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Amedeo Modigliani, “Alice” – 1915 (SMK – Statens Museum for Kunst, Copenaghen)

Ho scoperto “Alice”, quella di Modigliani, a Copenaghen. In una sala molto luminosa del “Museo di Arte Nazionale” della Danimarca.

È bella, tanto. Come se il “Paese delle Meraviglie” fosse lei, in persona.

Ed è azzurra, come un cielo appena dilavato che non ha scordato le sue nuvole. Pur avendole ormai perse.

Mi piace “Alice”. A tal punto che la considero la mia privata “Sirenetta” in Copenaghen.

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Ormai siamo quasi tutti come il Coniglio Bianco di Alice.

In corsa frenetica e quasi disperata per raggiungere qualcosa che neppure più sappiamo.

Perdendo di vista il nostro personale e intimo Paese delle meraviglie.

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Ciascuno di noi ha il suo Paese delle Meraviglie. Il mio è il Salone del Libro.

I primi giorni di maggio sento, novella Alice, il suo profumo nell’aria, aspettando trepida l’arrivo del “carrozzone”. E proprio come quello di sorciniana memoria, questo è un carrozzone che “va avanti da sé, con le regine, i fanti ed i re”, Già, tutti quei personaggi che, di carta vestiti, prendono vita leggendo un libro. E come Alice incontro conigli e cappellai, perdendo il senso del tempo, trovando un senso al tempo.
Certo, durante l’anno spesso passeggio nel “paese dei balocchi”, una libreria di nicchia, una biblioteca antica, i comodini di libri accanto allo scrittoio. Ma il “Paese delle Meraviglie” è un’altra storia, è lo “squadernamento” del “migliore dei mondi possibili”. Dentro il Salone del Libro, ogni volta, sono stordita da una parente della sindrome di Sthendal, perché tanta bellezza di storie di carta ti disorienta facendoti ondeggiare… E poi comincio il mio “cammino”, percorrendo i “viali” degli stand espositivi, alla ricerca di quelle piccole case editrici in cui ogni volta scopro nuove “chicche” con l’entusiasmo dei bambini al parco giochi. A volte decido di perdermi a caso nel bosco fatato dei libri del Salone, altre insisto in uno schema organizzato di percorrimento a scacchiera, un corridoio dopo l’altro, con l’intento di non saltare neppure uno scaffale. Ma la sorpresa, la magia dell’incontro felice accade sempre all’improvviso, come nella vita, senza metodo, quando meno te lo aspetti. E il tesoro è lì, lo riconosci quasi subito: un titolo accattivante, un disegno sorprendente, un nome amato, insomma un segno, quello che cerchiamo ovunque, quello che “mondi possa aprirci”, come scriveva Montale. Tutto qui. Con la disarmante semplicità delle cose importanti. Forse in questo sta la meraviglia del libro.

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