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Posts Tagged ‘acqua’

Nei giorni (che poi erano notti) più cupi e chiusi e stretti del lockdown, tra le immagini a cui riandavo per bere spazio e libertà e benessere c’era il mio acquario.

La boccia in cui sono solita immergermi nei giorni torridi del calendario, nel mare piccolo delle mie estati belle, quelle in cui il passo adolescenziale appena intravedeva sullo sfondo, sfocato, lo scollinamento adulto.

Aver ritrovato tutto in ordine, pesci e fondo e trasparenza, quell’acquario senza pareti, è stata gioia pura. Come l’abbraccio infine sciolto con l’amico di sempre. Senza alcuna restrizione né timore né remora. Solo gioia. Con le occhiate, grandi e piccole, a circondarmi a frotte. Equoreo benvenuto.

Ps: e poi la sorpresa. Ho seguito, nel mondo di sotto, un improvviso bagliore argenteo, ritrovandomi in un banco di grossi pesci, che pinneggiavano con forza seguendo una precisa direzione. Accogliendomi come parte del gruppo. Fintanto almeno che le branchie mie lo hanno permesso.

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María Hesse Ilustración

Capogiro, mancamento, estraniamento.

Poi gioioso incantamento e infine sacrale ringraziamento.

Più intesa e compresa a percepire le mie onde animiche sensoriali che quelle tattili percettive, il mio primo bagno stagionale è stato strano. Nel senso proprio di straniero, sconosciuto. O dimenticato.

Quasi che il mio esterno desiderasse, come sempre, l’incontro d’acqua salsa, ma con un interno in supplica assetata delle ancestrali origini: quel mare primigenio a cui l’homo sapiens si inginocchia per gratitudine verso un ordine più alto delle cose.

Un senso da noi spesso incompreso. Ancor più in era post Covid19.

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Il desiderio, propriamente “la mancanza delle stelle”, presuppone voler qualcosa senza possibilità di averlo. Almeno non immediatamente né facilmente. E forse in virtù di ciò lo desideriamo.

In questo strano inizio bis della fase 2, ognuno di noi vorrebbe qualcosa che, per un motivo o per un altro, non può ancora raggiungere o possedere o condividere.

Per me il desiderio numero 1 (il che ne prevede inevitabilmente almeno un altro) è quello di abbracciare, occhi e corpo, il mare. All’apparenza desiderio semplice, in realtà futuribile se abiti in una regione che non prevede al suo interno acqua salata. E in questo strano tempo il salto di regione, quasi una mossa del cavallo, non è ancora previsto.

Così desidero, bramo e sogno il mare. Acqua atavica e ancestrale. Laico fonte battesimale.

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Ho voglia, smisurata, di giardino. Cioè di aria, verde, acqua. Di sguardo allungato e rigenerato oltre il metro consigliato.

Cerco, come tutti, surrogati virtuali del parco in cui vorrei camminare a piedi nudi. Quei luoghi che cercavo con cura ed esploravo con voluttà nel tempo AnteCovid19.

Mi imbatto, per caso o per caos, in un luogo già bello e rievocativo nel nome, “Giardino di Ninfa”. Sembra irreale, come quasi tutto in questo Tempo. E invece è realtà concreta in quel di Cisterna di Latina. Un verde da fiaba, tra pozze lacustri e piante tropicali, un pezzo di Eden in terra. Tanto che il New York Times lo ha eletto il giardino più bello e romantico del mondo.

Così ho immaginato i miei passi in quel paesaggio incantato…

Ma i pensieri tornano presto su orizzonti più stretti, e così mi accontento, meditando, di un piccolo giardino zen. In cui le pietre simboleggiano le colline e la sabbia racconta il movimento dell’acqua.

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Ancora acqua. Dal cielo e dal mare.

Acqua per tutto lo Stivale. Dentro lo Stivale. Che mostra, sfinito, tutte le sue fragilità. Di territorio e di strutture.

Sembriamo quasi alla resa. Pur continuando ad essere, la maggior parte, uomini di buona volontà.

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Dipinto di Andre Khon

Ma che colore ha una giornata uggiosa“?

Quello della nostra tavolozza acquosa.

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Antonello Blandi “La leggenda di Colapesce”

Ho un gavitello di riferimento per le mie immersioni. Con un ancoraggio profondo.

Quando sott’acqua vedo la catena che lo trattiene negli abissi penso alla leggenda di Colapesce, abile nuotatore fin da bambino.

E ogni volta immagino di poterlo incontrare. Là sotto, tra alghe e pesci e sabbia e fondo, impegnato a reggere la colonna spezzata affinché non sprofondi la sua Trinacria.

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Oggi ho goduto di un mare di “occhiate”.

Eleganti, ipnotiche, incantatrici. Argentee sirene del mare.

Forse per quel moltiplicarsi quasi infinito dei loro occhi sulla coda. Che rapiscono lo sguardo di chi le incontra, ammaliandolo.

E lasciandolo preda di un amplificato stordimento visivo.

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Ci sono giorni in cui una serie di circostanze fortunate mi regala la sensazione inebriante di fare il bagno di mare come fossi in un acquario senza pareti.

Solo luce in caduta libera a perpendicolo, pesci cangianti in ogni dove e sguardo che si fa blu oltremare.

Semplicemente ringrazio. In un silenzio sacrale.

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Ondata di caldo eccezionale, da bollino nero, con afa record. Attenzione ai colpi di calore“.

La notizia meteo relativa alla “bolla africana” viene raccontata già da giorni in termini superlativi, così da provare in anticipo brividi di sudore e fastidioso disagio.

Anche i colori usati nella narrazione appartengono all’area del sole, quindi dal giallo al rosso passando per un vitaminico quanto caloroso arancione.

E se provassimo invece a visualizzare l’idea del fresco, attraverso la gamma del verde acqua e del blu oltreoceano?

Non vi sembra di stare già meglio?

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