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Posts Tagged ‘arte’

“National Gallery” – London

La notizia è talmente bella da sembrare una fake.

È prescrivibile in ricetta medica, come forma terapeutica, la visita gratuita al museo. Perché sono ormai evidenti le prove scientifiche sul potere dell’arte come cura, non solo per la psiche ma anche per il fisico. Tra le opere d’arte aumenta il nostro benessere perché si alzano i livelli di cortisolo e serotonina.

Adesso la cattiva notizia. Per ora la visita museale nel prontuario medico è realtà solo canadese. Peccato. Perché la bellezza ci fa stare meglio, fino ad essere meglio.

E in questi tempi cupi e oscuri e violenti è auspicabile che qualche grammo di bellezza da somministrare come cura sia possibile anche nel vecchio continente.

Forse si abbasserebbe la possibilità di un’insensata sparatoria in un mercatino di Natale.

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Bagno profumato in tazzina.

Bustina di foglie e acquarello.

Il tè in artistica immersione.

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Zaha Hadid davanti al suo "Riverside Museum" a Glasgow.

Zaha Hadid davanti al suo “Riverside Museum” a Glasgow.

Le cronache di questi giorni ci inducono a riflettere, ancora una volta, sulla collocazione dell’uomo. Tra arte e parte.

Giornate buie queste (le luminose sembrano ormai di altri pianeti), in cui chiudono la loro parabola terrena artisti luminosi, di linee e note.

Zaha Hadid, l’archistar del futuro, sempre pronta a visualizzare oltre, tra disegni, materiali e fattibilità. La luce del suo sguardo a concretizzarsi nel mattone che erigeva.

Gianmaria Testa, il cantore degli ultimi, sopraffino e malinconico nelle sue note, sempre pronto, da capostazione qual era, a varare energie per futuribili mete del cuore. Senza barriere, la poesia per passaggio a livello.

E cosa dire di Giorgio Calabrese, il paroliere poeta di “E se domani”?

Piangi, e saluti l’umano che si era fatto arte.

Ma non fai in tempo a congedarti con tristezza dal quel luminoso umano, e già i sentimenti mutano e non t’ardiscon di parlare.

E l’indignazione ti rialza la testa, vedendo l’umano che si fa “parte”. Che ha sete di fazione, di privato, di interesse. Per padri, figli, ma niente Spirito Santo. Semmai fidanzati e petrolio e trivelle e soldi. Già, Mammona, su tutto.

E allora, in un colpo, ti è più chiaro l’umano. Tra cielo-visione-poesia, e fango-terra-miopia. Viaggio stretto, muto, futile. E drammaticamente inutile.

Gianmaria Testa in concerto

Gianmaria Testa in concerto

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Riusuke Fukahori, dipinto 3D fatto su strati di resina

Riusuke Fukahori, dipinto 3D fatto su strati di resina

Possibile che i pesciolini siano finiti in una padella in cui galleggia non olio ma resina?

Tranquilli! E’ “solo” arte, magistrale infingimento.

E poi oggi è giorno di sorprese e pesciolini poco fritti!

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statue

Bizzarra e inspiegabile la scelta del protocollo di Palazzo Chigi di coprire le statue dei Musei Capitolini in occasione della visita di Stato del Presidente iraniano Hassan Rohani.

Si è detto per non offendere la sensibilità iraniana. E che dire di quella non solo italiana ma dell’umanità intera nei confronti del nascondimento di capolavori dell’arte universale?

Se la Grande Bellezza va nascosta anche nei Paesi Democratici, oltre che distrutta in altri per barbare “ideologie”, allora un nuovo evo oscurantista è davvero cominciato. Un Medioevo non solo amante del buio ma anche del brutto.

Con una sottrazione di estetica che entra nel territorio dell’etica.

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magrelli

Libro all’apparenza “strano”, nel primitivo senso del termine. “Estraneo”, cioè “fuori dal conosciuto”, quindi “etranger“-“straniero”.

In effetti già il titolo appare “strano”: “la lingua restaurata e una polemica – otto sonetti a londra“. Una commistione/ibridazione/gioco libero, che è poi il libro stesso.

Partendo da 12 prose/quadri su 12 luoghi di Londra che il Poeta rende concretamente eterei e bellissimi, il libro osa poi una variatio intorno al concetto di “restauro” dell’arte, sia essa colore o lingua. Spunta anche una discussione politica tra Machiavelli e il “Tenerissimo”, alias l’autore stesso, sulle sorti dell’Italia.

Libello non semplice ma bello, soprattutto per il gioco ardito sul sonetto, composto/tradotto/scomposto, che ne fa un’autentica chicca per i linguisti e i curiosi. E gli omissis di copertina, tratti neri di pennarello su parole, non tolgono/coprono/nascondono. Bensì aprono spiragli/riflessioni/fantasie. Perché, come scrive Magrelli, “in poesia, il meno è il più“. Così il Poeta, in sottrazione, toglie patina alla lingua e ai pensieri. Facendosi restauratore.

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“La cucina è una bricconcella; spesso e volentieri fa disperare, ma dà anche piacere, perché quelle volte che riuscite o che avete superata una difficoltà, provate compiacimento e cantate vittoria.

Diffidate dei libri che trattano di quest’arte; sono la maggior parte fallaci o incomprensibili, specialmente quelli italiani; meno peggio i francesi; al più al più tanto dagli uni che dagli altri, potrete attingere qualche nozione utile quando l’arte la conoscete.

Se non si ha la pretesa di diventare un cuoco di baldacchino, non credo sia necessario, per riuscire, di nascere con una cazzeruola in capo; basta la passione, molta attenzione e l’avvezzarsi precisi: poi scegliete sempre per materia prima roba della più fine, ché questa vi farà figurare.”

“La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” di Pellegrino Artusi

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