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Posts Tagged ‘Amos Oz’

Abraham Yehoshua, scrittore israeliano di pace insieme ad Amos Oz e David Grossman, era solito dire “ho vissuto per scrivere“. E l’ha fatto fino al termine del suo viaggio terreno.

Ne “Il lettore allo specchio” ha spiegato in modo magistrale la differenza tra il “come” e il “cosa” nella scrittura, una lezione non solo per chi si inerpichi sulle vette dello scrivere, ma anche per lo spettatore/lettore di quei paesaggi. “Secondo me – affermava Yehoshua – la domanda principale è “come” qualcosa succederà, e non “che cosa” succederà. Riuscire a trattenere l’attenzione di chi legge sul come e non sul cosa è un problema che deve affrontare qualunque scrittore. E’ nei libri gialli che per lo più ci si chiede soprattutto che cosa succederà, ma dopo che si è finito il libro non ci si pensa più, mentre in altri tipi di romanzo si sa già che cosa avverrà e la domanda essenziale verte sul come. E’ lo stesso nella vita reale; nessuno si preoccupa di che cosa faremo a mezzogiorno, perché sappiamo già che andremo a pranzo. Quello che vogliamo sapere del nostro futuro è come sarà. L’equilibrio fra il che cosa e il come è l’arte dello scrittore.”

Grazie Yehoshua per avercelo spiegato così bene.

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“Sono convinto che la letteratura, la buona letteratura sia un antidoto al fanatismo. La letteratura è cugina del gossip. Il gossip a sua volta è il risultato della nostra volontà di guardare dentro le finestre degli altri per sapere come vivono, cosa mangiano. La letteratura però fa un passo in più: non solo vuole vedere cosa c’è dentro la finestra altrui, ma indaga su che cosa si vede da quella finestra. La letteratura permette cioè di assumere lo sguardo altrui sul mondo. Un persona capace di vedere se stesso o l’universo con gli occhi degli altri non può essere un fanatico, perché una persona così sa che ci sono tanti modi di vedere e leggere la realtà. Un uomo o una donna che frequenta la letteratura sa che non esiste un solo linguaggio.”

Amos Oz, scrittore israeliano (Gerusalemme 4 maggio 1939 – Tel Aviv 28 dicembre 2018)

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“I libri sono tutto. I libri sono la vita.”

Sempre entusiasta Inge Feltrinelli, per i libri, per la vita, per gli incontri.

Quegli incontri che la portarono a fotografare Hemingway e Picasso. Rendendola celebre.

Quelli che la condussero al marito Giangiacomo Feltrinelli e alla casa editrice. Trasformandola nella “Signora dei libri”.

Quelli che le regalarono rapporti umani profondi intessuti di parole edite. Diventando amica di Nadine Gordimer e Doris Lessing.

Sempre pronta, combattiva, entusiasta. Con un fiuto incredibile per le storie. Da fotografare, da vivere, da pubblicare.

Perché, come amava dire, è fondamentale “cogliere il momento decisivo, cogliere l’istante.” 

Come fece lei nel famoso autoscatto con Hemingway. Che potrebbe avere per didascalia le parole con cui la descrisse lo scrittore Amos Oz: “un vero vulcano di idee, curiosità, gentilezza”.

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