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Posts Tagged ‘acqua’

Il desiderio, propriamente “la mancanza delle stelle”, presuppone voler qualcosa senza possibilità di averlo. Almeno non immediatamente né facilmente. E forse in virtù di ciò lo desideriamo.

In questo strano inizio bis della fase 2, ognuno di noi vorrebbe qualcosa che, per un motivo o per un altro, non può ancora raggiungere o possedere o condividere.

Per me il desiderio numero 1 (il che ne prevede inevitabilmente almeno un altro) è quello di abbracciare, occhi e corpo, il mare. All’apparenza desiderio semplice, in realtà futuribile se abiti in una regione che non prevede al suo interno acqua salata. E in questo strano tempo il salto di regione, quasi una mossa del cavallo, non è ancora previsto.

Così desidero, bramo e sogno il mare. Acqua atavica e ancestrale. Laico fonte battesimale.

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Ho voglia, smisurata, di giardino. Cioè di aria, verde, acqua. Di sguardo allungato e rigenerato oltre il metro consigliato.

Cerco, come tutti, surrogati virtuali del parco in cui vorrei camminare a piedi nudi. Quei luoghi che cercavo con cura ed esploravo con voluttà nel tempo AnteCovid19.

Mi imbatto, per caso o per caos, in un luogo già bello e rievocativo nel nome, “Giardino di Ninfa”. Sembra irreale, come quasi tutto in questo Tempo. E invece è realtà concreta in quel di Cisterna di Latina. Un verde da fiaba, tra pozze lacustri e piante tropicali, un pezzo di Eden in terra. Tanto che il New York Times lo ha eletto il giardino più bello e romantico del mondo.

Così ho immaginato i miei passi in quel paesaggio incantato…

Ma i pensieri tornano presto su orizzonti più stretti, e così mi accontento, meditando, di un piccolo giardino zen. In cui le pietre simboleggiano le colline e la sabbia racconta il movimento dell’acqua.

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Ancora acqua. Dal cielo e dal mare.

Acqua per tutto lo Stivale. Dentro lo Stivale. Che mostra, sfinito, tutte le sue fragilità. Di territorio e di strutture.

Sembriamo quasi alla resa. Pur continuando ad essere, la maggior parte, uomini di buona volontà.

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Dipinto di Andre Khon

Ma che colore ha una giornata uggiosa“?

Quello della nostra tavolozza acquosa.

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Antonello Blandi “La leggenda di Colapesce”

Ho un gavitello di riferimento per le mie immersioni. Con un ancoraggio profondo.

Quando sott’acqua vedo la catena che lo trattiene negli abissi penso alla leggenda di Colapesce, abile nuotatore fin da bambino.

E ogni volta immagino di poterlo incontrare. Là sotto, tra alghe e pesci e sabbia e fondo, impegnato a reggere la colonna spezzata affinché non sprofondi la sua Trinacria.

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Oggi ho goduto di un mare di “occhiate”.

Eleganti, ipnotiche, incantatrici. Argentee sirene del mare.

Forse per quel moltiplicarsi quasi infinito dei loro occhi sulla coda. Che rapiscono lo sguardo di chi le incontra, ammaliandolo.

E lasciandolo preda di un amplificato stordimento visivo.

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Ci sono giorni in cui una serie di circostanze fortunate mi regala la sensazione inebriante di fare il bagno di mare come fossi in un acquario senza pareti.

Solo luce in caduta libera a perpendicolo, pesci cangianti in ogni dove e sguardo che si fa blu oltremare.

Semplicemente ringrazio. In un silenzio sacrale.

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Ondata di caldo eccezionale, da bollino nero, con afa record. Attenzione ai colpi di calore“.

La notizia meteo relativa alla “bolla africana” viene raccontata già da giorni in termini superlativi, così da provare in anticipo brividi di sudore e fastidioso disagio.

Anche i colori usati nella narrazione appartengono all’area del sole, quindi dal giallo al rosso passando per un vitaminico quanto caloroso arancione.

E se provassimo invece a visualizzare l’idea del fresco, attraverso la gamma del verde acqua e del blu oltreoceano?

Non vi sembra di stare già meglio?

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In tempi di riscaldamento globale l’esito nevoso è ormai talmente raro da risultare quasi anomalo quando infine si concretizza.

Così anche pochi e radi fiocchi di neve ci appaiono evento magico, segno divino, speciale manna in caduta libera dal cielo.

A far respirare città, uomini, anime.

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Guardando le immagini di devastazione della “Foresta dei violini” in Val di Fiemme dopo il passaggio della burrasca di acqua e vento che l’ha falcidiata, si può appena sentire un risuonare lieve, tipico di quegli alberi da Stradivari, ora solo più ombra di sé stessi.

È un canto dolente, una nenia struggente che sussurra alcune meste parole della “Dolcenera” di Fabrizio De André:

“e il tumulto del cielo ha sbagliato momento
acqua che non si aspetta altro che benedetta
acqua che porta male sale dalle scale sale senza sale sale
acqua che spacca il monte che affonda terra e ponte”. 

Deturpando bellezza e sogni e vita. Perché “nera di malasorte che ammazza e passa oltre“.

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