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Posts Tagged ‘attacco terroristico’

Risultati immagini per londra london bridge terrore

Nel tempo 2.0, quello social & terrorist, un evento pubblico porta ormai con sé, sottotraccia, un’ansia strisciante per qualcosa di pericoloso che può accadere. Così qualsiasi rumore o voce o spostamento, seppur minimo, deflagra su quella paura sottile trasformandola immediatamente in panico. L’effetto domino fa il resto. Fuggi fuggi scomposto, e l’uomo si fa mandria. Corre senza fermarsi, travolgendo tutto ciò che incontra. Compresi i suoi simili.

Così è avvenuto nel cuore di Torino, di fronte ai maxischermi posizionati in Piazza San Carlo (scelta discutibile) per la finale di Champions, Juventus versus Real Madrid. Oltre 1500 tra contusi e feriti, di cui alcuni gravi. Il pensiero va ad un’altra finale bianconera di Champions, allo stadio Heysel di Bruxelles e al suo tributo di sangue.

Ma nel tempo 2.0 social & terrorist le notizie globali si spostano velocemente e il Big Eye è sul London Bridge. Ancora un attacco terroristico nella capitale britannica. In un “normale” sabato sera, terrore tra strade e ristoranti, con accoltellamenti, urla, sbigottimento, vittime, feriti, polizia in assetto di guerra.

Così la nostra angoscia si rinforza. A tal punto da farci tracimare anche da soli. Ad ogni frullo d’ali.

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Ancora. Un nuovo attacco. Un’altra ferita.

Questa volta al cuore di Londra. A quel Parlamento che pulsa democrazia per tutti. Un simbolo potente. Di istituzioni, leggi, uguaglianza, confronto.

Lo sfregio umano e immaginifico a Westminster colpisce tutti noi. Ma non solo da europei. Ancor più ci ferisce da cittadini del mondo.

Memori di quanto diceva sir Winston Churchill, vicino alla cui statua é avvenuto l’attacco: “Fanatico é colui che non può cambiare idea e non intende cambiare argomento.

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cielostellato

E’ l’inizio di luglio. Giornate lunghe, in cui i vestiti perdono peso. E a volte anche gli argomenti.

Per me il 2 luglio è Palio. Di Siena, della Madonna di Provenzano. Contrade, sorteggi, maneggi. La fortuna a rimpiattino tra i canapi, la gente in silenzio nella “conchiglia”. E l’ombra, ancora medievale, della Torre del Mangia. Poi l’attesa, la mossa, la corsa. In premio il drappellone, che quest’anno ricorda l’anno giubilare, della misericordia, che porge sostegno a chi ne ha bisogno. Anticipo di consolazione.

Questo 2 luglio portava con sé anche un’altra sfida, quella calcistica degli Europei, Italia-Germania, che da sempre è confronto oltre il pallone. E allora sarebbe stato tifo, aperto e sofferto. E due visioni di vita, fantasia versus rigore. Che poi nella notte sarebbe diventata la parola chiave.

Ma questo 2 luglio diventava ormai altro, con la realtà infine evidente sull’esito di un blitz lontano, in terra bengalése, ma che parla anche italiano. Così l’attacco terroristico nel ristorante di Dacca, vicinissimo all’ambasciata italiana, rivelava non solo la conclusione tragica, 20 vittime di cui 9 italiane, ma l’orrore della carneficina, una mattanza in nome di una barbara e primitiva follia.

In questo modo una leggera e spensierata notte di mezza estate si faceva pesante e di pensieri densa. Con la tristezza a sfaldare l’aria tersa.

Notte di perdite, tragiche e assurde. Notte in cui cerchi àncore, ma si affacciano abissi. Se ne andava Michael Cimino, proprio il regista che alle ferite del sud-est asiatico aveva dedicato “Il cacciatore”. E se ne andava anche il Premio Nobel Elie Wiesel, sopravvissuto alla Shoah per darne voce con “La Notte”. Un faro per gli uomini tutti, colui che ci ha sempre esortato al “Mai in silenzio davanti al Male”. Un monito da tenere presente sempre. Anche in questa notte di mezza estate, 2 luglio 2016.

Ps: Yves Bonnefoy, il più grande poeta di lingua francese del nostro tempo, si era spento ventiquattro ore prima. La sua poesia, altissima, ci sia da boa nei marosi di questo reo tempo:

Così abbiamo dormito, non so quante
Estati nella luce; e non so ancora
In quali spazi i nostri occhi si aprano.
Io ascolto, niente vibra, niente ha fine.

(da “Le nuvole” di Yves Bonnefoy)

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bruxelles2

Perché colpire l’Europa? Nel suo cuore e abitudini e vita?

Forse perché da settant’anni noi europei abbiamo imparato a non fare la guerra? O forse perché stiamo ripristinando muri dimostrando di non aver imparato quasi niente?

L’aria è mefitica, pesante, velenosa, mortale. Con voli di corvi a volare bassi sui cuori. Depredandoli di sogni e futuro. Perché ci stiamo abituando, purtroppo, a sopravvivere alla giornata. Prospettive appiattite sul torbido orizzonte.

Piange Tintin. Piange l’Europa. E buona parte di mondo.

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