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Archive for ottobre 2020

La parola, ormai evocatrice di scenari drammatici che si sperava superati e lontani, viene solo sussurrata. Ma ormai da qualche giorno in modo sempre più insistente. Associandola a cupi scenari di contagi esponenziali, sanità al collasso, rivolte sociali, economia in caduta libera.

I numeri, ci insegnano, non ci mentono. Eppure è come se volessimo convincere i nostri circuiti neuronali che “andrà tutto bene”, seppur quell’ottimistico motto sembri già appartenere ad un’altra era.

La classe politica d’altra parte, sempre più piccina e miope, cerca di nascondere sotto il tappeto di una comunicazione ormai stanca e non più credibile, la polvere attossicata di un contagio che non è solo più sanitario, seppur virale. È un contagio di rabbia, intolleranza, violenza, frustrazione, incertezza, stanchezza. In un crescere continuo, insieme ai numeri, di emozioni esplosive.

Sembriamo tutti più incapaci, ciascuno nel suo, a comprendere la necessità ormai stringente di rispettare le regole e accettare rinunce. Dalla mascherina indossata e bene, finalmente tutti, senza più farse teatrali, all’assenza della palestra e del cinema e del ristorante, perché in questo momento non è possibile. Perché la salute viene prima di tutto, nonostante. L’Ilva di Taranto è lì a ricordarcelo da anni.

È un sottinteso che le categorie più colpite debbano essere ristorate, e da subito. Ma non dimentichiamo quei settori che durante questa pandemia hanno raddoppiato quando non triplicato gli utili. Si chiedano anche a loro dei sacrifici per il bene dell’intero Paese, per il bene di noi tutti.

E se è necessario chiudere quasi tutto a chiave, lo si faccia. Prima che sia troppo tardi, prima che si debba buttare la stessa chiave.

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Trent’anni fa, il 27 ottobre 1990, ci lasciava Ugo Tognazzi, uno dei “mattatori” della commedia all’italiana insieme ad Alberto Sordi, Vittorio Gassman e Nino Manfredi.

Pluripremiato, con titoli nel Gotha del nostro cinema, da “Amici miei” a “I mostri”, da “La grande abbuffata” a “L’anatra all’arancia”, Ugo Tognazzi si è caratterizzato, per una garbata irriverenza nella recitazione e per un atteggiamento sornione nei confronti della vita.

Così lo raccontava il regista Dino Risi che lo diresse in diversi film: “Attore non attore, innamorato delle donne, della vita, della buona tavola. Bello starci insieme, mai un momento di noia. Vero, sincero.

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Cento anni fa nasceva Gianni Rodari, unico scrittore italiano vincitore del prestigioso “Premio Hans Christian Andersen”, considerato il Nobel della letteratura per l’infanzia. “Favole al telefono”, “Filastrocche in cielo e in terra”, “La freccia azzurra”, alcuni titoli dei suoi libri di storie conosciute da generazioni di bambini.

Ma lo scrittore di Omegna fu anche uno fra i principali teorici dell’arte di inventare racconti, grazie alla sua “Grammatica della fantasia”: “Un sasso gettato in uno stagno – scrive Rodari – suscita onde concentriche che si allargano sulla sua superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore… Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni…”.

E sempre in questo geniale lavoro teorico Rodari ci regala illuminanti indicazioni sull’incontro tra la lettura e i ragazzi. Sottolineando, ancora una volta, l’importanza della situazione creativa in cui tale scoperta deve avvenire.

 

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Contagi, tamponi, Covid19, quarantena, disinfettante, positivi, lockdown, virus, isolamento fiduciario attivo, mascherine, contact tracing, chiusure, pulizia mani, vaccino, distanziamento, cure, terapie intensive, ricoveri, SarsCov2, pandemia.

Ci risiamo con le parole ormai tristemente note a tutti. Con quanto poi, già sappiamo, drammaticamente ne consegue. Dalla perdita di vite umane, innanzitutto, alla perdita di esistenze lavorative, stili di vita, frammenti di libertà. Lo sapevamo. Almeno quasi tutti. Il verosimile racconto manzoniano e quello storico della “spagnola” hanno continuato a ricordarcelo come una triste nenia a sottofondo di comportamenti laschi ed esorcizzanti movide.

Ma davvero qualcuno si era già dimenticato ogni singolo passaggio?

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Intera la tavolozza del rosso nel bosco pittato d’autunno.

Amaranto, mattone, rosso cardinale, melograno, scarlatto, cinabro, castagno, rosso pompeiano, vermiglione, minio, rosso cadmio, magenta, inchiostro, malva, sangria, rosso corsa, ciliegia, cremisi, ruggine, rosso veneziano, carminio, borgogna, granata, rosso Falun, bordeaux, corallo, porpora, rosso di Persia, terracotta, prugna.

E il Pittore, nascosto e sublime, a variare continuamente le sfumature. Perché il quadro possa apparire unico ad ogni nostro sguardo. Essendolo profondamente.

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La ricerca attiva di cibo per combattere la fame nel mondo è stata riconosciuta con il Nobel per la Pace 2020.

Il “Programma Alimentare Mondiale” (World Food Programme) è stato infatti insignito del prestigioso Premio, soprattutto per la capacità di intensificare i propri sforzi in concomitanza alla pandemia da SarsCov2.

Come ha dichiarato la stessa organizzazione,fino al giorno in cui avremo un vaccino medico, il cibo è il miglior vaccino contro il caos“.

Cibo, quale bene primario per tutti. Ma davvero per tutti.

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Hanno appena compiuto settant’anni i Peanuts, le “noccioline” di Charles Schulz. E non li dimostrano. Forse perché ritroviamo nelle loro intuizioni e debolezze quelle di tutti noi.

Come intuì Umberto Eco nel 1963 all’uscita della prima raccolta italiana delle strisce di Schulz: “Il mondo dei Peanuts è un microcosmo, una piccola commedia umana sia per il lettore candido che per quello sofisticato.”

E i lettori, tutti, si riconoscono nella necessità di avere “la coperta di Linus”, appoggiata ad una gota, per lenire malinconie e insicurezze. Ritornando poi, confortati, a camminare per il mondo.

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