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Posts Tagged ‘azzurro’

azulejosapacodearcos

Nel mare tormentato di questo tempo.

Ma con l’azzurro a ricordarci di non mollare i nostri ormeggi di libertà.

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spigola

La spigola, quell’ombra grigia profilata nell’azzurro, avanza verso di lui e pare immobile, sospesa, come un aereo quando lo vedi sbucare ancora silenzioso nel cerchio tranquillo del mattino. L’occhio fisso, di celluloide, il rilievo delle squame, la testa corrucciata di una maschera cinese – è vicina, vicinissima, a tiro. La Grande Occasione- L’aletta dell’arpione fa da mirino sulla linea smagliante del fucile, lo sguardo segue un punto tra le branchie e le spine dorsali. Sta per tirare – sarà più di dieci chili, attento, non si può sbagliare! – e la Cosa Temuta si ripete: una pigrizia maledetta che costringe il corpo a disobbedire, la vita che nel momento decisivo ti abbandona. Luccica lì, sul fondo di sabbia, la freccia inutile. La spigola passa lenta, come se lui non ci fosse, quasi potrebbe toccarla, e scompare in una zona d’ombra, nel buio degli scogli. Adesso sta inseguendo la Grande Occasione Mancata. Per lunghi oscuri corridoi sottomarini, ombre come alghe viola, e gelo in tutto il corpo. Man mano che si abitua a quel morto chiarore distingue le poltrone del salotto, il lungo tavolo di legno scuro, il paralume verde, il divano, la macchia di caffè sul cuscino giallo. La spigola deve essere scomparsa in qualche angolo buio, dietro quel cassettone o nella stanza di là, sotto il letto dove lui ora sta dormendo. Ma non importa più, ormai ci siamo, eccola La Scena. Si presenta sempre identica: lo sguardo di Carla che splende come un mattino tutto luce in fondo al mare, e lei così vicina – anche il battito del cuore! – vicina, con l’occhio marino aspettando. E poi offesa? stupita? incredula? prontamente disinvolta comunque, eccola di nuovo seduta sul letto pettinandosi, per sempre lontanissima, che tenta di superare l’imbarazzo. Lui la guarda mentre lei si pettina i capelli raccolti sulla nuca, bionda coda di cavallo oscillante – luminosi come sulla spiaggia nella note di Capodanno! – lui senza vita e un sorriso umiliato che copre il desiderio di morire. E i ragazzi, t’immagini le facce? le risate? le chiacchiere, se sapessero. Lui, solo, con La Grande Occasione Mancata, e tutti i loro occhi aperti sulla Scena.

Incipit “Ferito a morte” di Raffaele La Capria.

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mosaico

Vorrei una cassetta del mare.

Come quella dei colori. O degli attrezzi.

Per avere il mare a portata di mano e di occhio.

Tessere di acqua salata. Cangiante e trasparente.

Come lo smalto turchese in cui scendo per simularmi sardina.

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Claudio Malacarne "Alla luce del sole"

Claudio Malacarne “Alla luce del sole”

Acqua in caduta libera.

Pennellate sui nostri pensieri.

Dilavati. Come acquarelli.

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Mare di settembre. Spiaggia semivuota. Lunghe prospettive. Di sguardo e di testa. Silenzi sciabordati dalle onde.

E poi una voce di bambina: “Mamma, ma il mare si può trasportare?”. Mi volto ed è il mio interno a fotografarla. Una manciata di anni, otto o dieci, e un atteggiamento riflessivo, di chi di fronte ad un problema si ferma a pensare e chiede illuminazione a qualcuno di cui si fida. Guarda il mare e lo vorrebbe portar via, per quando sarà lontana. E quell’azzurro sarà dislavato da nebbia, tempo e fatica.

Come se fosse pensabile una conserva immensa di mare per i giorni d’inverno.

Ed è così, con quella domanda carpita, che io scommetto ancora sul tappeto della fiducia nel futuro, nel sogno, nella possibilità.

Anche su qualcosa che, ad oggi, ci appare proprio impossibile.

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“Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell’imbarazzo di metter su la pagina culturale, perché il “Lisboa” aveva ormai una pagina culturale, e l’avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte. Quel bel giorno d’estate, con la brezza atlantica che accarezzava le cime degli alberi e il sole che splendeva, e con una città che scintillava, letteralmente scintillava sotto la sua finestra, e un azzurro, un azzurro mai visto, sostiene Pereira, di un nitore che quasi feriva gli occhi, lui si mise a pensare alla morte. Perché? Questo a Pereira è impossibile dirlo.”

“Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi

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Domenica mattina il senatore Monti, ai giornalisti che gli chiedevano una dichiarazione, rispondeva: “Oggi è una bella giornata”.

Vorrei condividere coi viaggiatori di questo “treno” le parole con cui lo scrittore Raffaele la Capria ha raccontato la sua idea di “bella giornata”, cardine di tanta sua produzione, e in particolare del romanzo “Ferito a morte”, Premio Strega 1961.

La mia bella giornata doveva essere una giornata qualunque, una di quelle lunghe tranquille giornate estive simili al trascorrere di una nuvola sull’azzurro indifferente del cielo, dove non accade proprio nulla di rilevante; ma nella mia descrizione doveva corrispondere a tutte le belle giornate qualunque, e dunque contenerle tutte, catturarne il tempo (che ne fa la qualità e le accomuna) e poi i suoni i colori le voci l’aria e «quel vento che ti sfiora, e mai, mai più ripasserà». Ma perché proprio una “bella giornata”? Perché era per me un’immagine primaria, radiosa e irradiante, da cui scaturivano per germinazione spontanea altre immagini tutte legate a momenti assoluti dislocati in un tempo immobile. Queste immagini avrei voluto disporre in un certo ordine ancora a me sconosciuto ma dettato da quella, unica e prima, sepolta dentro di me, ineffabile, e corrispondente al mio sentimento del mondo. Quel “certo ordine” non poteva essere prestabilito, dovevo trovarlo nel processo di elaborazione del romanzo che stavo scrivendo, mentre lo scrivevo, e doveva coincidere con la casualità di quella giornata, sorprenderla nel suo accadere.”

Forse il Professore si riferiva, semplicemente, alla “casualità di quella giornata“, sorpreso lui stesso dall’accadimento di una simile “bella giornata”.

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