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Posts Tagged ‘albero’

La resistenza alle avversità, rimbalzando indietro. Questa la resilienza.

Un tronco d’albero che, naufragato, torna sulla terra da cui era partito.

Tutti noi, dopo e per molti versi ancora durante Covid19, ci siamo scoperti resilienti? O semplicemente relitti di quanto eravamo?

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Ah, l’amore… Come si rigenera lui…

Da diventare un albero, con radici profondissime e vitali.

Anche quando le foglie cadono…

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Non vive ei forse anche sotterra, quando
gli sarà muta l’armonia del giorno,
se può destarla con soavi cure
nella mente de’ suoi? Celeste è questa
corrispondenza d’amorosi sensi,
celeste dote è negli umani; e spesso
per lei si vive con l’amico estinto
e l’estinto con noi, se pia la terra
che lo raccolse infante e lo nutriva,
nel suo grembo materno ultimo asilo
porgendo, sacre le reliquie renda
dall’insultar de’ nembi e dal profano
piede del vulgo, e serbi un sasso il nome,
e di fiori odorata arbore amica
le ceneri di molli ombre consoli.
Sol chi non lascia eredità d’affetti
poca gioia ha dell’urna“.

Ugo Foscolo, da “Dei Sepolcri”

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S’io fossi il mago di Natale

farei spuntare un albero di Natale

in ogni casa, in ogni appartamento

dalle piastrelle del pavimento,

ma non l’alberello finto,

di plastica, dipinto

che vendono adesso all’Upim:

un vero abete, un pino di montagna,

con un po’ di vento vero

impigliato tra i rami,

che mandi profumo di resina

in tutte le camere“.

Gianni Rodari, da “Il mago di Natale”.

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L’Arte

“In limine” di Giuseppe Penone (2011)

Un colpo d’occhio immediato. La prima volta che ho incontrato questa scultura stavo guidando,  e vidi sfilare al mio fianco un albero a radici in su! Sono tornata indietro, scoprendo che il marmo di Carrara è la radice perenne di questo tiglio.
Una soglia tra passato e futuro all’ingresso della GAM (Galleria Arte Moderna) di Torino, commissionata dalla Fondazione De Fornaris in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. L’artista torinese descrive così la sua opera: “Si configura come una soglia. Essa nasce con l’intenzione di creare un segno che indichi il passaggio dalla spazialità della città alla spazialità sacrale del museo, nelle cui opere risiedono valori e significati che motivano la nostra esistenza. Ogni volta che si varca la sua porta ritroviamo il passato e ci proiettiamo nel futuro.”
E’ proprio bella l’idea di segnare un passaggio, di essere “in limine”. Come l’inizio dell’omonima poesia di Montale: “Godi se il vento ch’entra nel pomario / vi rimena l’ondata della vita.”

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