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Archive for 20 novembre 2022

Prima di scriverne ho dovuto metabolizzarlo. Fin dalla sua inquietante e geniale locandina: uno scudo crociato, quello della “Democrazia Cristiana”, fatto di rose e spine. Quasi una croce da portare per Aldo Moro, come in effetti nel film si vede per qualche fotogramma.

Vent’anni dopo quel capolavoro che è stato ed è “Buongiorno, notte”, Marco Bellocchio è tornato “sul luogo del delitto”. Rivisitando la dolorissima vicenda Moro da un altro punto di vista rispetto al suo primo film.

Se là era il nascondiglio/cella in cui lo statista fu prigioniero dei Brigatisti Rossi, con un futuribile, seppur impossibile, buon finale, qui è “l’esterno” appunto a raccontare quel sanguinario e folle evento della nostra Repubblica, improvvisamente ritrovatasi nella sua “notte” più lunga e incomprensibile e lacerante.

Ed ecco allora i dissidi interni ed interiori nei partiti italiani, primo tra tutti la “Democrazia Cristiana”, le poco chiare ingerenze straniere, lo strazio riservato e silenzioso della famiglia Moro, le lotte intestine tra gli stessi terroristi intorno alla delittuosa scelta finale. E i tentativi, apparentemente numerosissimi, di salvare il Presidente della DC, dopo che già i cinque uomini della sua scorta avevano pagato un prezzo altissimo per difenderlo. Ma tentativi più di facciata che di sostanza, come se tutto, inspiegabilmente, fosse già scritto. In breve e amaramente, come esprime Bellocchio con lucida chiarezza nelle note di regia, “quell’uomo, come Cristo, ‘doveva morire’. Perché nulla potesse cambiare non solo nella politica, ma nella mente degli italiani”.

Quindi il finale, seppur per qualche attimo sognato ancora possibile di un Moro libero come fu pienamente in “Buongiorno notte”, non può che chiudersi con quell’immagine terribile e storica della Renault rossa col corpo di Aldo Moro insieme alle sue stesse parole dell’ultima lettera alla sua Noretta e ai figli in cui dice: “Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo“.

Parole che ogni volta commuovono, ponendoci di fronte al mistero di quel sacrificio. Politico, ma soprattutto umano.

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