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Posts Tagged ‘Amatrice’

Jack Vettriano "The innocents" - 1995

Jack Vettriano “The innocents” – 1995

Persino le lettere tra loro stridono. “Strana e triste estate”. Con un effetto sonoro, e anche emotivo, di cacofonia. Che ha tenuto lontano la leggerezza insita per definizione nell’estate: “sole, cuore, amore” recitava una canzone. Rime baciate, giornate soleggiate.

E invece. Strana e triste questa estate. Con la vita a lottare a fatica. Rima baciata imperfetta.

Dacca, Puglia, Nizza, Monaco, Amatrice. Attentati, stragi, disastri. Uomo colpevole, uomo incurante.

In un tempo fluido e delirante.

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Quando persino il segno umano di Dio in terra mostra la sua fragilità…

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C’era una volta una porta che affacciava su un paese… Volta la carta.

C’era una volta un paese di nome Amatrice che raccontava una comunità… Volta la carta.

C’era una volta una comunità di nonni e nipoti che stavano insieme sul finire dell’estate… Volta la carta.

C’era una volta l’estate… Scarta quella carta.

E ricomincia a giocare…

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Sempre la stessa storia.

Bravi, virtuosi, eroi nel dopo. Cioè nell’immediato di un’emergenza.

Assenti, pressapochisti, nullafacenti nel prima. Ovvero nella prevenzione.

Sempre italiani.

Ma i primi sono lo slancio del cuore. Che è pronto a donarsi per chi necessita. Pur avendo, di suo, poco.

I secondi sono invece, o dovrebbero essere, la forza della ragione. Coloro che prendono le decisioni nelle stanze del potere. Talvolta agendo in nome del risparmio o della ruberia. Pur avendo, di loro, già molto.

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Il comune di Amatrice visto dall'alto dopo il sisma

Il comune di Amatrice visto dall’alto dopo il sisma

” […] Or tutto intorno
Una ruina involve,
Dove tu siedi, o fior gentile, e quasi
I danni altrui commiserando, al cielo
Di dolcissimo odor mandi un profumo,
Che il deserto consola. A queste piagge
Venga colui che d’esaltar con lode
Il nostro stato ha in uso, e vegga quanto
E’ il gener nostro in cura
All’amante natura. E la possanza
Qui con giusta misura
Anco estimar potrà dell’uman seme,
Cui la dura nutrice, ov’ei men teme,
Con lieve moto in un momento annulla
In parte, e può con moti
Poco men lievi ancor subitamente
Annichilare in tutto.
Dipinte in queste rive
Son dell’umana gente
Le magnifiche sorti e progressive. […]  

Da “La ginestra, o fiore del deserto” di Giacomo Leopardi

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