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Posts Tagged ‘acqua’

E infine la tanto attesa pioggia è giunta.

Sarà per una sacca atlantica che si è fatta strada, sarà per le reiterate preghiere propiziatorie, sarà quel che sarà, il cielo ci sta finalmente regalando acqua.

Ma non tutto è bene quel che ben finisce. Perché i problemi restano.

Il terreno risulta talmente secco da avere un suono sordo e l’acqua, invece di imbibirlo dandogli benessere, gli scivola sopra come su di un telo impermeabile.

Le città continuano ad essere contenitori di anidride carbonica e polveri sottili, così che l’acqua in arrivo non è sufficiente a lavare l’aria mefitica.

E noi umani? Rischiamo di scordare il buon odore della pioggia, quello che dilava l’anima, trascinando a valle dei nostri pensieri le nuvole interne.

Eppure siamo noi ad avere reso l’arrivo della pioggia un evento sempre più raro. Stendendo un velo sul nostro cielo.

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La foto scattata dal nostro astronauta Paolo Nespoli dalla Stazione Spaziale Internazionale ci ricorda in modo drammatico la sofferenza del pianeta Terra.

La Pianura Padana si evidenzia per una vasta nube marrone che oscura il blu consueto.

Il respiro si fa corto, secco in ogni dove. Urge acqua e lungimiranza umana.

Altrimenti anche il testo di Rino Gaetano, che invoca liberatorio almeno il blu del cielo, rischia di essere surclassato da un tempo storico sempre più indifferente e veloce. Nonché miope.

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Come sarebbe vivere su un mondo-pesce?

Avremmo forse di più di quanto non sembra mai dover venir meno. E che invece sta diventando raro e prezioso.

Più acqua, più orizzonte, più silenzio.

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Stile anatra

stile anatra

Quando il mare è mosso e viene meno l’effetto acquario, non scendo tra i flutti con la presunzione e il privilegio di confondermi col mondo sommerso e scelgo lo stile anatra.

Che prevede galleggiamento da deriva tra i marosi e visione da sommergile delle terre emerse. Con i pensieri a farsi medusa, sometimes urticandomi.

Ma, scivolando come un’anatra sull’acqua, il pensiero-medusa si allontana. Lasciandomi solo la sua cangiante e veloce intuizione. Senza effetti collaterali.

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Claudio Malacarne "Alla luce del sole"

Claudio Malacarne “Alla luce del sole”

Acqua in caduta libera.

Pennellate sui nostri pensieri.

Dilavati. Come acquarelli.

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E’ un libricino leggero leggero. Di misura e di pensiero. Acquatico-filosofico. Chi ama l’arte del nuoto e dell’immersione si riconosce. Per gli altri è fresca scoperta. A tutti regala quel volo ebbro ed elegante del tuffatore di Paestum che campeggia in copertina.

Un uomo che l’artista aveva fermato a mezz’aria, mentre sta per entrare in quel meraviglioso elemento di cui siamo fatti. L’acqua che leviga corpo e pensieri. In modo primordiale, non complesso. Perché, come ci ricorda l’autrice filosofa Carola Barbero citando Jean-Claude Izzo, “di fronte al mare la felicità è un’idea semplice”.

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pesce Fra Juracka

Eccoli i miei amati pesciolini.

Si mostrano appena. Fendono l’acqua un po’ disorientati, col timore a respirare tra le branchie. In stato di allerta.

Anche loro spaventati da quanto accade in superficie.

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art decò

E se un giorno potessimo farci il mare a cubetti?

Come i cubetti di ghiaccio.

Per un bagno a portata di mano.

Per divagare, acqua e sale, tra i nostri pensieri.

O anche solo per contemplarlo. Ad orizzonte ridotto.

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Sally Swatland "Tidal Pool"

Sally Swatland “Tidal Pool”

Nei giorni del mio pit-stop veneziano ho finalmente regalato a my body il primo bagno marino di stagione.

E’ successo al Lido, in un mare verde, trasparente e lentamente degradante di una spiaggia isolata e selvaggia. Il bagnasciuga poi andava affrontato in punta di piedi, per evitare di scheggiare le numerosissime conchiglie che ammaliavano occhi e pensieri.

Ma la titubanza del primo bagno mi accompagna sempre. Sì, no, forse, piano.

E poi, in un momento, l’acqua mi riappartiene. Lavandomi/levandomi di dosso, in un sol colpo, inverno e brutture, crisi e miserie umane.

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alluvione

Un ciclico ritorno liquido quello della Natura, che dai cieli italiani piange acqua nei primi giorni di novembre. Sempre. E ogni volta appare come un evento speciale, inatteso, unico. Con i fiumi che esondano rompendo argini e trascinando vite umane. L’Arno nel 1966, il Tanaro nel 1994, il Bisagno e il Fereggiano troppe volte. solo per citarne alcuni.

La Natura, si sa, svolge il suo compito. Ma noi uomini che facciamo? Quelli al Potere guardano, mentre gli altri, quelli “piccoli”, quando non soccombono si tirano su le maniche, alla “grande”.

Ps: un pensiero affettuoso e civico a chi, tra il 5 e 6 novembre 1994 nella valle del Tanaro, purtroppo soccombette.

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