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Archive for agosto 2019

Antonello Blandi “La leggenda di Colapesce”

Ho un gavitello di riferimento per le mie immersioni. Con un ancoraggio profondo.

Quando sott’acqua vedo la catena che lo trattiene negli abissi penso alla leggenda di Colapesce, abile nuotatore fin da bambino.

E ogni volta immagino di poterlo incontrare. Là sotto, tra alghe e pesci e sabbia e fondo, impegnato a reggere la colonna spezzata affinché non sprofondi la sua Trinacria.

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Moses Levy, “L’ombrellone bianco” (1919)

Quelle della “mia” Versilia sono marine radiose.

Luce dionisiaca a ricordarmi l’alba della vita, passo lento ad indicarmi la dimenticata flanerie, spiaggia apollinea a sottolinearmi la bellezza del luogo di sale.

E la distesa marina. Senza limiti visivi, infinita nel suo sinuoso allungarsi. E incredibilmente radiosa. Come i quadri del pittore Moses Levy che con intenso e cromatico affetto l’hanno tratteggiata.

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Gran finale al Festival pucciniano di Torre del Lago, con “Tosca” e il suo amore disperato.

Bravissimo Alejandro Roy nel ruolo del pittore Mario Cavaradossi. Il suo “E lucevan le stelle” ha regalato i brividi in una serata in cui le stelle della volta celeste erano parte della stupefacente scenografia.

Sulle sponde di quel lago che tanto ispirò Giacomo Puccini e la sua “Recondita armonia”.

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Tra le novità gonfiabili di questa estate troviamo la Sirena salvagente, portatrice nel nome del suo compito esistenziale. Del tutto opposto al ruolo classico della Sirena, che ammaliava seducente gli uomini d’acqua per condurli nel profondo.

Questa ricorda invece la Sirena di Manhattan, alias Daryl Hannah, che nel film di Ron Howard faceva “Splash” cercando acqua di sale tra i grattacieli di New York per poter sopravvivere.

Ps: chissà come se la passano/spassano in questi giorni le Sirene incantatrici tra i palazzi istituzionali romani… Che siano “salvagente” appare però arduo da crederlo.

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Ieri al Senato, oltre ad assistere alla fine annunciata e poi procrastinata del governo gialloverde attraverso comunicazioni esplicite dei leader politici, abbiamo ripreso confidenza con il linguaggio non verbale, il non detto, la gestualità che tutto dice pur non dicendo.

E nell’esplicito subliminale si andava a sottolineare l’infinita linea d’ombra che distingue gli uomini nella loro essenza, molto prima che nel loro agire da governanti.

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Riders entrambi. Felice Gimondi e Peter Fonda.

E simboli entrambi di un’altra era. Che grondava fatica e anelava libertà. Coi sogni da incidere sulle strade.

Felice Gimondi è storia del ciclismo. In sfida continua con Eddy Merckx il Cannibale, vincitore di tutti e tre i grandi Giri, Giro d’Italia (per tre volte), Tour de France e Vuelta in Spagna, nonché campione del mondo nel 1973. Ma senza mai darsi arie, gentile, riservato e forse felice come il suo nome.

Peter Fonda è l’icona stessa di un film, “Easy rider”, simbolo di una generazione. Una pellicola manifesto della cultura hippie degli anni ’60 che ebbe il suo culmine con Woodstock, di cui ricorre in questi giorni il cinquantesimo. Quel 1969 reso mitico proprio con il “road movie” di Peter Fonda, un inno del protagonista “Capitan America” alla libertà.

Che le loro corse, vento nei capelli, possano continuare nelle Superiori Praterie.

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Ci ha spiazzato Nadia Toffa.

Prima, per la forza e la serenità con cui affrontava la malattia. Con quel sorriso sempre presente, ad illuminarle gli occhi. E a noi il cuore.

Poi, per la sua uscita di scena. Inaspettata. Perché ci aveva convinti, da vera guerriera, che la battaglia poteva esser vinta.

Infine, per aver sparigliato le nostre convinzioni, minime e banali, sul vincere e sul perdere.

Ps: nel suo essere “iena”, Nadia Toffa teneva sottotraccia la sua stoffa di giornalista davvero brava.

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