Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for maggio 2020

Uomo senza nome, Soldato Jonathan, Ispettore Callaghan. Antieroe duro, burbero, scontroso. Così Clint Eastwood diventa famoso e popolare.

Straniero senza nome, Texano dagli occhi di ghiaccio, Cavaliere pallido. Con metodica cura Eastwood continua a scolpire personaggi iconici diventando regista di sé stesso.

E dietro la macchina da presa sorprende, lavorando in modo sempre più asciutto ma denso, un nuovo John Ford. “Gli spietati” e “Million Dollar Baby” gli valgono meritatamente ben quattro Oscar.

Ma Eastwood pare più interessato alle storie che ai premi. Scava intorno ai personaggi, regalandoci la loro anima. Walt Kowalski, reduce della guerra di Corea, in “Gran Torino” è uno di questi.

E continua, a 90 anni, a narrare esistenze: “Ciò che mi interessa più di ogni altra cosa nel lavoro e nella vita è la ricerca della verità. Questo percorso mi spinge ancora a dirigere film.”

Auguri Clint! E grazie per quel tuo sguardo “azzurro” con cui tratteggi il mondo.

Read Full Post »

Il mio desiderio numero due in questo momento ancora accidentato della fase due (e la cifra ripetuta rischia di diventare cabala) è leggero e superficiale, nel senso letterale. Ovvero in relazione al tatto.

Vorrei infatti, ad avvolgere il mio fisico contorno, una stoffa di nuvola in tagli inediti. Nulla di pretenzioso, anzi. Quei vestitini estivi provenzali che svolazzano ai refoli buoni del mistral tra campi di lavanda e mercatini di spezie.

La ricerca si presenta però ardua, almeno per ora. Perché, oltre ai sacrosanti dispositivi di sicurezza, avvicinarsi agli abiti non è più piacere puro, in cui il tocco non mediato è parte del divertissement. Misurare poi, tra prova camerino e sanificazione capi, comporta ansia da prestazione per il rischio sanitario. Quindi, col proprio occhio “clinico” su di sé, si accetta l’altro rischio, quello di misura e fattura conforme a noi.

Ma il gioco è /era tutto lì. Si giocava, quando si era un po’ giù, a provare abiti e accessori nuovi, ai nostri occhi belli, talvolta poi per non comprarli mai.

Eppure ci faceva bene, più il gioco, la messinscena, che l’acquisto vero e proprio. Perché ci ricordavano le cose poco necessarie, ma al senso della vita fondamentali. Che spero riescano, ancora e presto, a ricordarcelo.

Read Full Post »

Sembra uno scioglilingua, “L’incapacità di capire Capaci”, ma non lo è.

A ventotto anni dal terribile attentato di Capaci, l’Attentatuni, diversi nodi non sono sciolti. E molto resta incomprensibile.

Sembra che il conto alla rovescia per Giovanni Falcone sia scattato tre anni prima, al fallito attentato all’Addaura.

Suo cognato, il magistrato Alfredo Morvillo, ha di recente ricordato quanto gli disse Falcone su quel sinistro episodio: “Mi parlò di menti raffinatissime, di un attentato organizzato da qualche uomo delle istituzioni che lo aveva tradito. Nessuno poteva sapere che sarebbe andato a fare il bagno sugli scogli.” E con lui avrebbero eliminato anche la sua collega svizzera Carla Del Ponte, con cui condivideva notizie riservate sull’inchiesta “Pizza connection” che riguardava il riciclaggio di denaro sporco.

“Menti raffinatissime” che tornano in scena a Capaci. Pare infatti che altro, oltre la mafia, tramasse per eliminare Giovanni Falcone alla vigilia della sua nomina a superprocuratore antimafia.

Ne è convinto anche Giuseppe Costanza, l’autista del magistrato e unico sopravvissuto alla strage di Capaci, insieme ai tre uomini di scorta della terza auto: “Sono stufo di sentire dire che la mafia è solo Riina, Provenzano e Messina Denaro, che furono loro ad avere l’idea di imbottire l’autostrada di esplosivo. Falcone a Roma camminava senza scorta, avrebbero potuto eliminarlo là. Invece, lo hanno fatto a Palermo con una manifestazione eclatante. Una sceneggiata, un depistaggio, un’intimidazione per far piegare qualcuno ai voleri di chi quella strage l’aveva ideata. Ci vogliono professionisti per far saltare in aria un’autostrada, altro che Totò Riina e Bernardo Provenzano… Pezzi dello Stato e delle istituzioni che agirono nell’ombra e che sfruttarono quella manovalanza”.

Ma è lo stesso Giovanni Falcone a dichiarare, nell’intervista del 1991 a Marcelle Padovani per Cose di Cosa Nostra, che “Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.”

Chissà se saremo mai capaci di comprendere Capaci.

Read Full Post »

Il desiderio, propriamente “la mancanza delle stelle”, presuppone voler qualcosa senza possibilità di averlo. Almeno non immediatamente né facilmente. E forse in virtù di ciò lo desideriamo.

In questo strano inizio bis della fase 2, ognuno di noi vorrebbe qualcosa che, per un motivo o per un altro, non può ancora raggiungere o possedere o condividere.

Per me il desiderio numero 1 (il che ne prevede inevitabilmente almeno un altro) è quello di abbracciare, occhi e corpo, il mare. All’apparenza desiderio semplice, in realtà futuribile se abiti in una regione che non prevede al suo interno acqua salata. E in questo strano tempo il salto di regione, quasi una mossa del cavallo, non è ancora previsto.

Così desidero, bramo e sogno il mare. Acqua atavica e ancestrale. Laico fonte battesimale.

Read Full Post »

Una meteora luminosissima il compositore Ezio Bosso. Ora in viaggio per altri mondi.

Ma si fatica a credere e ad accettare che tutta la sua joie de vivre, incontenibile nonostante un contenitore fisico a vietarglielo sempre più, sia irrimediabilmente spenta. Insieme ad un talento musicale sublime e rigoroso, capace di condurre per mano tra le note chiunque, rendendolo felice. Come lui, a dispetto di un destino contro.

Anche se diceva che “il dolore è solo un elemento della nostra vita. Se lo accettiamo diventa costruttivo, se lo rifiutiamo ci paralizzerà. La quinta di Beethoven parte da un sentimento doloroso ma ci insegna che il destino che bussa alla porta si può modulare. Apre alla vita come un lieto fine di dieci minuti“. “Perché – aggiungeva – la missione è cercare sempre quella purezza che diventa trascendenza e trasfigurazione.”

Per la fine dell’isolamento anti-Covid aveva desideri minimi eppure immensi: sedersi alla luce del sole e abbracciare un albero.

Ancora una lezione lieve e luminosa, Maestro Bosso. Grazie.

Read Full Post »

Mi piace continuare a pensarla così, Silvia Romano. Felice, quasi radiosa, con i “suoi” bambini, vestita dei colori dell’Africa, tramonto e terra bruciata.

Mi piace continuare a pensarla così, Silvia Romano. Con quei lunghi diciotto mesi di prigionia da mettere tra parentesi, al fine di tornare lentamente alla coscienza della propria ritrovata libertà. Che è il terreno indispensabile per compiere delle scelte, anche le più radicali, come una “conversione”, nel suo etimo “volgersi”, “cambiare strada”. Decisione che è possibile porre in atto solo se altre strade sono praticabili, se si possono appunto scegliere.

Mi piace continuare a pensarla così, Silvia Romano. Coi suoi sogni pronti a realizzarsi ancora. Con le sue scelte, da lei liberamente agite, da spiegare proprio a nessuno. E felice, quasi radiosa. Ancora.

Read Full Post »

Simili per un credo etico raro, uniti in un destino crudele.

Aldo Moro e Peppino Impastato il 9 maggio 1978 vengono trovati uccisi. Il politico illuminato fu “giustiziato” dalle Brigate Rosse dopo 55 giorni di prigionia, il giornalista coraggioso fu assassinato con una carica di tritolo dalla mafia.

C’è una poesia di Impastato che sembra rendere omaggio, a meno di “cento passi”, all’onorevole Moro, descrivendo un abisso. Quello che entrambi sono stati costretti a vedere e a subire. Idealmente a pochi passi l’uno dall’altro. Nelle stesse identiche ore.

I miei occhi giacciono
in fondo al mare
nel cuore delle alghe
e dei coralli.
Seduto se ne stava
e silenzioso
stretto a tenaglia
tra il cielo e la terra
e gli occhi
fissi nell’abisso.”

Read Full Post »

Tra visite ad affetti stabili e passeggiate allungate ci immaginiamo già un mondo di normalità che non sarà. Anzi, in un clima di gran sbornia collettiva, si rischia di perdere la bussola, fatta di distanza e mascherina.

Perdiamoci nei nostri futuribili “vorrei”, ma tenendo ben presenti i “non posso”. A favore di tutti noi. Magari con uno “Smile”, come canta Madeleine Peyroux.

Read Full Post »

Renato Guttuso, “Contadini al lavoro” – 1950

Un equilibrio instabile quello tra salute e lavoro, due beni primari. Trait d’union la sicurezza.

Rifletterci tutti, durante un Primo Maggio particolarissimo, sarebbe bene. Farlo magari Costituzione alla mano sarebbe ancora meglio.

Si eviterebbe così di invocare di continuo aperture lavorative differenziate per regione. Dimenticandoci dell’articolo 16 che nella sua prima parte recita: “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza.”

“In via generale” appunto, considerando l’interezza del territorio nazionale. Fatta salva l’istituzione di nuove zone rosse, che limiterebbe in tali aree l’avvio della cosiddetta Fase 2.

E nel frattempo la terra, che per ora continua a darci i suoi frutti, a chiedere di essere raccolta in tempo dalle mani d’uomo. Per buona parte straniero, sottopagato, per nulla in sicurezza. Anche su questo sarebbe bene riflettere in questo strano Primo Maggio.

Read Full Post »