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Posts Tagged ‘anima’

dervisci

Ho avuto la fortuna di poter osservare e respirare una preghiera considerata Patrimonio dell’Umanità.

La danza dei dervisci rotanti di Damasco, confraternita sufi dell’Islam, che ha inaugurato al Teatro Regio la decima edizione di “Torino Spiritualità”.

In quella rotazione su se stessi alla ricerca dell’estasi mistica per avvicinarsi a Dio ho visto bellezza, eleganza, armonia.

Una danza che incanta lo sguardo dell’anima, al ritmo di suoni che fanno vibrare il sé profondo.

Mistica allo stato puro. Alla ricerca dell’origine e del ritorno.

Equilibrio e pace. Un mondo ancora possibile. Alto e Altro da quello delle cronache.

 

 

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Ognuno la raggiunge a modo suo.

Le sostanze fecero il loro boom, o meglio il botto, negli anni ’70.

I maestri tibetani ci hanno indicato col loro dito le montagne sacre.

Freud ha detto la sua, pur fermandosi alla psiche più concreta.

Io, per la mia psyché, scendo a respirare tra i pesci.

E forse non è un caso che quell’ ànemos, che trattengo per intrattenermi a fondo, sia un modo altro per raccontare del nostro umano e vitale soffio.

 

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C’è un’insulare Tahiti nell’anima di ogni uomo”.

Herman Melville, da “Moby Dick”.

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L’anima la si ha ogni tanto, nessuno la ha di continuo, per sempre.
Giorno dopo giorno, anno dopo anno, possono passare senza di lei.
A volte nidifica un pò più a lungo, sole in estasi e paura dell’infanzia,
a volte solo nello stupore dell’essere vecchi.
Di rado ci da’ una mano in occupazioni faticose,
come spostare mobili, portare valige
o percorrere le strade con scarpe strette,
quando si compilano moduli, si trita la carne,
di regola ha il suo giorno libero.
Su mille nostre conversazioni partecipa ad una,
ed anche a questo non necessariamente,
poiché preferisce il silenzio,
quando il corpo comincia a dolerci e dolerci,
smonta di turno, alla chetichella,
è schifiltosa,
non le piace vederci nella folla,
il nostro lottare per un vantaggio qualunque
e lo strepito degli affari, la disgusta,
gioia e tristezza non sono per lei due sentimenti diversi,
è  presente accanto a noi solo quando essi sono uniti.
Possiamo contare su di lei
quando non siamo sicuri di niente e curiosi di tutto,
tra gli oggetti materiali le piacciono gli orologi a pendolo e gli specchi,
che lavorano con zelo anche quando nessuno guarda.
Non dice da dove viene e quando sparirà di nuovo,
ma aspetta chiaramente simili domande.
Si direbbe che così come lei a noi,
anche noi siamo necessari a lei, per qualcosa.

Se n’è andata in questo inizio di febbraio freddo e nevoso la poetessa polacca Wislawa Szymborska, Premio Nobel della Letteratura 1996. L’ambito riconoscimento era stato motivato: “per aver creato della poesia che tramite ironica precisione permette di mettere in luce il contesto storico e biologico in frammenti di realtà umana.” Arguta ed elegante nei suoi versi, è sempre stata l’ironia la caratteristica evidente della sua produzione, con una notevole capacità di alleggerire nel racconto le situazioni più dolorose, insieme ad un’acuta introspezione intellettuale ed un’osservazione puntuale della realtà.

Nel discorso di accettazione del premio Nobel dichiarava della difficoltà di definirsi poeta in questo tempo: “Il poeta odierno è scettico e diffidente anche – e forse soprattutto – nei confronti di se stesso. Malvolentieri dichiara in pubblico di essere poeta – quasi se ne vergognasse un po’. Ma nella nostra società chiassosa è molto più facile ammettere i propri difetti, se si presentano bene, ed è molto più difficile ammettere le proprie qualità, perché sono più nascoste, e noi stessi non ne siamo convinti fino in fondo.”

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La Citazione

L’amicizia è un’anima sola in due corpi“. – Aristotele.

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La Citazione

Ma dove sono andate quelle piogge d’aprile che in mezz’ora lavavano un’anima o una
strada
e lucidavano in fretta un pensiero o un cortile bucando la terra dura e nuova come una
spada?

Francesco Guccini, da “Le piogge d’aprile”.

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