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Archive for 27 Maggio 2021

Di fronte alla tragedia della funivia del Mottarone ci siamo sentiti sperduti.

È l’incredulità dell’uomo davanti alla propria fragilità e finitudine. Tanto più crudele quando si evidenzia all’improvviso, nella giovane età e in un tempo di spensieratezza come la vacanza.

Nel tentativo di domare l’angoscia più atavica ci appelliamo al concetto di “fatalità”, destino, propriamente “la parola della divinità”, e quindi “la sorte irrevocabile fissata fin dal principio a cui non ci si può sottrarre”. È fatalità un fulmine che cade su una spiaggia a ciel sereno. Quindi ciò che è inatteso e inevitabile.

La caduta rovinosa della cabina della funivia, con il suo portato umano che non era meramente un numero ma vite, storie,  cammini, progetti, divenire (una tristissima “Spoon River”…), era sicuramente inattesa, ma non inevitabile. Ovvero, le variabili che potevano essere teorizzate per tale tragico evento riguardavano componenti meccaniche, quindi quelle sottoposte al controllo umano. A cui può però sempre sfuggire qualcosa, caso che rientra nel cosiddetto “errore umano”. Una dimenticanza, una svista, una sottovalutazione, un controllo non compiuto. Ma la ridondanza di sistemi di sicurezza permette all’uomo di autocorreggersi.

C’è infine il caso in cui l’uomo decide invece scientemente di eliminare l’autocorrezione, pur sapendo che ciò potrebbe avere conseguenze, anche fatali. Per cui, invece di mantenere in azione il freno di emergenza, come logica e responsabilità vorrebbe, si sceglie di inserire un forchettone che blocchi il meccanismo frenante, nonostante da quello possa dipendere, in caso di emergenza, la sopravvivenza delle persone che sono su quel mezzo. Si tratta di “dolo”, per i latini “inganno”, ossia “la volontà cosciente di infrangere la legge”. E la vita.

Meschino infine il fine di tal dolo: evitare un fermo manutentivo della funivia e quindi subire un mancato incasso. Decretando così, diabolus ex machina, la fine per chi era ignaro che il filo della propria esistenza fosse letteralmente in mano a chi aveva deciso che gli introiti di giornata fossero la voce più importante. In modo ingordo e indecente, privo di qualsiasi attenuante.

Facendoci sentire così ancora più sperduti.

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