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Archive for 5 agosto 2020

Nella memoria storica e collettiva la parola Libano evoca il cedro verde, tanto che proprio questa biblica pianta, ferma e immortale, campeggia sulla bandiera del Paese. Alla capitale Beirut si associano invece, da tempo immemore, immagini di esplosioni e bombardamenti, di tensione e conflitto.

Ieri l’esplosione più distruttiva di tutta la storia del Libano, cedro martoriato: “È stato scioccante – ha scritto Associated Press – anche per una città come Beirut che ha visto 15 anni di guerra civile, attentati suicidi, bombardamenti israeliani e omicidi politici“.

Ad esplodere sarebbe stato un deposito conservato (o dimenticato?) nell’hangar 12 del porto, dopo esser stato confiscato nel 2013 da una nave russa battente bandiera moldava, di ben 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, composto chimico usato come fertilizzante ma anche per produrre esplosivi.

Perché una tale polveriera abbandonata in una zona tanto popolata? Incuria o dolo? E le accuse incrociate di sabotaggio tra Israele ed Hezbollah? È solo un caso poi che tra due giorni fosse prevista la sentenza sull’omicidio dell’ex premier libanese Rafiq Hariri, ucciso con altre 21 persone a Beirut il 14 febbraio del 2005?

Tante domande in attesa di risposte, come sempre. E intanto, come sempre, la conta delle vittime, la ricerca dei dispersi, lo strazio di chi resta. Tra dolore sordo, incredulità sospesa, aria irrespirabile.

Quale triste paradosso se si pensa al profumo balsamico che emana la corteccia del cedro del Libano.

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