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Posts Tagged ‘Antologia di Spoon River’

E noi – noi, le memorie, restiamo qui timorose,
con gli occhi chiusi dalla stanchezza di piangere –
nell’infinita stanchezza!” – Edith Conant

Da “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters

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Noi aleggiamo in questo luogo – noi, le memorie.

Da “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters

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Quali miracoli artistici possono nascere dallo iato tra voci poetiche alte.

Cento anni fa vedeva la luce “Antologia di Spoon River” del poeta americano Edgar Lee Masters. La prima traduzione italiana, nel 1943, fu ad opera di Fernanda Pivano che conobbe il libro da ragazza grazie a Cesare Pavese. La scrittrice definì quel libro come “un colpo di fulmine“: «L’aprii proprio alla metà, e trovai una poesia che finiva così: “mentre la baciavo con l’anima sulle labbra, l’anima d’improvviso mi fuggì”. Chissà perché questi versi mi mozzarono il fiato: è così difficile spiegare le reazioni degli adolescenti». Per quella traduzione però la Pivano finì in carcere: “Era superproibito quel libro in Italia. Parlava della pace, contro la guerra, contro il capitalismo, contro in generale tutta la carica del convenzionalismo.

Ma l’Antologia ebbe successo anche in Italia. E viene letta, tra gli altri, da un giovane Fabrizio De André che  nel 1971 rielabora alcuni testi e li musica nell’album “Non al denaro non all’amore né al cielo. Le note di copertina saranno di Fernanda Pivano:  «Fabrizio ha fatto un lavoro straordinario. Sia Masters che Fabrizio sono due grandi poeti, tutti e due pacifisti, tutti e due anarchici libertari, tutti e due evocatori di quelli che sono stati i nostri sogni. Poi Fabrizio sarà sempre attuale, è un poeta di una tale levatura che scavalca i secoli.»

La prima canzone, Dormono sulla collina, è anche l’introduzione di Masters alla sua “Antologia”.  Con i “dormienti” Elmer, Herman, Bert, Tom, Charley, Ella, Kate, Maggie, Edith, Lizzie, Jones a guardarci, raccontando dalla collina la loro storia. Nostra memoria.

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memoria

Maurice, non piangere, non sono qui sotto / il pino.

Dall’epigrafe di “Sarah Brown – Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters.

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Foto di William Willinghton

Foto di William Willinghton

Ascoltatemi, voi che vivete nei sensi  

e pensate soltanto attraverso i sensi,

l’immortalità non è un dono,  

l’immortalità è una conquista; 

e solo coloro che lottano allo stremo 

la possederanno”.

L’ateo del villaggio, da “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters.

Spoon River l’ho letto da ragazzo, avrò avuto 18 anni. Mi era piaciuto, e non so perché mi fosse piaciuto, forse perché in questi personaggi si trovava qualcosa di me. Poi mi è capitato di rileggerlo, due anni fa, e mi sono reso conto che non era invecchiato per niente. Soprattutto mi ha colpito un fatto: nella vita, si è costretti alla competizione, magari si è costretti a pensare il falso o a non essere sinceri, nella morte, invece, i personaggi di Spoon River si esprimono con estrema sincerità, perché non hanno più da aspettarsi niente, non hanno più niente da pensare. Così parlano come da vivi non sono mai stati capaci di fare“.

Fabrizio De André intervistato dalla poetessa Fernanda Pivano (1971).

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