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Posts Tagged ‘Aldo Moro’

“Aldo Moro. Memoria, politica, democrazia” è il titolo della mostra fotografica aperta fino al 31 maggio all’Università degli Studi di Roma, a quarantuno anni dal ritrovamento del corpo dell’onorevole Moro in via Caetani, assassinato dalle Brigate Rosse dopo 55 giorni di prigionia.

Le immagini del fotoreporter Carlo Riccardi sono il tentativo di raccontare la vita politica del Presidente della Democrazia Cristiana, oltre il dramma che ne ha segnato la vita, insieme a quella dell’Italia.

Il giornalista Giovanni Currado, che ha curato il progetto iconografico, ha infatti ricordato che “nel 1978 sono bastate due Polaroid a cancellare la vita di un personaggio non di secondo piano, come Aldo Moro, il quale, con l’aiuto dei media, ha subìto così un secondo omicidio. Poter visionare centinaia di fotografie che ritraggono Moro nel corso del suo impegno politico ha fatto crescere la consapevolezza che la riscoperta di Aldo Moro, ovvero la riscoperta della sua vitalità, attraverso le immagini che lo vedono combattivo e sorridente, concentrato o impacciato, possa servire per ricordare l’uomo e non la vittima, per ricordare quello che era riuscito ad ottenere, mostrando alle future classi dirigenti che la soluzione a molti dei problemi passa dal semplice confronto e dal dialogo con l’avversario politico.

Che lontananza oggi da tali intenti. E talenti.

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Le tracce dei temi della Maturità 2018 portano impronte di un passato talmente attuale da esserne quasi turbati.

Sembrano infatti trascorsi pochi giri di lancette da quella necessità urlata, tanto più oggi, di uguaglianza tra tutti gli uomini, come dettava e ancora fortunatamente detta la nostra Costituzione. O la pagina tratta da “Il giardino dei Finzi-Contini” sull’espulsione dalla biblioteca del giovane protagonista perché ebreo.

Che dire poi degli ideali di cooperazione internazionale sostenuti da Alcide De Gasperi e Aldo Moro, che ad Helsinki nel 1975 dichiarava in modo illuminato la necessità di “una sempre più efficace tutela dei diritti umani, un arricchimento dei popoli in forza di una migliore conoscenza reciproca, di più liberi contatti, di una sempre più vasta circolazione delle idee e delle informazioni.

Come attuali sono i dibattiti bioetici su dove possa giungere la clonazione, tra ricerca e aberrazione. Concetto già novecentesco, come quelli di “masse e propaganda”. Che diventano però inaspettatamente, e drammaticamente, odierni con “la figura del nemico” che è, come sostiene Andrea Baravelli, “elemento indispensabile per il buon funzionamento dei sistema di propaganda.”

Ci può forse salvare la “creatività”, quale dote dell’immaginario, possibile solo “frequentando se stessi” come suggeriva Seneca, potendo così giungere al metodo ma anche all’esodo, usando le parole di Michel Serre, e perché, come dice Georges Didi-Huberman, “ci sono tempi per esplorare la strada maestra, e tempi per scrutare le vie laterali.”

Quelle vie di solitudine che ci aprono mondi. Davanti ad un “Tramonto sul mare” come ci suggeriscono le pennellate di Giovanni Fattori, trafitti con le smaltate parole di Salvatore Quasimodo “da un raggio di sole”, forse l’ultimo. Quello che ci connette, nei versi modernissimi e affilatissimi di Emily Dickinson, “a quel punto più profondo, / segretezza polare /che è un’anima al cospetto di se stessa – / infinità finita.”

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9 maggio 1978: con un breve comunicato, le “Brigate Rosse” danno notizia dell’avvenuta esecuzione dell’onorevole Aldo Moro, il cui corpo viene fatto ritrovare in Via Caetani a Roma nel bagagliaio di una Renault 4 rossa.

Sono le parole dello stesso Aldo Moro, nelle sue ultime “Lettere dalla prigionia”, a raccontare la propria amarezza, di politico, intorno alla volontà di non agire per salvarlo.

E’ incredibile a quale punto sia giunta la confusione delle lingue. Naturalmente non posso non sottolineare la cattiveria di tutti i democristiani che mi hanno voluto nolente ad una carica, che, se necessaria al Partito, doveva essermi salvata accettando anche lo scambio dei prigionieri. Sono convinto che sarebbe stata la cosa più saggia. Resta, pur in questo momento supremo, la mia profonda amarezza personale. Non si è trovato nessuno che si dissociasse? Bisognerebbe dire a Giovanni che significa attività politica. Nessuno si è pentito di avermi spinto a questo passo che io chiaramente non volevo? E Zaccagnini? Come può rimanere tranquillo al suo posto? E Cossiga che non ha saputo immaginare nessuna difesa? Il mio sangue ricadrà su di loro.”

Ma è ancora lo stesso Aldo Moro, questa volta l’uomo di fede, ad accomiatarsi, nell’ultima lettera a sua moglie Eleonora, con parole dolci e luminosissime:

” Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto.”

Quanto, in termini di valore umano ed etico, è stato sottratto all’intera comunità civile?

Ps: quello stesso giorno veniva ucciso dalla mafia il giornalista Peppino Impastato. Più di “cento passi” sono quelli che percorse nel denunciare le attività di Cosa Nostra nella sua Sicilia.

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Roma – Via Fani, 16 marzo 1978 – ore 9.02

Un commando Delle Brigate Rosse rapisce il Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro e uccide i cinque uomini della scorta: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi.

Cominciano i 55 giorni più lunghi della storia della Repubblica. Giorni di misteri, sotterfugi, collusioni, depistaggi. Conclusi nel modo più tragico e spietato: l’esecuzione dell’onorevole Aldo Moro.

Ricordare quella figura di politico onesto e visionario e perbene seduto sereno su una panchina ci permette di pensare, almeno per un momento, a quanto sarebbe potuto essere. Per lui, per i suoi cinque agenti di scorta, e per tutti noi.

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Ritrovamento-del-corpo-di-aldo-moro

La foto della Renault 4 col portellone aperto del bagagliaio a mostrare il corpo senza vita del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro resta nella storia d’Italia come una delle pagine più drammatiche e oscure della nostra Repubblica.

In modo tanto sanguinoso si concluse il 9 maggio 1978 il cosiddetto “affaire Moro”, iniziato la mattina del 16 marzo col sequestro a Roma dell’onorevole e l’uccisione dei cinque agenti di scorta da parte di un nucleo armato delle Brigate Rosse.

Dopo una prigionia di 55 giorni, durante la quale Moro fu sottoposto a un processo politico da parte del cosiddetto “Tribunale del Popolo” istituito dalle Brigate Rosse e dopo aver chiesto invano uno scambio di prigionieri con lo Stato italiano, Aldo Moro fu ucciso.

Un film che ha reso bene il punto di vista dei prigionieri, compreso lo scrupolo di coscienza di alcuni di loro, e il dramma umano vissuto da Moro, magistralmente interpretato da Roberto Herlitzka, è Buongiorno, notte, di Marco Bellocchio. Con un titolo che già sottolinea la fatica di far convivere gli opposti.

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E’ giusto che un Paese civile non faccia nulla per conservare testimonianze scritte di un passaggio duro e oscuro della propria Storia?

Vedere battere all’asta quei fogli “stellati” tristemente famosi come preziosi e monetizzabili francobolli può provocare indifferenza, indignazione, o scardinamento.

Ecco, io mi sono sentita coi “cardini” civili sottosopra, come se non solo la Storia ma anche la sua conservazione fosse appannaggio di una sola parte del mondo, quella ricca.

Che faccia notizia chi si è aggiudicato il “pacchetto”, Marcello Dell’Utri per conto dell’istituzione privata “La Biblioteca del Senato”, è un altro “gioco delle parti”. Il fatto che lo Stato non abbia fatto nulla per aggiudicarselo può fare meno audience, ma non meno riflessione. Che poi la Casa d’Aste Bolaffi l’abbia posto sul mercato passa forse inosservato, ma non senza peccato.

Tornano in mente le parole scritte da Aldo Moro durante la sua prigionia, circa “le responsabilità, che sono ad un tempo individuali e collettive. […] Resta, pur in questo momento supremo, la mia profonda amarezza personale.

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