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Archive for gennaio 2018

Ora dicono, a propria discolpa, che i volontari dell’esperimento, propriamente cavie umane, erano sottoposti all’inalazione di biossido di azoto solo per poche ore e in ambiente non ristretto. Sarà.

Certo che per noi semplici fruitori di notizie, sapere che in Germania si fa respirare scientemente veleno in una stanza per dimostrare che lo stesso non fa danno e il diesel resta una tra le soluzioni energetiche più verdi fa rievocare, mutatis mutandis, mortiferi fantasmi. Fatti di gas a contatto con gli umani.

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Joan Mirò, “The garden” – 1925

Ultimi giorni per la pregevole mostra “Mirò! Sogno e colore” a Palazzo Chiablese di Torino.

Diceva Joan Mirò: “Lavoro come un giardiniere o come un vignaiolo. Le cose maturano lentamente“.

Perché abbiamo tutti dimenticato il valore della lentezza? Per non dire dell’attenzione, dell’applicazione e della fiducia nel proprio lavoro svolto con impegno?

Oltre il geniale artista, oltre il semplice giardiniere. Oltretutto.

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Chissà perché la felicità è sempre più breve del dolore” si chiede il piccolo protagonista di “Un sacchetto di biglie” in uno degli ultimi momenti luminosi trascorsi con la sua famiglia.

Sono ancora tutti insieme sulla spiaggia di Nizza a godere del sole. Di quello che splende in cielo e di quello che pulsa dentro ciascuno di loro mentre respirano insieme la medesima aria salsa. Un’aria in cui il sale è ancora quello del mare e non quello venefico del male del mondo che di lì a poco appesterà l’umanità intera.

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Chi ci sta uccidendo, derubandoci della vita e della luce, beffandoci con la visione di quello che avremmo potuto conoscere? La nostra rovina è di beneficio alla terra, aiuta l’erba a crescere, il sole a splendere?”

Da “La sottile linea rossa”, il Soldato Edward Train.

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Cambiamo colore. Sopravvissuti al “Blue Monday”, approdiamo nell’ “Ultra Violet”.

Precisamente nell’ “Ultra Violet 18-3838”, un viola intenso e meditativo che l’azienda Pantone ha eletto colore dell’anno.

Proprio Lee Eisenman, direttore esecutivo del Pantone Color Institute, spiega che questa è “una sfumatura di viola intensamente provocatoria e riflessiva in grado di comunicare originalità, ingenuità e un pensiero visionario che ci indica il futuro”. E aggiunge, “Il viola è un colore complesso. E noi viviamo un’epoca complessa”.

Come dargli torto?

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La nomina di Liliana Segre a senatrice a vita muove riflessioni sul legame imprescindibile tra forma e contenuto.

Qui la forma, il titolo di componente del Senato italiano, è alta e finalmente giunge in chi, Liliana Segre, è da sempre portatrice di un contenuto altissimo, vibrante di testimonianza diretta su quell’orrore indicibile che è stata la Shoah. E non solo, perché la neo senatrice Segre ha speso la propria esistenza per raccontare ciò che è stato, in nome di una memoria sempre viva. Il “Binario 21” della Stazione di Milano non è che l’esito pubblico più evidente.

Di fronte a tale, limpida e superiore, corrispondenza tra forma e contenuto non si può omettere di pensare a quanto lo Stato italiano, anche quando attento alla forma, sia glissante se non silenzioso di fronte al dilagare di certi contenuti. Non poi tanto diversi, come ha ricordato Segre, da quelli che hanno condotto all’Olocausto, e ancor prima alle leggi razziali. Sottoscritte anche dallo Stato italiano. Sob.

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Non si associ alla tragedia di Rigopiano la parola fatalità. Bensì negligenza, imperizia, pressapochismo. E sottrazione dalle proprie responsabilità.

È vero che il destino cinico e baro distribuisce le sue carte con modalità umanamente incomprensibili, ma lì tempistica e lassismo erano al tavolo da gioco.

Rigopiano va però anche associato al coraggio e alla professionalità di quei Vigili del Fuoco che per giorni e notti lavorarono senza sosta e con speranza per sottrarre alla valanga più vite umane possibili. Purtroppo per 29 è stato impossibile. Al loro tributo è doveroso un rispettoso silenzio e il ricordo vivo di quel che è stato.

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E così il “Blue Monday” si chiude con la triste notizia della voce strepitosa della cantautrice irlandese Dolores O’Riordan che si è spenta.

“Just my imagination” ricorda i colori felici del suo canto. Di solista, ma soprattutto di front woman e chitarrista dei “The Cranberries”.

Anche se è impossibile non tornare con la mente al suo celebre urlo disperato, quasi predittivo della dilagante violenza, che ha reso universale “Zombie”. Con quella voce così particolare che partiva dal cuore per arrivare al cuore.

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Tanto amiamo allegramente il sabato perché promessa gioiosa della domenica col suo dono temporale di svago e riposo, quanto sopportiamo invece malinconicamente il lunedì per quel suo carico prospettico di nuove incombenze e impegni lavorativi.

Pensate ora a cosa può diventare un lunedì d’inverno a metà gennaio, solitamente freddo e grigio, in cui le feste natalizie sono ormai un ricordo, con l’addobbo già riposto e il conto poco a posto. Insieme al calo motivazionale e alla necessità di reagire. Shakerate tutti questi ingredienti depressivi e avrete il vostro “Blue Monday”.

Che in realtà è nostro, perché destinato a tutti noi. E quest’anno cade il 15 gennaio. Così almeno secondo lo psicologo Cliff Arnall dell’Università di Cardiff che nei primi anni Duemila, attraverso una complicata equazione, decretò il terzo lunedì di gennaio quale giorno più “nero” dell’anno. O meglio “blue”, il colore associato alla tristezza.

In realtà la giornata è stata individuata non tanto per motivi di umano umore ma quale aziendale indicatore. Infatti si è visto che proprio intorno alla seconda parte di gennaio si impennano ricerche e prenotazioni di viaggi futuri.

Un sogno a portata di mano. Nel blu dipinto di blu.

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Ellen von Unwerth, Kate Moss and David Bowie, 2003 © Ellen von Unwerth

Il 10 gennaio del 2016 David Bowie, l’uomo delle stelle, tornava al suo pianeta etranger.

Mi piace ricordarlo con questa fotografia di Ellen von Unwerth che lo ritrae insieme a Kate Moss, foto da poco riapparsa alla mostra di Camera a Torino “Arrivano i paparazzi”. Qui non solo si erge a protezione della Moss, ma sembra quasi voler sfuggire all’im-pressione fotografica. Come se dovesse evitare di lasciare tracce visive del suo passaggio terreno di “straniero”. Seppur le mnestiche tracce sonore del suo esser stato tra noi terrestri siano del tutto intatte e incorruttibili.

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