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Posts Tagged ‘ali’

Da qualche giorno il mio risveglio mattutino beneficia della lieta compagnia dei primi voli dei rondinini.

Garruli, come solo chi respira la spensieratezza.

Spericolati, come solo chi sperimenta la vita.

Felici, come solo chi incontra la libertà.

E così per qualche frame, attraverso un interposto strumento, sbatto le ali anch’io.

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Vanno bene per gli angeli le ali, a un uomo pesano. A un uomo per volare deve bastare la preghiera, quella sale sopra le nuvole e piogge, sopra soffitti e alberi. La nostra mossa di volo è la preghiera.”

Erri De Luca, da “Montedidio”.

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L’immagine è proprio quella.
Rosticceria, sabato ora di pranzo.
Il “tuo” pollo ti aspetta. Ma per essere caldo al punto giusto si sta ancora rotolando sotto il sole rovente dello spiedo.
E’ per quello che lo troverai con la pelle abbronzata, con l’olio non del tutto assorbito.
Aspetti la sua uscita con quella trepidazione delle cose che si pregustano, le papille gustative sull’attenti e la salivazione che dimostra la ragione di Pavlov e del suo esperimento.

Un attimo dopo è il maestro cerimoniere a catturare la tua attenzione. Con abili mosse e consumata esperienza afferra lo spiedo e disarciona i polli. Incantato dai sapienti colpi di polso del derviscio rosticciere, sono poi le orecchie a riportarti alla realtà col suono secco e tripartito del trinciapollo, anticipando la suddivisione dell’arrostito al desco casalingo. Perché il mondo, in fondo, si divide in tre “partiti”: quelli del “petto”, quelli delle “cosce”, e quelli delle “ali”. E come sempre la tavola racconta più di succulente sedute psicoanalitiche. Chi ama un approccio asciutto ma pieno alle cose, chi si perde piacevolmente tra le rotondità del mondo, e chi invece si diletta nei gustosi aspetti, anche minimi, della vita.

Spesso però accade ciò che tanto imprevedibile non è, che appartenenti allo stesso “partito” seggano alla medesima tavola, dove, da che mondo è mondo, davanti al pollo già diviso e ancora fumante, qualcuno alla richiesta multipla di quell’unica parte dica: “Ma il pollo ha un solo petto!”. Mai un’equa suddivisione tra sostenitori delle diverse membra e la composizione commensale di una tavola. Tutti a contendersi i medesimi “pezzi”.

Fortuna che parte del godimento del pollo era avvenuta in rosticceria, alla sua vista goduriosa. Con Pavlov a strizzarci l’occhio e noi a pregustare. Riflesso condizionato del pollo arrosto.

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