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Posts Tagged ‘2020’

A mural by street artist “TV Boy” (Photo by Andreas Solaro) 

Comunque lo guardiamo il 2020 è l’anno della pandemia SarsCov2.

Tutto è ruotato, al contrario e fuori binario, intorno a Covid19, avversario feroce del sistema immunitario. Capace di trasformare persino il vocabolario del genere umano.

Questo ne è il diario minimo. Ripercorriamolo. Sperando funga, almeno in parte, da catarsi collettiva.

L’anno inizia con l’eco, che appariva geograficamente lontana, di un virus contagioso partito dal mercato cinese di Wuhan, talmente epidemico da costringere nottetempo la popolazione a costruire un ospedale. Ma alle nostre latitudini ci si appresta all’appuntamento nazional-popolare del Festival di Sanremo, e tutto è ancora incredibilmente leggero. Seppur la canzone vincitrice di Diodato, Fai rumore, sembri preannunciare, inconsapevole, quanto sarà da lì a poco: “Ché non lo posso sopportare / questo silenzio innaturale“.

La deflagrazione giunge nei giorni di Carnevale, costringendoci a passare, inopinatamente, dalla maschera di Carnevale alla mascherina chirurgica. Da subito però oggetto introvabile, per cui provvisoriamente sostituito dal “distanziamento sociale”. E altre parole cominciano a fare la loro comparsa, quasi una neolingua di orwelliana memoria: droplet, smart-working, lockdown. Meglio se straniere, perché il significato rimane sfumato. E l’angoscia solo posticipata.

Perché si tratta di reale “incubo”, ossia “ciò che giace sul dormiente”. Infatti le notti si fanno piccole ma lunghissime, uguali nel loro dipanarsi ai giorni. Tutti chiusi, noi e il tempo, nelle case, mentre fuori il virus circola, incombe e miete vittime. I suoni di sirena vanno ad intrecciarsi in modo sinistro con i rintocchi delle campane, mentre le file divengono il nuovo modo di stare e di andare. Tutto fermo, immobile, e vuoto. Un quadro metafisico. Con la solitudine dell’uomo che si amplifica a dismisura intorno alla fine. E il silenzio che fa rumore.

Poi ci fidiamo, troppo, della luce dell’estate. Senza ricordarci che questo virus è infido e subdolo. Approfitta del nostro esser cicale per non permetterci di tornare ad essere formiche nell’autunno. E la seconda ondata ci sommerge, costringendoci in zone chiuse anche se colorate. Numeri spaventosi, come in una guerra. Con la parola “vaccino” a farsi però realtà, seppur ancora minima.

In questo torbido sfondo sempre presente, abbiamo assistito al movimento dei “Black Lives Matter” in memoria di George Floyd e all’elezione complessa di Joe Biden a 46° Presidente degli Stati Uniti d’America.

E abbiamo dovuto dire addio a tanti punti cardinali, sentendoci più sperduti. Luis Sepúlveda, Ezio Bosso, Ennio Morricone, Franca Valeri, Quino, Sean Connery, Gigi Proietti, Diego Armando Maradona, Paolo Rossi, Kim Ki-duk, Pierre Cardin.

Anno di fatica, di gravità, di resistenza. E di ingresso, doloroso, nella Storia.

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SEBASTIAN MÜLLER – AERIAL PHOTOGRAPHY AWARDS 2020

È necessario.

Dobbiamo stare. Nel presente. Fermi. Anche con la mente.

Senza nasconderci la realtà. Senza ancorarci alle forme del passato. Senza precipitarci verso le forme del futuro.

Dobbiamo stare. Aspettando che passi l’onda. Sopra le terre emerse. Sopra le nostre teste.

Senza dimenticare che la vita è primaria su tutto. Ma proprio su tutto. Interessi, profitti, consuetudini.

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Chi sfoglierà in futuro i libri di storia avrà un brivido a leggere che il Natale 2020 fu normato. Per tutto il globo terrestre. Al fine di evitare una terza ondata di pandemia. Quella da SarsCov2, che sconvolse la vita degli umani in quel terribile 2020, sottraendo a molti umani la vita stessa. In modo rapinoso e drammatico, lasciando una scia di devastazione in chi tanto perdeva. Restando attoniti, senza congedi, senza consolazioni. Perché il contagio stava nell’ombra e alla luce, sempre pronto a fagocitare altre vittime.

Ecco perché, si leggerà, in quel 2020 annus horribilis si decretò per legge cosa fare e come comportarsi a Natale.

Senza feste e abbracci, più soli che accompagnati. Tavole con sparuti commensali, generazioni divise. Territori isolati, viaggi vietati.

E il colore rosso, quello per antonomasia del Natale, temuto per la sua componente intrinseca di pericolo alto di contagio.

E il calendario dell’Avvento che sciorinava ogni giorno, all’apertura della casella, un numero tristissimo di vite sottratte alla vita.

E la speranza del Bambino riposta in un nuovo vaccino. Che stava per giungere, salvando forse l’Uomo, ancora una volta, dal suo peccato…

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Buon 2020!

Auguri di serenità e benessere a tutti i viaggiatori di espress451!

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