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Archive for agosto 2021

L’incontro con Pelagia Noctiluca Luminosa, la medusa viola del mar Ligure, è avvenuto col sole allo zenith. Quindi non ho potuto apprezzarne la luminosità notturna.

In compenso ho potuto usufruire dei suoi cangianti colori violetti, ammalianti e abbaglianti come solo Medusa. Un incantamento marino che mi ha reso prossima ad Ulisse e alle Sirene.

Ma non avendo io marinai ad accudire la mia vicinanza a quei velenosi tentacoli ho faticato alquanto per allontanarmi incolume da quella mitica e bellissima visione, che la corrente spingeva sempre più intorno alla mia curiosità. Terrestre e fallace.

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Graffito dell’artista afghana Shamsia Hassani

Tutto è drammatico a Kabul.

È drammatico il bilancio degli annunciati attacchi terroristici all’aeroporto.

È drammatico il tentativo disperato di salire su uno degli ultimi aerei in uscita dall’Afghanistan.

È drammatico partire, lasciando tutto.

È drammatico restare, perdendo tutto.

È drammatico assistere ancora una volta ad un’umanità di “sommersi e salvati”.

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Me e il mare

Quando sono nel mio mare “piccolo”, quello di Montale e Calvino, mi trasformo in essere acquatico. Almeno la parte di me che scende nell’acqua salsa e incontra pesci.

Proprio come i protagonisti di “Luca”, film Disney e Pixar ambientato in una località costiera della riviera italiana, storia di formazione di un ragazzino che vive un’estate indimenticabile tra gelati, pasta e lunghissimi giri in Vespa, condividendo le sue avventure con il nuovo amico Alberto. Entrambi hanno però un segreto da mantenere, legato al mare e al suo mondo sommerso.

Affascinante e misterioso e primordiale. Con il racconto di quanto siamo stati quando respiravamo acqua. Da cui forse giunge quella inspiegabile sensazione di benessere che ci abita ogni volta che ci immergiamo.

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I talebani, senza incontrare resistenza alcuna, sono nuovamente a Kabul. Al potere, col loro oscurantismo. E l’orologio per l’Afghanistan torna indietro di vent’anni, e anche più. Perché l’Occidente, cioè tutti noi del blocco Nato, ha illuso quel Paese e i suoi abitanti che un altro modo di vivere fosse possibile. Soprattutto per le donne afghane.

Laleh Osmany e Tahmina Arian, attiviste per i diritti delle donne in Afghanistan e capofila del movimento #whereismyname, hanno lavorato per consegnare un nome e un’identità a quelle donne: “In Afghanistan c’è una tradizione che proibisce di chiamare in pubblico le donne con il loro nome, è considerato peccato. […] Il nome delle donne afghane non compare nemmeno nei loro documenti, nel certificato di nascita, nelle prescrizioni del medico, negli inviti di matrimonio, nei certificati di nascita dei bambini o anche nel certificato di morte e nella pietra del cimitero. […] D’ora in poi, i nomi delle madri verranno stampati accanto al nome dei padri”, raccontava qualche anno fa Tahmina Arian.

Finalmente per le ragazze afghane era possibile essere identificate col proprio nome (senza essere la figlia o la moglie di qualcuno), col proprio volto (senza la buia e umiliante prigione del burqa), e con un percorso di studi che aprisse alla conoscenza e al mondo, cioè alla vita.

Ora tutto si fa oscuro in Afghanistan. Ma per le donne afghane la notte scende di più. Completamente nera.

Shamsia Hassani, prima street artist donna di Kabul

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Quale singolare segno per Gino Strada, colui che era sbarcato ovunque con la sua creatura Emergency, chiudere il proprio viaggio terreno nel luogo dello Sbarco per antonomasia, la Normandia, che fu mano tesa all’Europa occupata.

E anche da Emergency mano tesa con cure mediche e chirurgiche gratuite per tutti. Buoni, presunti buoni, cattivi e presunti cattivi. Senza distinzione. Quasi 11 milioni di persone assistite. Un numero imponente. Che è potuto essere per la visione chiara di Gino Strada su cosa poteva essere e significare Emergency per quei luoghi del mondo in attesa di uno “sbarco alleato” di cura.

Eppure ciò che più fa riflettere del percorso di questo uomo è la generosità di sé, in modo incondizionato, verso quel fine, cioè rimarginare ferite nei luoghi di guerra. Ovvero, donare il proprio tempo di vita agli altri. Che è qualcosa di più altruistico e intimo e coraggioso della pur nobile filantropia. Ma come diceva Gino Strada, “curare i feriti non è né generoso né misericordioso, é semplicemente giusto. Lo si deve fare”.

Difficile pensarci senza quella potente visione del mondo di Gino Strada. Senza guerre, in pacifica convivenza tutti, ovunque, ricucendo ferite, se e dove sono. Sarà anche più arduo il procedere senza la sua voce forte, di richiamo all’indifferenza. Il mondo non può che essere grato del passaggio di tali uomini.

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10 agosto, notte di San Lorenzo. Notte di stelle cadenti, in realtà detriti incandescenti di cometa, e di desideri.

Così le meteore Perseidi fanno sognare l’uomo. Occhi puntati al cielo, sguardo in ascolto profondo di sé.

Teneri tentativi umani di riconnessione cosmica.

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Sembra tutto un sogno. Incredibile, epico, meraviglioso. Gli aggettivi si ripetono, ma non sembrano essere mai sufficienti.

Siamo nella Storia. Con risultati incredibili, soprattutto nell’atletica. E dopo il già mitico primo agosto con i due ori di chi va più veloce, Jacobs, e di chi salta più in alto, Tamberi, oggi sei agosto altri tre splendidi ori: la regale marcia 20 km, sia maschile con Stano che femminile con Palmisano, e una magica staffetta 4×100 maschile con Patta, Jacobs, Desalu e Tortu.

Impresa storica, con risultati da incorniciare. Che ci fanno volare nel medagliere olimpico, come non fu mai. Onori ai protagonisti, tutti, anche a quelli di altre specialità e altri metalli vinti, nonché gratitudine per le emozioni regalate.

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Josep Moncada, “Donne in acqua”

Il “buon naufragio” prevede per l’umano, dopo l’esperienza letargica dello spiaggiare, l’ingresso dinamico e grato nell’acqua salsa.

Esperienza ogni volta unica perché mitica e rigenerante. Di risalita alle origini del Tutto. Scendendo verso i pesci che siamo stati.

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