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Posts Tagged ‘abbracci’

Il nostro Bel Paese da oggi si smaschera all’aperto, mentre la variante Delta corre e la campagna vaccinale, seconde dosi, tenta di starle appresso. Ma tale e smaniosa era la richiesta (forse più politica che civile) di smascherarsi (del resto l’uso atrofico di un cencio è quasi peggio del non uso) che alla fine è.

Anzi, a ben dire già era. Gli stessi abbracci di piazza a maschera zero nei dopo gol europei, seppur comprensibili, sembrano aver scordato il tunnel da cui tutti noi proveniamo.

Paese davvero strano il nostro. Nel senso etimologico di “estraneo”, quindi “straniero”. Etranger, almeno per me. Un Paese in cui il dibattito sulle “maschere” (Pirandello insegna) ci appassiona di più di quello sui diritti civili e sulle condizioni dei lavoratori. Senza quasi renderci conto del rischio di trasformarci così in maschere nude.

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“L’Amore ai tempi del Co…vid-19” di TVboy, street artist

La nuova parola che circola è droplet”, “gocciolina”. Dalle “goccioline di Flügge”, lo scienzato che lavorò sulle microgocce di saliva che riescono a rimanere sospese in aria, in grado perciò di veicolare agenti infettivi attraverso conversazione, tosse e starnuto.

Da qui la distanza considerata utile tra le persone, un metro, per evitare il contagio in tempi di Covid19. Ecco perché è arrivata la decisione delle autorità sanitarie di chiudere le scuole e i luoghi di aggregazione, come cinema, teatri e palestre.

E così ci ritroviamo, di necessità, più soli. Smart working, didattica a distanza, pochi incontri cene eventi, eliminati abbracci baci strette di mano.

Più soli appunto, e a contatto con noi stessi come quasi mai. Gomito a gomito con i demoni, che si fanno più evidenti e percepibili. Ricordandoci così ataviche paure che la vita frenetica e iperconnessa non ci dà il tempo di considerare.

Poi però, voltando la carta, vedi l’abnegazione del personale sanitario, e non ti puoi sentire solo. Nonostante le sacrosante misure droplet. 

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Per un effetto/affetto magico sono stata trasportata a rebours nel tempo.

Ritrovandomi al liceo. Tra compagni di classe sempre uguali a se stessi nella loro essenza. Comprendendo che la domanda intorno al quanto e al cosa cambi del nostro originario nucleo è priva di senso quando vedi qualcuno nel suo profondo. Con gli abbracci, potenti prove umane del bene, a raccontare in lunghissimi brevi secondi gli anni trascorsi lontani. E la leggerezza ancora compagna dei nostri banchi. A farci librare sereni, sentendoci protetti, per una manciata di ore.

A rebours. All’indietro, ma dentro, appagati del niente. Un’onda potente. Controcorrente.

Salmoni alla ricerca del mare. Ritrovando l’amato sale.

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