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Posts Tagged ‘asilo politico’

anglofilia1

La mia anglofilia è tale per la filia di Albione nei confronti degli altri, dalla concreta beneficenza verso i bisognosi all’apertura gratuita dei musei. Per non parlare poi della multietnica London, World City.

Eppure, dopo aver sentito la Gran Bretagna sostenere di esser pronta a fornire aiuti ai migranti in arrivo dal mare ma a non volere accogliere sulle bianche scogliere di Dover chi sbarca su scogli più scuri e mediterranei, la mia anglofilia diminuisce.

Proprio il premier britannico David Cameron ha detto di esser pronto ad offrire la nave portaelicotteri Bulwark, tre elicotteri e due pattugliatori con la mission di fare operazioni di soccorso e salvataggio, ma a patto «che le persone salvate siano portate nel Paese sicuro più vicino, probabilmente in Italia, e che non chiedano asilo nel Regno Unito». Contravvenendo così alle convenzioni europee che permettono di chiedere asilo una volta saliti a bordo. Cameron si appella cioè all’ormai famoso Nimby, acronimo inglese che sta per Not in me back Yard, “non nel mio giardino“.

Tale egoistica dichiarazione non è da my Albion, ma da perfida Albione.

Ps: il 7 maggio in Gran Bretagna si vota. Gli esiti sono imprevedibili, soprattutto per il partito della destra ultra nazionalista dell’Ukip guidata da Nigel Farage che fa dell’immigrazione il suo cavallo di battaglia. Che siano le elezioni a dettare, anche a latitudini più nordiche, toni e parole di certe dichiarazioni?

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kobane

E così, nonostante i raid aerei della coalizione internazionale, i miliziani Isis, alias terroristi, sono giunti assediandola alla città siriana di popolazione curda Kobane. Nome che a noi occidentali poco racconta, a meno di non osservarne la posizione geografica. Solo così Kobane diventa molto di più, assumendo le vesti di simbolo. Perché Kobane è una città al nord della Siria, vicino al confine con la Turchia. Come a dire che il famigerato Isis, che nulla ha da spartire con l’Islam se non gli inneggi ad un Dio espropriato del tutto della propria sacralità, sta per mettere un piede in Turchia, che è membro Nato oltre ad essere una delle porte d’Europa.

E forse, in incredibile ritardo, è ora che il Vecchio Continente si posizioni a riguardo di quanto accade. Possibile che la neo Lady Pesc (Politica estera e sicurezza comune) Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione in campo sicurezza, non abbia ancora speso una parola sull’argomento, se non per ammettere tale minaccia? Quali saranno le strategie militari? E quelle umanitarie? Quali i piani europei per affrontare una parte di mondo necessitato a spostarsi per non essere massacrato? O vogliamo ancora liquidare quanto sta accadendo, in termini di spostamento di popolazioni, con la semplice etichetta “Immigrati”? Perché qui, difficile che non sia ancora chiaro, si tratta di “Rifugiati”, a cui spetta, per umanità e Convenzione di Ginevra, l’asilo politico.

Ecco perché Kobane, città simbolo, sta diventando affare di tutti noi europei.

 

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