutti del bosco speciali i lamponi.

Davvero Buoni. Cicciosi e giocosi.

Golosissimi poi se mangiati in punta di dita.

Come Amélie. E il suo favoloso mondo.

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san martino

Il colore a sorpresa emana calore.

Il filo è sottile ma preziosissimo.

Il risultato è superbo. Seppur effimero.

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alex-saberi-quattro-cervi-rossi-cervus-elaphus-nella-foresta-autunnale

Questa è l’immagine dell’autunno per me.

Colori tinta natura, sfumato e terre di creta.

Un bosco magico. E la presenza regale dei cervi. Passo elegante e sguardo illuminato.

Col silenzio spezzato solo dal crepitare delle foglie che si sbriciolano al loro passaggio.

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Castagna1

Riccio, mallo, castagna…

E lentamente ci ritroviamo col frutto nudo…

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Per un cestino di ciliegie (e forse anche meno…) potrei commettere peccato. Veniale, s’intende. Però commesso con convinzione. Penso che il peccato stia proprio lì, nella convinzione di commetterlo.

Forse tutto nasce con “Cappuccetto Rosso”, la mia fiaba preferita. E in quel cestino che Cappuccetto Rosso porta con sé, facendolo dondolare felice con tanti trallallero mentre attraversa il bosco. Quel cestino è godimento pieno, focaccia e vino nell’originale, ma poi ogni genitore nel racconto fa suo quel cestino riempiendolo di leccornìe. In quello preparato per me c’erano le ciliegie, tante e rosse, forse per riprendere il fil, rouge appunto, con la protagonista.

In quel cestino di ciliegie che passeggia per il bosco per mano ad una bambina allegra mentre raccoglie fiori e mangia ciliegie in una bella giornata ritardando così l’arrivo dalla nonna, ebbene penso proprio stia lì parte del nucleo del mio senso di felicità.

E forse anche l’origine del mio senso di peccato legato alle ciliegie.

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Nei nostri boschi, l’albero possente, il signore del castello per il quale tutti nutrono grande rispetto, è l’abete bianco. E’ il vecchio protettore, colui che dal suo eremo, raggiunta l’età della saggezza, controlla tutto e tutti. Anche il nome, sereno e pacifico, lo aiuta. Alto e maestoso, si sviluppa largo e diritto. In altezza, può raggiungere anche i cinquanta metri. Da lassù parla con la luna e vede tutto e tutto sa. La sua crescita è lenta e laboriosa perché deve apprendere la difficile arte del condottiero, del grande saggio che, imparziale come Salomone, appiana e dirime tutte le dispute del bosco sul quale regna. La calma dell’abete bianco è solenne e tutti gli alberi, anche i più invidiosi e cattivi, lo accettano nel ruolo di grande controllore e padre. Non è però uno sterile applicatore di leggi e commi, bensì un sereno giudice di pace che dispone di grande sensibilità. Esercità l’autorità senza arroganza. Molti uomini che detengono il potere dovrebbero ogni tanto sedersi all’ombra di un abete bianco per ascoltare i suoi consigli e seguirne l’esempio. Da vigile custode del bosco, l’abete bianco ha per tutti una riserva di attenzioni , ma dei più deboli e dei maltrattati si occupa con maggiore scrupolo.

Mauro Corona, da “Le voci del bosco”.

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Le intuisco, odorandole, già da lontano. Come un cane da caldarroste. E’ il profumo di fuoco a segnalarmi la loro presenza.

Avvicinandomi all’oggetto del desiderio, è il loro crepitìo di camino ad affascinarmi.

Quando poi entrano nel mio campo visivo mi incanto di fronte a quel punto di marrone che si snerva fino a fendersi, arrendendosi, per mostrare il suo contenuto giallo zafferano.

Quello è il momento in cui toglierle dal fuoco, avvolgerle in un panno caldo e quasi immediatamente scaldarsi le mani con una di loro, diventando così giocolieri di se stessi nel togliere la buccia evitando di bruciarsi.

Dipende poi dalla gola e dal suo grado di peccato l’attimo in cui decidiamo di avvicinarci a lei, tentando di addentarla, soffiandola, e poi infine gustando la croccantezza di quella farinosa delizia del bosco. Che piacere antico, e pur sempre nuovo…

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La Citazione

Davanti a due strade divergenti in un bosco mi incamminai lungo quella meno battuta, e questo ha fatto la differenza.

Robert Frost.

Bosco delle Mànie - Finale Ligure

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