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Archive for dicembre 2017

Filippo Chiappara “Confusione emozionale”

L’anno 2017 si è aperto con la parola “post-verità”, indizio del tempo che si va srotolando: conta più quanto si racconta di quanto stia accadendo.

Le fake news sono infatti diventate il nostro pane quotidiano. Insieme, è ovvio, alle notizie vere, che odorano di guerra e povertà e scarse primavere. E in mezzo a tanti politici millantatori c’è chi purtroppo mantiene le promesse: Trump si comporta da Trump e Kim Jong-un si diletta col nucleare. Facendo tremare tutti noi, forse più consapevoli di loro riguardo la nostra comune mortalità.

Siamo sempre più confusi, ma non felici come recitava la canzone. Navighiamo a vista in assenza di punti fermi, anche perché quelli cardinali non sempre sono tali. E quelli su cui contavamo, anche solo per guardare il mondo con icastica ironia, se ne vanno. Senza Villaggio, difficile pensare a come sarà il globale.

E in ogni anfratto folate di venti indipendentisti, populisti, xenofobi. Coi terroristi a fare strage del tempo buono di noi umani.

Persino il pianeta, confuso, ci confonde. Quando fa caldo è febbre e incendio, quando piove è nubifragio e tornado. Spesso sussulta e fa danno dove non c’è cura né attenzione. Ne sa qualcosa il nostro Paese, col suo tributo di caduti e di sfollati. Tacitando per pudore i sommersi e i salvati della tragedia annunciata e bianca di Rigopiano.

Ma le chimere ammaliatrici tengono a bada i nostri pensieri tristi ricordandoci che è prossima l’uscita dal tunnel della crisi. Ma allora perché siamo tanto confusi e niente affatto felici?

Non resta forse che affidarci ad un “Occidentali’s Karma”, perché “comunque vada, Panta Rei”. Ricetta semplice per noi plebei.

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Mai tante renne come quest’anno.

Con occhi dolci e pelo lucido osservano curiose il viandante da ogni dove: vetrine, pubblicità, addobbi, auguri.

A chi le guarda con più attenzione risulta però evidente la loro languida stanchezza. Imputabile in parte al surplus di lavoro stagionale, visto che il loro datore/babbo di lavoro elimina in tale periodo i turni di riposo. Ma per una restante quota, quella che celano quasi sempre bene è la nostalgia di casa, dei luoghi noti, dei profumi amati.

E per associazione, non tanto libera ma subito immediata, vedi gli sfruttati del lavoro, pause poche-carichi tanti, e gli immigrati, più o meno volontari. Così ricordi, sempre per associazione, i cosiddetti “uomini di buona volontà”. Sempre più rari, quanto la “pace in terra”.

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A tutti i passeggeri di espress451 auguri affettuosi di Buon Natale.

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Ma perché l’attesa del Natale è diventata una corsa ad ostacoli con gli imprevisti del Monopoli, le trappole di Risiko e il torna indietro del gioco dell’Oca?

Perché non si può pensare e preparare un lento avvicinamento al Natale autentico che è apertura del cuore?

Perché non posso aprire con calma le caselle mancanti del calendario dell’Avvento?

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Difficile credere che Tony Manero possa aver compiuto quaranta anni da quando è entrato nell’immaginario collettivo. Rimanendo non solo uguale a se stesso, come avviene per qualsiasi personaggio fittizio, ma per certi versi ancora attuale.

Però “attuale” in senso filosofico, ovvero “che è passato dalla pura possibilità all’esistenza reale”. Perché la vitalità e la voglia di riscatto sociale del protagonista è diventata, e rimasta, reale per più di una generazione. Come quella discoteca, l’Odissey 2001, luci stroboscopiche e atmosfera futuribile come solo un viaggio nello spazio, galattico o sognato.

La musica disco dei Bee Gees è poi quella che fa credere al protagonista e a chi lo guarda che alquanto, se non tutto, sia possibile. Nonostante violenza, emarginazione e disagio.  Fosse anche solo per una sera della settimana. Il sabato, con la sua febbre di felicità immaginata.

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13 Dicembre: Santa Lucia.

Minima luce, che però riluce.

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Ricordo, quindi sei.

Quando però il procedimento razionale incespica affaticato per il turbinio del tempo che ineluttabile scorre, allora abbandono del tutto gli ormeggi neuronali.

E ogni volta, in modo sorprendente e inaspettato, la navigazione riprende la rotta del cuore che sente.

Quindi ricordo, perché sei.

A mamma Marisa.

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