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Archive for giugno 2018

Qualche settimana fa, ad una manciata di giorni dalla fine dell’anno scolastico, una mia classe faceva il conto dei giorni all’alba, e tutti erano visibilmente contenti.

Eccetto un mio studente, passo profondo nel suo cammino. Mi guarda e mi confessa, a cuore aperto e mente oltre la finestra: “Prof, a me un po’ dispiace. Amo venire a scuola perché imparo cose nuove.” I compagni, inconsapevolmente miopi, in risposta: “Ma a settembre ritorniamo!”. E lui, a visione consapevolmente chiara, forse troppo, ribatte placido, come suo solito: “Ma il prossimo anno sarà un’altra cosa!“.

E così porto a casa, felicemente silenziosa, un piccolo ripasso della lezione per me più preziosa. Che il “maestro” è dietro l’angolo, e si presenta quando meno te lo aspetti. Per questo bisogna essere attenti e fiduciosi. Dentro e fuori scuola. Grazie Hartwig.

Ps: buone vacanze alle mie “bimbe” e ai miei “bimbi”, anche a quelli “bischeri”…

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Il 6 giugno 1968 veniva assassinato Robert Kennedy, due mesi dopo Martin Luther King. Il 18 marzo di quell’anno aveva tenuto il famoso discorso sul PIL. Tanto rivoluzionario allora, tanto attuale ora.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.
Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.”

La domanda, semplice e drammatica, è sempre la stessa, ogni volta che violentemente viene stroncata una tal fucina di pensieri. Quanto avrebbe ancora potuto elargire alla comunità?

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A proposito di migranti, di cui tanto si dibatte in questi giorni (mentre il mare spesso batte loro, e l’umanità tutta viene battuta dalle tante, troppe parole) è illuminante il testo di Cesare Cremonini “Kashmir-Kashmir”.

Perché ci ricorda che, spostando il punto di vista, tutto cambia. Ma proprio tutto.

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In perfetto timing, quasi per magia, la Festa della Repubblica vede sciolti i nodi della crisi politico-istituzionale.

Auguri a tutti gli italiani!

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