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Archive for dicembre 2018

Bruno Catalano, “I viaggiatori”

L’anno 2018 sembra aver avuto, quale protagonista principale, la dissolvenza.

Si sta dissolvendo il sistema Europa, tra Brexit e nuovi secessionisti. Così anche lo Stivale, indossato e bistrattato dai cosiddetti populisti. Popolo sulle labbra e particolare in tasca.

Si stanno dissolvendo buone maniere, fatte di educazione, eleganza, misura, rispetto. Con la voce che diventa più alta, più grossa, più rozza. Poche parole per dire tutto, cioè niente. E parolacce per affondare l’altro, chiunque non sia in linea con quanto si è. O si ha.

Si dissolvono le certezze. Un ponte su cui transitare, un’istituzione su cui contare, un’autorità a cui affidarsi. I potenti ad apparire onnipotenti, mostrando i denti invece dei quozienti.

E si dissolvono, purtroppo, alcuni punti fermi dell’umanità, la sua espressione migliore. Il genio stellare e fiducioso di Stephen Hawking e la voce divina e combattiva di Aretha Franklin. Le immagini poetiche di Ermanno Olmi e quelle visionarie di Bernardo Bertolucci. Le storie umane di Philip Roth e quelle d’amore e tenebra di Amos Oz. Insieme alle parole stampate di Inge Feltrinelli. E l’essere gentile e generoso di Fabrizio Frizzi.

Dissolvenze che evidenziano la nostra povertà.

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“Sono convinto che la letteratura, la buona letteratura sia un antidoto al fanatismo. La letteratura è cugina del gossip. Il gossip a sua volta è il risultato della nostra volontà di guardare dentro le finestre degli altri per sapere come vivono, cosa mangiano. La letteratura però fa un passo in più: non solo vuole vedere cosa c’è dentro la finestra altrui, ma indaga su che cosa si vede da quella finestra. La letteratura permette cioè di assumere lo sguardo altrui sul mondo. Un persona capace di vedere se stesso o l’universo con gli occhi degli altri non può essere un fanatico, perché una persona così sa che ci sono tanti modi di vedere e leggere la realtà. Un uomo o una donna che frequenta la letteratura sa che non esiste un solo linguaggio.”

Amos Oz, scrittore israeliano (Gerusalemme 4 maggio 1939 – Tel Aviv 28 dicembre 2018)

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Ai viaggiatori di espress451 un augurio speciale.

Che il cuore di ciascuno possa danzare, anche solo per qualche passo, con Babbo Natale.

Per riscoprire la parte essenziale.

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Quando uno spot pubblicitario diventa una storia. Scritta bene e resa con grafica maestria.

Potere immaginifico di una pausa creativa.

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Presto, presto…

Prepara, prepara…

Che arriva, arriva…

(Perché ci diamo tanto da “fare” quando arriva Natale? Non dovrebbe essere un tempo più spirituale?)

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“National Gallery” – London

La notizia è talmente bella da sembrare una fake.

È prescrivibile in ricetta medica, come forma terapeutica, la visita gratuita al museo. Perché sono ormai evidenti le prove scientifiche sul potere dell’arte come cura, non solo per la psiche ma anche per il fisico. Tra le opere d’arte aumenta il nostro benessere perché si alzano i livelli di cortisolo e serotonina.

Adesso la cattiva notizia. Per ora la visita museale nel prontuario medico è realtà solo canadese. Peccato. Perché la bellezza ci fa stare meglio, fino ad essere meglio.

E in questi tempi cupi e oscuri e violenti è auspicabile che qualche grammo di bellezza da somministrare come cura sia possibile anche nel vecchio continente.

Forse si abbasserebbe la possibilità di un’insensata sparatoria in un mercatino di Natale.

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Setaccio la luce per non fare rumore“, scrivevo una manciata di lune fa. Ricordi?

Continuo a setacciare luce. Per afferrare brandelli di tempo. Senza smarrirmi troppo.

In assenza di mappe. In assenza. Evanescente presenza.

A mamma Marisa

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