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Posts Tagged ‘acqua’

Ci sono giorni in cui una serie di circostanze fortunate mi regala la sensazione inebriante di fare il bagno di mare come fossi in un acquario senza pareti.

Solo luce in caduta libera a perpendicolo, pesci cangianti in ogni dove e sguardo che si fa blu oltremare.

Semplicemente ringrazio. In un silenzio sacrale.

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Ondata di caldo eccezionale, da bollino nero, con afa record. Attenzione ai colpi di calore“.

La notizia meteo relativa alla “bolla africana” viene raccontata già da giorni in termini superlativi, così da provare in anticipo brividi di sudore e fastidioso disagio.

Anche i colori usati nella narrazione appartengono all’area del sole, quindi dal giallo al rosso passando per un vitaminico quanto caloroso arancione.

E se provassimo invece a visualizzare l’idea del fresco, attraverso la gamma del verde acqua e del blu oltreoceano?

Non vi sembra di stare già meglio?

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In tempi di riscaldamento globale l’esito nevoso è ormai talmente raro da risultare quasi anomalo quando infine si concretizza.

Così anche pochi e radi fiocchi di neve ci appaiono evento magico, segno divino, speciale manna in caduta libera dal cielo.

A far respirare città, uomini, anime.

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Guardando le immagini di devastazione della “Foresta dei violini” in Val di Fiemme dopo il passaggio della burrasca di acqua e vento che l’ha falcidiata, si può appena sentire un risuonare lieve, tipico di quegli alberi da Stradivari, ora solo più ombra di sé stessi.

È un canto dolente, una nenia struggente che sussurra alcune meste parole della “Dolcenera” di Fabrizio De André:

“e il tumulto del cielo ha sbagliato momento
acqua che non si aspetta altro che benedetta
acqua che porta male sale dalle scale sale senza sale sale
acqua che spacca il monte che affonda terra e ponte”. 

Deturpando bellezza e sogni e vita. Perché “nera di malasorte che ammazza e passa oltre“.

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Nonostante il nostro essere Stivale, stiamo facendo acqua. In ogni dove. Da Nord a Sud, da Est a Ovest, isole comprese, una pioggia battente e un forte vento imperversano sulla Penisola, con caduta alberi, frane, mareggiate, acqua alta. E purtroppo anche vittime.

Un territorio, quello italiano, ormai fragile, depauperato, preda dell’incuria quasi totale. Con la politica assente su tale fronte, perché intenta a muovere i suoi passi, peraltro maldestri, tra TAV e TAP. Grandi Opere, e oneroso denaro pubblico, senza porre mai in atto una costante manutenzione del patrio suolo e delle sue infrastrutture.

Il risultato? Si continua a fare acqua da tutte le parti.

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Quando i pescatori tornano con le reti vuote, se non per qualche granchio impigliato tra le maglie, è segno che la valutazione del tratto di mare scelto per la sua pescosità è stata errata.

E se “prendere granchi” fosse diventato lo sport prediletto di questo Paese che ha l’intero Stivale nell’acqua, reale e metaforica?

E chi, con piena responsabilità, deve valutare, situazioni e infrastrutture, indizi e segnali, sta sulla spiaggia, piedi a mollo, a sottovalutare sempre l’ondata di piena. Prendendo appunto granchi.

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“Il mare sul far del riposo” – Photo by Ester Maero

Tramonto. Spiaggia. Bambino. Quattro anni e sguardo lungo sul mare.

Un adulto lo richiama: “Ora andiamo. Il mare lo vedi di nuovo domani.”

Risposta immediata, distopica e forse predittiva: “No, perché domani il mare è chiuso.”

Tetragono. Senza se e senza ma.

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In questi giorni di caldo africano ho la fortuna di potermi “ritirare”, per qualche manciata di lancette, sui miei fondi marini.

Eppure anche laggiù si percepisce una temperatura più elevata. Per il tipo di pesci incontrati nonché meduse sfiorate. Ma soprattutto per la necessità di abissare al fine di trovare refrigerio in correnti non solo liquide ma anche fresche.

Ripenso così all’inizio della vita che avviene dove c’è acqua e silenzio e mistero. E ogni volta subisco una specie di incantamento di fronte alla palese immensità del Tutto.

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Bagno profumato in tazzina.

Bustina di foglie e acquarello.

Il tè in artistica immersione.

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E infine la tanto attesa pioggia è giunta.

Sarà per una sacca atlantica che si è fatta strada, sarà per le reiterate preghiere propiziatorie, sarà quel che sarà, il cielo ci sta finalmente regalando acqua.

Ma non tutto è bene quel che ben finisce. Perché i problemi restano.

Il terreno risulta talmente secco da avere un suono sordo e l’acqua, invece di imbibirlo dandogli benessere, gli scivola sopra come su di un telo impermeabile.

Le città continuano ad essere contenitori di anidride carbonica e polveri sottili, così che l’acqua in arrivo non è sufficiente a lavare l’aria mefitica.

E noi umani? Rischiamo di scordare il buon odore della pioggia, quello che dilava l’anima, trascinando a valle dei nostri pensieri le nuvole interne.

Eppure siamo noi ad avere reso l’arrivo della pioggia un evento sempre più raro. Stendendo un velo sul nostro cielo.

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