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Archive for luglio 2022

Jacques Henri Lartigue, “Florette” – Monte Carlo Beach 1958

Questo scatto, meraviglioso, del fotografo Jacques-Henry Lartigue, racconta che la vita è acqua.

A partire dal mare da cui arriviamo, per giungere all’acqua dolce a cui agogniamo. Al fine di ricomporre il nostro interno liquido puzzle.

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Un pianeta sempre più in sofferenza per il caldo e la siccità.

Le temperature salgono segnando nuovi record, i ghiacciai arretrano perdendo risorse millenarie, la desertificazione avanza in luoghi insospettati, l’acqua scarseggia rivelandosi il vero oro della Terra.

E noi umani, sfatti e stremati, arriviamo a pregare per la pioggia, quasi dipendesse dagli dèi come credevano i nostri antenati. Forse ancora una volta per sottrarci alla nostra evidente colpa.

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L’aula del Senato per il discorso del presidente del Consiglio Mario Draghi – Roma, 20 luglio 2022

E così tra pantomime e azzardi la crisi di governo ha esitato in una salita al Colle del Premier (ormai ex) Mario Draghi per rassegnare al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella le dimissioni, questa volta irrevocabili. Con il Capo dello Stato che scioglie le Camere e indice nuove elezioni.

I Giochi, o meglio i divertissements, di Palazzo si sono spinti troppo oltre, e quando il dentifricio esce dal tubetto si sa che non può più rientrare.

Ora il tentativo da parte di tutti, specie quelli che l’hanno effettivamente prodotto, è sganciarsi dalla responsabilità del risultato. Nonché inneggiare al bene del Paese, quando è ormai lapalissiano che siano schermaglie personali e interessi di parte a muovere le azioni di tanti nostri politici.

Ma le evidenti sgrammaticature della forma hanno sottolineato la vacuità del contenuto. E ciò rischia di essere pericoloso per i cittadini tutti.

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Paolo Borsellino dopo l’omicidio del suo amico-collega Giovanni Falcone continuava a ripetere “Adesso tocca a me”. Ed è sconcertante che sentisse così prepotente, incalzante ed improcrastinabile il ticchettìo dell’orologio sulla sua fine imminente. Senza che alcuno, nelle stanze istituzionali, agisse per fermare concretamente quelle lancette.

E così il 19 luglio 1992, a 57 giorni dalla strage di Capaci, l’indicibile avvenne. Un’autobomba con cinquanta chili di tritolo sventrava nella sua esplosione via D’Amelio a Palermo col suo carico umano, il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Tanto resta oscuro. Ed inquietante. A partire dai depistaggi. Posti in opera per occultare altre regie, oltre quelle mafiose, che il giudice Borsellino, sempre più solo, stava comprendendo. Quelle trame di cui forse nella sua “agenda rossa”, subito scomparsa dal teatro della tragedia, aveva intuito e appuntato la devastante portata che potevano avere per l’intero Paese. Decretando così, peraltro consapevolmente e con immane coraggio, la propria fine.

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A tre giorni di distanza uno dall’altro si sono spenti due grandi dell’informazione italiana, Eugenio Scalfari ed Angelo Guglielmi. Per età, ma soprattutto per idee e metodi, due padri del racconto del reale nel nostro Paese.

Pionieri geniali entrambi. Scalfari con un approccio manageriale e filosofico, Guglielmi col piglio coraggioso dello sperimentatore. Hanno svecchiato carta stampata e televisione come chi ha una visione chiara della realtà e dei suoi possibili sviluppi.

Chissà come avrebbero commentato l’incartamento della politica in questa surreale crisi di governo. Ci mancheranno tanto le loro intuitive indicazioni di rotta.

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Non sembra vero. Harrison Ford compie 80 anni.

Forse non sembra vero perchè l’attore è ormai il mitico archeologo Indiana Jones, che è oltre il tempo umano. Così come il contrabbandiere spaziale Ian Solo di Guerre stellari o il cacciatore di replicanti Rick Deckard in Blade Runner.

Harrison Ford ci ha abituati a quei ruoli avventurosi, da eroe moderno, prestante e autoironico, anche quando l’ambientazione è alla portata di tutti, o quasi. E comunque è sempre di corsa, pronto a sventare guai e sciogliere trame gialle, dal detective John Book in Witness – Il testimone all’agente della CIA Jack Ryan in Giochi di potere e Sotto il segno del pericolo. Oppure è un rispettato chirurgo, in adrenalinica fuga come Richard Kimble ne Il fuggitivo, o alla ricerca insidiosa della moglie rapita come Richard Walker nel bellissimo Frantic di Roman Polanski. Sempre con lo sguardo stupito di fronte all’inaspettato, come un uomo comune, o quasi. Col talento di farcelo credere.

Auguri a Harrison Ford!

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Fu una notte magica quella del “Santiago Bernabeu” a Madrid di quarant’anni fa, il sogno di una notte di mezza estate per un’intera nazione.

Non era iniziata bene per gli Azzurri quell’avventura ai Mondiali di calcio 1982: sconfitte, polemiche, silenzio stampa. E poi la svolta, con un ritrovato Paolo Rossi, Pablito, goleador nazionale. E il cammino per la vittoria finale che, seppur difficile, si faceva possibile, lasciando indietro le grandi squadre calcistiche di sempre, dall’Argentina di Maradona al Brasile di Falcão. Un’impresa collettiva, nata dalla forza e dalla partecipazione di ciascuno.

Fino alla finale contro la favorita e fortissima Germania Ovest. Ma l’Italia era un gruppo irripetibile, coeso ed esaltato. E infine esultante, sul risultato storico di 3 a 1 per i nostri. Con la voce indimenticabile del cronista Rai Nando Martellini a scandirlo ripetutamente, per crederci davvero: “Campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo!”. 

A quel punto la notte fu davvero magica per tutti, gli Azzurri col loro capitano Zoff e il Mister Bearzot ad innalzare la Coppa del Mondo, il Presidente Pertini e tutto il Paese a gioire con loro di una felicità semplice ma effervescente. Tale da entrare di diritto nella memoria collettiva buona della nostra nazione.

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Ora risulta ferita la Marmolada. Anzi, mutilata. Senza una sua parte, di ghiaccio e roccia. Che, svalangando a valle, ha travolto vite umane. Quasi un tributo per il suo malessere. Ormai tragicamente evidente.

Ma la Natura è tale che troverà i suoi aggiustamenti. Come è sempre accaduto.

Diverso sarà per “quei ‘cosi con due gambe’ che fanno tanta pena”, come poetava Gozzano, con malinconica lungimiranza.

Eppure è proprio dell’umano vedersi invincibile. È la hybris greca, l’orgogliosa tracotanza che ci fa agire pensandoci i migliori nella scala dei viventi. Quasi onnipotenti.

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Uno strano Palio di Siena, questo del 2 luglio 2022, dopo due anni di sospensione per pandemia. Quasi il Palio irreale descritto da Fruttero & Lucentini ne “Il palio delle contrade morte”.

Tutto sembrava uguale a come lo si era lasciato. La folla in Piazza del Campo con Fonte Gaia a farsi piccolina, il colore del tufo a rendere sabbiato l’intero paesaggio, le feste e i maneggi di contrada per preparare la corsa.

Ma il caso (o il fato?) ha cominciato ad ordire la sua trama “gialla” da “Dieci piccoli indiani”, qui cavalli, che uno dopo l’altro vengono esclusi, per loro tutela, dalla “tratta”.

Istrice e Civetta già il giorno precedente, Liocorno e Bruco (per caduta del fantino) durante le nervose lotte al canapo per la partenza. Corsa quindi decimata, quasi chimerica, con soli sei cavalli, di Drago, Torre, Chiocciola, Pantera, Lupa, Valdimontone. Per non dire del mossiere, figura chiave del Palio, anche lui sostituito alla vigilia della gara.

Dopo quasi un’ora dall’inizio, per false partenze e infortuni vari, la fiamma del Drago ha la meglio sull’altezza della Torre. E all’ombra dell’altra Torre, quella del Mangia, cala così il sipario sul Palio della Madonna di Provenzano, quello del 2 luglio 2022. Davvero uno strano Palio.

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