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Posts Tagged ‘Barack Obama’

Joe Biden, 46° Presidente degli Stati Uniti d’America, tocca alcuni primati: è il Presidente con più primavere e quello che ha ricevuto più voti. È anche il primo ad avere al suo fianco come Vice presidente una donna, l’afroamericana Kamala Harris. Ed è il secondo Presidente di origini irlandesi, dopo John Fitzgerald Kennedy.

Già Vice presidente sotto Obama, conosce la politica da sempre. Fin dai tempi in cui, giovane senatore, faceva la spola tra Washington e Wilmington in cui vivevano i suoi due bambini sopravvissuti all’incidente automobilistico in cui Biden perse la moglie e la figlia più piccola. Sarà l’incontro con Jill Tracy Jacobs, insegnante di inglese, a regalargli una ritrovata serenità, un’altra figlia e un appoggio incondizionato alla sua carriera politica. Rivendicando sempre con passione e orgoglio, anche ai tempi della vicepresidenza, la sua indipendenza lavorativa.

Fin dal suo primo discorso, al Chase Center di Wilmington, la sua città in Delaware, Joe Biden ha posto l’accento su due verbi, “unire” e “guarire”. “Torniamo a essere gli Stati Uniti d’America. Mi impegno a essere un presidente che porta unità e non divisione. Non ci sono stati blu o stati rossi. Non ci sono nemici ma avversari. Io sarò il presidente di tutti“. E ancora, ″La Bibbia ci dice che c’è un tempo per ogni cosa. C’è un tempo per costruire, un tempo per raccogliere, un tempo per seminare e un tempo per guarire. Questo è il momento di guarire gli Stati Uniti“.

Anche Kamala Harris sottolinea il verbo “guarire”: “Ora inizia il nostro lavoro, duro, necessario, per sconfiggere la pandemia, risollevare la nostra economia, sradicare il razzismo, riportare un sistema di uguaglianza, guarire l’anima della nostra nazione“.

Prima mission proprio la lotta al Covid. Già nominata una task force per un piano di azione contro la pandemia. “Mettete la mascherina, non ha colore” esorta il neo presidente.

Nel frattempo, mentre giungevano gli auguri dei capi di Stato di mezzo mondo a Joe Biden, assordante il silenzio di Donald Trump asserragliato nella Stanza Ovale della Casa Bianca, pronto ad una guerra legale su un riconteggio dei voti. In realtà preoccupato della perdita dell’immunità a fronte di possibili processi a suo carico. Ma alcuni familiari sembrano consigliarlo da giorni su un’uscita elegante, salvando così l’istituzione della Presidenza americana. E in fondo anche se stesso.

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E’ arrivato il giorno dell’elezione del quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti d’America.

E dopo una campagna elettorale dura, senza fair play, l’esito resta incerto, seppur con un margine pro Hillary Clinton, la candidata democratica. Ma il tycoon Donald Trump, candidato repubblicano, e i suoi sostenitori continuano a credere in un risultato vittorioso.

Ma per il mondo quale esito risulta essere il male minore?

Pensare che a Trump possa essere consegnata la valigetta coi bottoni assume le sembianze del peggior incubo possibile. Per non parlare dei suoi futuribili muri ispanici, del suo rapporto con l’altra metà del cielo, della sua nota diplomazia e pacatezza nei modi e nei pensieri.

Così non resta che l’ex first lady Hillary Clinton, la quale tra mailgate e affairs politici non si presenta come il miglior candidato possibile ma come la prima candidata donna alla Presidenza Usa.

Quanto accadrà dall’altra parte dell’Oceano interessa questa parte più di quanto sembri, perché l’attuale snodo del “tavoliere” mondiale è la Siria, da cui scaturiscono guerre e alleanze, Isis e migranti, Erdogan e Putin. E la vecchia Europa che non può sottrarsi all’alleato di sempre, ma che deve riacquisire una sua posizione autorevole. Anche nei confronti del nuovo Presidente americano.

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Barack Obama

Assunto: il Nobel per la Pace viene assegnato a chi ha dimostrato propensione chiara ed evidente, con dichiarazioni e comportamenti, nel lavorare ai fini della Pace.

Problema: può convivere tale Premio con la volontà di usare armi?

Domanda: perché il Presidente americano Barack Obama, detentore del Premio Nobel per la Pace 2009 (sob!), la scorsa settimana ha dichiarato che l’America era pronta ad armare Kiev nel conflitto contro la Russia?

Soluzione: i tentativi diplomatici odorano di antico. Perché è universalmente risaputo che per cercare di evitare un’escalation in una guerra è utile armare la parte più debole come una santa Barbara. Di modo da rendere i due contendenti pari nelle armi. Non avendo così più motivi per evitare il conflitto. Parola di Premio Nobel per la Pace.

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Usa e Cuba che tornano a parlarsi dopo più di mezzo secolo. Il gelo che si scioglie. Todos somos americanos. Si tratta di storia, anche se non ce ne rendiamo conto. Troppo da vicino è in agguato la presbiopia.

Però rifletterci tra le feste e l’anno nuovo in avvicinamento fa ben sperare per il futuro. Su quella recondita capacità di dialogo che l’umanità, sometimes, si ricorda di avere tra le proprie pieghe. Trasformando silenzi in mani che si tendono.

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L’America non è ciò che può essere fatto per noi, ma ciò che può essere fatto da noi. E’ questo che fa l’America grande.

Barack Obama, dal discorso dopo la vittoria alle Presidenziali 2012.

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Non c’è un’America progressista e un’America conservatrice, ci sono gli Stati Uniti d’America. Non c’è un’America nera e un’America bianca, un’America latina e un’America asiatica: ci sono gli Stati uniti d’America.” – Barack Obama

Quando si tratta il carattere d’America, il presidente Obama ed io abbiamo visioni molto diverse. Il governo è al centro della sua visione. Esso eroga le prestazioni, prende in prestito ciò che non può prendere, e consuma una quota sempre maggiore dell’economia. – Mitt Romney

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«Sono profondamente rattristato dalle notizie dell’uccisione e del ferimento di civili afgani. Esprimo le mie condoglianze alle famiglie e agli amici di chi ha perso la sua vita, e al popolo afgano che ha sopportato per troppo tempo violenza e sofferenza. Si tratta di un incidente tragico e scioccante che non rappresenta il carattere eccezionale del nostro esercito e il rispetto che gli Stati Uniti nutrono nei confronti del popolo afgano. Il mio pieno appoggio va al lavoro del capo della Difesa Leon Panetta e del generale Allen perchè si faccia piena luce sui fatti e si assicuri , nel più breve tempo possibile, i responsabili alla giustizia».

Barack Obama, Presidente degli Stati Uniti.

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